Caos Ilva: i sindacati puntano sugli scioperi, il governo a salvarla
(Ansa)

Il consiglio dei ministri ha dato ieri il via libera al nuovo decreto-legge per l’ex Ilva, con circa 125 milioni di euro destinati agli ammortizzatori sociali e un pacchetto di misure per salvaguardare la funzionalità degli impianti, favorire la reindustrializzazione delle aree ex Ilva, attrarre nuovi investimenti a Taranto e sostenere la ricollocazione dei lavoratori coinvolti nella crisi. Il provvedimento arriva mentre proseguono scioperi e presidi negli stabilimenti del gruppo.

Ex Ilva, 125 milioni per gli ammortizzatori sociali

Il capitolo più urgente riguarda la cassa integrazione per circa 9.000 dipendenti (e quelli dell’indotto). La prima dotazione dovrebbe garantire una copertura di almeno tre mesi, mentre la ministra del Lavoro Marina Calderone aveva indicato un orizzonte di otto mesi per la vendita a un nuovo acquirente. Il pacchetto comprende circa 80 milioni per la cassa integrazione in deroga dei lavoratori dell’indotto e 45 milioni per le integrazioni salariali dei dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, con tutele previste fino a giugno 2027.

Per Fim, Fiom, Uilm e Usb le risorse non sono però sufficienti. I sindacati, che hanno esteso di 48 ore lo sciopero, chiedono di rafforzare il decreto con incentivi economici alle uscite volontarie, prepensionamenti e una norma che consenta ai lavoratori esposti all’amianto di anticipare il pensionamento. Resta infatti il rischio di una lunga fase di ricorso agli ammortizzatori sociali, senza certezze sulla ripresa produttiva.

Impianti di Taranto, il nodo della continuità produttiva

Tra le misure promosse dal ministero delle Imprese e del Made in Italy figura il mantenimento in riscaldo degli impianti dell’area a caldo di Taranto fino alla pubblicazione delle motivazioni della pronuncia della Corte di Cassazione, attesa il 20 ottobre. La disposizione interessa le batterie di coke 7, 8, 9 e 12 e i cowper degli altoforni 1, 2 e 4, con l’obiettivo di preservarne la funzionalità senza riavviare la produzione.

Il decreto autorizza inoltre l’erogazione dell’ultima tranche del prestito, pari a 40,5 milioni di euro, a favore di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, sulla base della decisione della Commissione europea del 9 febbraio scorso.

Reindustrializzazione, investimenti e nuove assunzioni

Sul fronte del rilancio industriale, il Mimit coordinerà la reindustrializzazione di circa 100 ettari delle aree ex Ilva e delle superfici demaniali marittime e militari adiacenti allo stabilimento. Il ministero raccoglierà le manifestazioni d’interesse per investimenti superiori a 10 milioni di euro, predisponendo un Piano da sottoporre al Consiglio dei ministri. Prevista la nomina di un commissario straordinario incaricato di coordinare i progetti con il Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto. Le aree potranno essere cedute separatamente o affidate in gestione agli investitori.

Una corsia preferenziale accelererà inoltre l’esame dei contratti di sviluppo, con priorità nelle assunzioni per i lavoratori ex Ilva e dell’indotto. Il decreto istituisce anche il distretto industriale Brindisi-Taranto per le tecnologie a zero emissioni nette, introduce l’esonero contributivo totale per le assunzioni a tempo indeterminato dal primo novembre 2026 al 31 dicembre 2027 e assegna un milione di euro annuo al Tecnopolo di Taranto per ricerca e innovazione.

Taranto, blocchi stradali e disagi ai rifornimenti

Intanto ieri è proseguita la protesta dei lavoratori. A Taranto i blocchi lungo la Statale 106 e agli accessi della raffineria Eni hanno provocato pesanti disagi alla viabilità e ai rifornimenti di carburante, con ripercussioni sugli aeroporti pugliesi e sul trasporto pubblico cittadino.

A Genova gli operai hanno continuato a presidiare la Prefettura, chiedendo garanzie per Cornigliano e proponendo l’acquisto sul mercato di acciaio da lavorare negli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, per ridurre la dipendenza da Taranto. Sullo sfondo resta la prospettiva della sospensione delle attività entro il 15 novembre, con il rischio di cig per circa 2.000 addetti.

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