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Ilaria Salis all'uscita dal tribunale per il processo di appello sui licenziamenti dei suoi collaboratori (Ansa)

I magistrati per la sinistra sono sempre intoccabili e le loro sentenze non si discutono. Non per l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis che ha chiesto la nullità della sentenza di primo grado, dello scorso marzo, con cui il tribunale di Milano l’ha condannata a risarcire con 300.000 euro due suoi ex collaboratori parlamentari, Valentina Dadda e François Gelmetti, per licenziamento senza giusta causa.

Una sentenza che in primo grado ha visto la Salis contumace: inutili i tentativi della controparte di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all’indirizzo ufficiale di residenza dell’eurodeputata Avs.

Notifiche irregolari, la giudice decide sulla richiesta di nullità

Ora al centro della contestazione dell’eurodeputata, con un passato di militanza nei movimenti antagonisti per il diritto alla casa, c’è la presunta irregolarità delle notifiche del procedimento di primo grado: i legali sostengono di non aver ricevuto un atto che consentisse all’eurodeputata di essere informata della causa e di esercitare il proprio diritto di difesa.

La decisione è attesa per la oggi e secondo gli avvocati della paladina e portavoce delle cause della sinistra «sarà sulla corretta instaurazione del contraddittorio, cioè sul fatto che tutte le parti interessate hanno avuto diritto effettivamente a intervenire non in questo appello ma nel giudizio di primo grado.

Se la Corte riterrà che le notifiche siano state fatte bene andrà avanti nell’esaminare l’appello, se invece riterrà, come auspichiamo, che sono state fatte male, cioè sono nulle, cancellerà la decisione di primo grado e riporterà il processo a quando è stato instaurato in primo grado», ha spiegato l’avvocato Federico Manfredi.

I due ex collaboratori assunti fino al 2029 e licenziati da Salis

A decidere oggi sarà la giudice del lavoro di Milano Silvia Marina Ravazzoni e il verdetto verrà trasmesso alle parti via Pec. Nessun commento ieri da parte dei difensori dei due collaboratori, gli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, che in primo grado hanno visto riconosciuto per i loro assistiti il risarcimento per licenziamento «senza giusta causa».

I due assistenti, che avevano lavorato alla campagna elettorale di Salis, erano stati assunti con contratti in scadenza a luglio 2029, quando finirà il mandato dell’europarlamentare eletta con Alleanza Verdi e Sinistra nel giugno del 2024, dopo essere stata arrestata in Ungheria con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra durante le manifestazioni del cosiddetto «Giorno dell’Onore».

Con uno stipendio di circa tremila euro al mese i due collaboratori avevano le stesse mansioni: lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, la progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all’estero, l’assistenza per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico.

Le accuse dell’eurodeputata: «Pressioni psicologiche per condizionare il mio mandato»

Secondo l’eroina dell’estremismo sociale la decisione di interrompere il rapporto con i due collaboratori era diventata «necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento».

«Mi sono resa conto che utilizzavano il loro ruolo per provare a condizionare il mio mandato ed esercitavano pressioni psicologiche su di me, facendo leva sul fatto che mi avevano supportato in carcere, per influenzare le mie scelte politiche e orientare risorse pubbliche per i loro interessi. Ho fatto l’unica cosa che potevo fare».

L’esito di oggi in tribunale riguarderà solo la nullità della notifica, quindi o si riparte dal primo grado o si riesamina in appello il merito della vicenda poco onorevole per la compagna Salis.

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