sottrazione figli
Nel riquadro, un frame dell'intervista di «Fuori dal coro»

«Mamma voglio stare con te… non voglio andare», è il grido disperato del bimbo più piccolo, che si aggrappa al corpo di mamma Caterina. Si è appena concluso l’incontro protetto con i suoi due figli di 5 e 6 anni, nello spazio neutro. Due ore di coccole e d’amore. «Ma poi debbono tornare dalle famiglie affidatarie», spiega la mamma, «e ogni volta è un dramma per loro e per me». Non smette di far discutere la vicenda di Caterina, nome di fantasia. Una storia dolorosa e paradossale, da Bergamo, che abbiamo raccontato a Fuori dal Coro.

Cinque anni fa le hanno portato via due dei suoi quattro figli, i più piccoli, di appena due e undici mesi. Da allora non glieli hanno più restituiti. Tolti per un’accusa terribile: maltrattamenti. «Non ci hanno mai creduto», dice ora Caterina tra le lacrime, «hanno persino scambiato la macchia mongolica che aveva il piccolino sul sedere per un livido».

Un’accusa rivelatasi poi infondata. La malattia genetica rara, di cui soffrirebbe il piccolo, e anche sua madre, ha sintomi compatibili con lo «shaken baby syndrome», cioè la sindrome dello scuotimento del bambino.

«Io so solo che l’abbiamo portato all’ospedale di Brescia perché aveva febbre e convulsioni. Da lì siamo precipitati all’inferno». E infatti, nel 2022, la Procura di Brescia archivia il caso. Ma il giudice del Tribunale per i minori no. Prima sospende la responsabilità genitoriale, poi dispone l’affido dei fratellini in due famiglie diverse. Nel 2024 il Tribunale prolunga l’affido per altri due anni. I genitori fanno ricorso in appello, attraverso il legale Francesco Miraglia.

A febbraio scorso, la Corte d’Appello di Brescia stabilisce di liberalizzare gli incontri madre-figli. Neppure questo. Sono passati nove mesi.

Dal 2021 i fratellini sono in due famiglie affidatarie. Separati dunque non solo da mamma e papà e dalle sorelle più grandi, ma separati anche fra di loro. In pratica non sono mai cresciuti insieme. Ecco uno dei grandi paradossi di questa storia: la madre affidataria del bimbo più piccolo è anche un’assistente sociale.

L’avvocato che difende la famiglia, Francesco Miraglia, vuole risposte. Risposte che da mesi non arrivano. Dopo aver fatto un esposto all’Ordine degli assistenti sociali per come viene gestito il caso, per la mancanza della liberalizzazione degli incontri nonostante la richiesta del giudice. E per la mancanza di trasparenza.

«Qui abbiamo troppi lati oscuri. Le relazioni degli incontri con i figli, di fatto vengono redatte dagli affidatari», accusa il legale, «i servizi sociali fanno in pratica copia e incolla. Poi abbiamo una madre affidataria che è anche assistente sociale, con palese conflitto di interessi. In più l’educatrice dello spazio neutro pare sia la figlia di un giudice onorario. Mi sembra davvero troppo. Abbiamo bisogno di risposte».

Allora siamo andati a chiedere spiegazioni proprio ai servizi sociali della Comunità montana dei laghi bergamaschi. La responsabile dei servizi sociali, la dottoressa Sonia Tignonsini, prima accetta di parlare con noi, poi cerca di spingermi fuori dalla porta.

«Noi stiamo lavorando, non ho nulla da dichiarare», mi risponde lapidaria. Le chiedo allora del perché non liberalizzano gli incontri con Caterina, come disposto dal giudice nove mesi fa. Risposta: «Non ho nessuna informazione da rilasciarle».

Le chiedo a questo punto perché la madre affidataria è anche un’assistente sociale. Non le sembra che ci sia un conflitto d’interessi? «Non ho nulla da dichiarare», è ormai un disco rotto. A questo punto mi chiude la porta in faccia. Ma perché tutto questo accanimento nei confronti di questa madre?

A difesa di Caterina è intervenuto anche l’ex sindaco del suo paese che ha scritto una lunga lettera proprio alla responsabile dei servizi sociali.

«Questa madre si è sempre distinta per l’impegno nel sociale, spiega l’ex sindaco, «nonostante il grande dolore provocato dall’allontanamento dei figli ha sempre cresciuto con amore e responsabilità le sue due figlie maggiori. La più grande ha ricevuto addirittura una borsa di studio dal nostro Comune per meriti scolastici, a conferma dell’ambiente positivo e stimolante in cui è cresciuta».

Ed è proprio questo l’ennesimo assurdo di questa storia. Nel 2021 a Caterina hanno portato via i figli più piccolini, ma le hanno lasciato le due figlie più grandi che allora avevano 9 e 15 anni. Come è stato possibile? Come può una madre essere sbagliata per due figli e giusta per le altre due figlie?

Ho rivolto questa domanda proprio alla figlia più grande di Caterina, che oggi ha vent’anni. «Quando hanno portato via i miei fratellini», racconta, «sono venuti a interrogarmi a scuola. Non lo dimenticherò mai. Mi hanno chiesto se mamma e papà ci maltrattavano. Assurdo. L’ho ripetuto anche al giudice. Quello che ci hanno fatto è ingiusto. Io rivoglio i miei fratelli a casa».

E allora perché questi bambini non tornano a casa? La prossima udienza al Tribunale per i minori di Brescia si svolgerà il 25 novembre prossimo. «Voglio solo che i miei bimbi tornino a casa», confessa mamma Caterina, «i miei quattro figli hanno il diritto di vivere insieme».

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