Non so se fosse necessaria una prova che Magistratura democratica non si muove come un’associazione che si occupa degli interessi dei giudici, ma come un partito politico che si oppone al governo. In caso di dubbi, l’esecutivo di Md, con un comunicato diffuso alle agenzie di stampa, li ha spazzati via.
Le prime righe del documento, da sole, bastano e avanzano a spiegare l’anomala contrapposizione al potere esecutivo di un’organizzazione sindacale che rappresenta degli esponenti del potere giudiziario.
Infatti, nel testo si legge che i vertici di Magistratura democratica «stigmatizzano l’uso del decreto per contrastare fenomeni sociali e rileva come questa volta – dopo altre categorie – tocchi a “gruppi organizzati di manifestanti”, maggiorenni e minorenni, essere additati quali nemici».
Simili argomentazioni ci si aspetterebbero dai partiti dell’opposizione, i quali hanno titolo per mettere in discussione l’uso del decreto per affrontare una questione. Ai magistrati, al contrario, i decreti che riguardano aspetti di natura penale tocca applicarli e non contestarli.
Del resto, l’emissione di un decreto è competenza del governo, non dei tribunali, e le necessità d’urgenza non sono da sottoporre al vaglio del sindacato, ma del capo dello Stato, il quale ha la possibilità di firmare oppure no.
Alle toghe di Md può piacere o meno che, di fronte a disordini di piazza, l’esecutivo intervenga con provvedimenti normativi, ma non spetta a loro stigmatizzare e sostenere che chi commette un reato non debba essere additato come nemico.
Tuttavia, nel documento dell’esecutivo di Magistratura democratica (ah, dimenticavo: perché si definiscono democratici? Forse ritengono che gli altri non siano democratici?) c’è anche di peggio.
Infatti vi si legge che «l’ennesimo decreto sicurezza», secondo i magistrati progressisti (aridaje, dicono a Roma), «tocca le libertà costituzionali dell’individuo, quali quella di movimento e di riunione, e dunque anche di manifestazione del pensiero».
A dire il vero, il decreto «tocca» soltanto la responsabilità penale di chi commette un reato o partecipa alla riuscita di manifestazioni di carattere violento. Non impedisce riunioni, movimenti o manifestazioni del pensiero di chicchessia: ribadisce soltanto che tutto ciò debba avvenire nel rispetto delle leggi.
Se qualcuno vuole sfilare per contestare il governo o il Padreterno lo può fare, basta che lo comunichi alla questura tre giorni prima, come previsto dalle norme, perché i cortei a sorpresa, tipo quelli che avrebbe voluto organizzare il Gandhi pro Pal che il gip di Milano ha scarcerato, rischiano di generare caos, oltre che di creare disordini a danno dei cittadini.
Organizzare manifestazioni non autorizzate è un reato. Così come lo è travisarsi, cioè indossare un passamontagna o un casco al fine di non farsi identificare. Ed è un reato anche lanciare un sanpietrino per colpire le forze dell’ordine.
Ed è contro questi comportamenti, non contro la necessità di manifestare, che si è reso necessario «l’ennesimo decreto legge». Provvedimento che non identifica chi scende in piazza come un nemico, ma colpisce chi viola la legge, quella legge che i vertici di Magistratura democratica dovrebbero conoscere a menadito, ma che evidentemente dimenticano quando fa loro comodo.
Infatti, nel momento in cui l’esecutivo di Md scrive che il decreto legge varato dal governo «tocca le libertà costituzionali dell’individuo, quali quella di movimento e di riunione, e dunque di manifestazione del pensiero», forse dimentica che nel generale silenzio, ma in particolare nel silenzio dei vertici giudiziari, tra il 2020 e il 2022 sono state vietate a tutti le libertà di movimento e di riunione, ma anche di manifestazione del pensiero.
Vi ricordate Stefano Puzzer, il leader dei portuali triestini? La sua fu una vera disobbedienza civile (non quella di Youssef Siher), perché per contestare l’introduzione del green pass che prevedeva l’obbligo di vaccinarsi – pena non poter lavorare, ma neppure viaggiare o accedere ai servizi pubblici – lui e altre centinaia di persone scioperarono, bloccando il porto.
Il 18 ottobre 2021, le forze dell’ordine intervennero liberando i varchi con l’uso di idranti e lacrimogeni. Non solo: a Puzzer fu vietato il diritto di manifestare a Roma, con un daspo che lo inibì a recarsi nella Capitale per almeno un anno.
In seguito, non essendosi piegato al green pass, fu addirittura licenziato (provvedimento ritenuto a distanza, molto a distanza, illegittimo).
E quei campioni dei magistrati democratici che adesso «stigmatizzano» i decreti che cercano di evitare i cortei violenti (quelli di Puzzer non lo sono mai stati) dov’erano?
Come mai non si sono indignati per i dpcm che sequestravano le persone in casa? E perché non hanno contestato le violazioni dei diritti costituzionali quando hanno impedito a dei cittadini italiani addirittura di recarsi al lavoro?
Le risposte ai quesiti sono semplici: Magistratura democratica è un partito politico della sinistra e se c’è un governo di sinistra i diritti non sono più in pericolo.
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