È nuovamente scontro tra Washington e Kiev. Volodymyr Zelensky non ha affatto gradito l’accordo raggiunto da Donald Trump con Vladimir Putin sul diesel. «I regali a Putin non porteranno la pace né alcun beneficio al mondo civilizzato», ha dichiarato il presidente ucraino, per poi aggiungere: «La Russia “ripagherà” il diesel con ulteriore terrore e perfidia. Permettere alla Russia di vendere prodotti petroliferi significa investire in una guerra che deve finire, non prolungarsi».
Trump contro Zelensky: «È il momento di un nuovo presidente»
Parole dure, che hanno scatenato la replica irritata dell’inquilino della Casa Bianca. «È giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha dichiarato Trump. «Zelensky vuole creare problemi al mondo. Vuole creare problemi ai nostri agricoltori, colpendo le raffinerie russe», ha aggiunto. «Abbiamo detto a Zelensky: “Fai quello che vuoi, ma non colpire il gasolio” E lui cosa fa? Va e colpisce proprio il gasolio», ha continuato.
L’altro ieri, a seguito di una telefonata con il capo del Cremlino, Trump aveva annunciato che Mosca avrebbe «fornito immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato americano e a quello globale, altre 500.000 tonnellate durante il mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate subito dopo». Nelle stesse ore, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti decretava una revoca delle sanzioni sul gasolio russo: revoca che dovrebbe durare fino ad aprile.
Il prezzo del diesel e il rischio per i repubblicani alle elezioni
Secondo quanto rivelato da Axios, il presidente americano si è deciso a stringere l’accordo con lo zar, dopo aver tentato inutilmente di convincere Zelensky a cessare gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Trump aveva avanzato la richiesta nella speranza di far abbassare il costo del carburante negli Stati Uniti, dove il prezzo del diesel risulta, al momento, superiore ai sei dollari al gallone.
Si tratta di una situazione assai problematica, che rende il Partito repubblicano significativamente vulnerabile in vista delle elezioni di metà mandato, che si terranno il 3 novembre. È soprattutto per questo che, secondo la media sondaggistica di Real Clear Politics dedicata alle intenzioni di voto generico per il Congresso, i democratici sarebbero attualmente avanti di quasi otto punti.
Ebbene, secondo l’amministrazione Trump, l’alto costo del diesel non sarebbe dovuto soltanto alla crisi iraniana ma anche ai raid ucraini contro le raffinerie russe. «L’Ucraina ha deciso di distruggere gli impianti energetici e i prodotti raffinati russi, il che sta creando una pressione al rialzo sui prezzi a livello globale», dichiarò, già a inizio settembre, il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent.
E così, venerdì, durante dei colloqui a Miami, gli inviati americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno espresso alla delegazione ucraina l’irritazione di Washington per gli attacchi di Kiev alle raffinerie russe. Hanno quindi comunicato ai loro interlocutori che Trump avrebbe raggiunto un accordo sul diesel con Putin, allentando le sanzioni a Mosca.
Non solo. Un funzionario ucraino ha anche raccontato ad Axios che i due inviati americani avrebbero minacciato di interrompere il sostegno a Kiev in termini d’intelligence, se Zelensky avesse proseguito a ignorare le richieste di Washington: una versione, questa, che è stata tuttavia negata dagli Stati Uniti.
Witkoff e Kushner potrebbero andare a Mosca e Kiev
La stessa testata ha altresì riferito che Kushner e Witkoff avrebbero intenzione di visitare Mosca e Kiev la prossima settimana, per portare avanti il processo diplomatico russo-ucraino. Non è tuttavia al momento chiaro se il viaggio avrà luogo.
Se Zelensky è infatti adirato per la questione del diesel, Putin, durante la telefonata dell’altro ieri, ha detto a Trump di non voler riprendere i colloqui di pace. Il Cremlino ha tuttavia fatto sapere di non aver chiuso completamente la porta ad alcune proposte di de-escalation avanzate dall’inquilino della Casa Bianca.
Non solo. Secondo Interfax, lo zar, col benestare del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, avrebbe anche trasmesso a Trump, sempre venerdì, una proposta, elaborata da Teheran, per arrivare a una chiusura del conflitto tra Washington e la Repubblica islamica.
La Realpolitik di Trump e Putin, l’irrilevanza dell’Ue
Ecco dunque che, attraverso il ricorso alla Realpolitik, emergono gli interessi in gioco dei vari attori. Trump vuole innanzitutto ridurre gli oneri statunitensi nella crisi ucraina. In particolare, con l’accordo sul diesel, punta non solo ad abbassare il costo globale dell’energia per far diminuire il prezzo del carburante negli Stati Uniti ma anche a rilanciare le relazioni bilaterali con Mosca.
Dal canto suo, Putin, spera in una diminuzione della pressione militare ucraina sulle proprie raffinerie. Inoltre, dopo la caduta di Bashar al Assad in Siria nel 2024, il presidente russo ha estremo bisogno di recuperare terreno in Medio Oriente e mira a ritagliarsi un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran, ben sapendo che, contrariamente ai desiderata del governo israeliano e del corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, sia Trump che Pezeshkian vorrebbero arrivare rapidamente a un accordo diplomatico.
Se il presidente americano spera di chiudere la partita per abbassare il costo del greggio, quello iraniano punta invece alla revoca delle sanzioni e allo sblocco dei fondi di Teheran attualmente congelati. Tutto questo, mentre, già a luglio, la Russia aveva espresso preoccupazione per l’eventuale chiusura di Bab el-Mandeb.
E così, mentre ieri il ministero della Difesa cinese auspicava «dialogo» e «cooperazione» con Washington, Bruxelles, che ha criticato ieri la Casa Bianca per l’accordo sul diesel con Mosca, si è confermata incapace di toccare palla tanto sulla crisi ucraina quanto su quella iraniana. Il peso geopolitico dell’Ue è di fatto inesistente.
«Le parole del presidente Trump suonano come un’ultima sveglia per i burocrati di Bruxelles: basta scelte ideologiche e autolesioniste, è il momento di impegnarsi concretamente per fermare la guerra e raggiungere una pace giusta e duratura, nell’interesse del popolo ucraino e di tutti i cittadini europei, italiani in primis», ha commentato la Lega.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >