- Tra i più grandi al mondo (1,3 milioni di effettivi), può contare su armi nucleari e biologiche. Ma è carente in veicoli e aerei.
- L’analista Nicola Cristadoro: «Con l’invio di migliaia di militari da usare contro Kiev, lo Stato asiatico ora vanta un credito con Putin, che riscuoterà quando sarà opportuno. Non esiste un asse a tre con la Cina e il Cremlino: sono più relazioni bilaterali con transazioni vantaggiose».
- La giornalista Lara Ballurio: «I russi sanno che sono truppe da parata non abituate alla guerra».
Lo speciale contiene tre articoli.
Le truppe nordcoreane recentemente dispiegate per aiutare la Russia nella sua guerra con l’Ucraina sono finite subito sotto il fuoco di Kiev, ha dichiarato martedì scorso un funzionario ucraino. È la prima volta che si afferma che le unità di Pyongyang siano state colpite a seguito di un dispiegamento che ha dato al conflitto un nuovo aspetto, mentre ci si sta avvicinando ai 1.000 giorni dall’inizio del conflitto. Su Telegram Andrii Kovalenko, capo della sezione contro-disinformazione del Consiglio di sicurezza ucraino, ha scritto che «le prime truppe nordcoreane sono già state bombardate nella regione di Kursk». Ma che impatto possono avere nel conflitto?
I soldati nordcoreani mandati frettolosamente in Ucraina, con qualche centinaio di ufficiali e di alcuni generali, secondo alcuni resoconti sono giovanissimi, non sono mai usciti dalla Corea del Nord, e fatta eccezione per il veloce addestramento russo non hanno nessuna esperienza sul campo. Inoltre non conoscono il terreno e la lingua. Un po’ come accaduto con le truppe cubane massacrate dagli ucraini non appena giunte al fronte. Si racconta che i nordcoreani appena arrivati al fronte abbiano scoperto le meraviglie di internet (vietato in patria), e in particolare i siti porno, un fatto che li distrae e molto dalle faccende belliche. Visto tutto il contesto è difficile non concordare con quegli analisti che prevedono che i soldati arrivati da Pyongyang non siano altro che «carne da cannone».
Con circa 1,3 milioni di effettivi, l’Esercito popolare coreano (Kpa) è uno dei più grandi eserciti del mondo, preceduto solo da Paesi molto più grandi come la Cina e gli Stati Uniti. Ma non va dimenticato che la Corea del Nord è una delle società più militarizzate del pianeta, dove tutti gli uomini di età compresa tra i 17 e i 30 anni devono arruolarsi per il servizio militare che dura dai 3 ai 12 anni. Secondo i dati dell’Istituto internazionale per gli studi strategici (Iiss), la Corea del Nord ha anche circa 600.000 riservisti e 5,7 milioni di riservisti della Guardia rossa operaia e contadina, oltre a molte unità non armate.
Il Kpa è diviso in esercito, aeronautica, marina e forze strategiche, che sono armate con missili balistici che possono essere dotati di testate nucleari. Si stima che l’aeronautica abbia circa 110.000 effettivi e la marina 60.000. La Corea del Nord è uno dei nove Paesi al mondo che possiedono armi nucleari, e a questo proposito lo scorso 30 ottobre il ministro della Difesa sudcoreano Kim Jong-hyun durante un incontro al Pentagono ha affermato: «È molto probabile che la Corea del Nord chieda alla Russia tecnologie avanzate legate alle armi nucleari in cambio dell’invio di truppe a supporto nella guerra contro l’Ucraina». Secondo il ministro sudcoreano, Pyongyang potrebbe richiedere a Mosca il trasferimento di tecnologie per le armi nucleari tattiche, per lo sviluppo di missili balistici intercontinentali nordcoreani, per satelliti di riconoscimento e per sottomarini nucleari. Kim Jong-hyun ha espresso le sue preoccupazioni al segretario alla Difesa americano Lloyd Austin. Nulla di particolarmente innovativo perché questo accordo ricalcherebbe quello tra Russia e Iran, secondo cui Mosca ha condiviso tecnologie nucleari con Teheran in cambio di armi e supporto militare per la sua guerra all’Ucraina. La Corea del Nord sostiene che il proprio arsenale di armi nucleari e missili balistici sia essenziale per difendersi dalle minacce provenienti dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, con cui ha combattuto durante la guerra di Corea del 1950-1953. Il leader nordcoreano ha fatto iscrivere nel 2023 nella Costituzione il fatto che la Corea del Nord è ormai una potenza nucleare e ha chiarito a più riprese che il dato di fatto del possesso dell’arma nucleare per Pyongyang non è più questione su cui trattare alcunché perché «si tratta di un dato irreversibile». La notizia non può che preoccupare anche gli Stati Uniti, e in tal senso sarà interessante capire che postura adotterà la nuova amministrazione guidata da Donald Trump, che nel precedente mandato era riuscito a disinnescare, anche se temporaneamente, la minaccia nordcoreana.
La maggior parte dell’esercito nordcoreano è posizionata nei pressi della Zona demilitarizzata (Dmz) di 248 chilometri, che separa la Corea del Nord dalla Corea del Sud. Per compensare alcune carenze percepite, il Kpa ha puntato sulle cosiddette capacità asimmetriche, includendo forze per operazioni speciali, armi di distruzione di massa (armi chimiche e biologiche) e l’artiglieria che punta a Seoul. Secondo la Corea del Sud, l’esercito nordcoreano comprende anche 6.800 specialisti di guerra informatica impegnati nello sviluppo di nuove tecnologie per potenziare le temute capacità cyber nordcoreane. La martellante propaganda del leader nordcoreano Kim Jong-un ha più volte mostrato che la Corea del Nord ha costruito una serie di missili che, a suo dire, possono essere dotati di bombe nucleari, da armi tattiche a corto raggio a enormi missili balistici intercontinentali (Icbm) con una gittata tale da raggiungere qualsiasi punto degli Stati Uniti. Il Kpa dispone di un’enorme quantità di equipaggiamento militare convenzionale, anche se in gran parte molto vecchio e di fatto inservibile. Ad esempio i carri armati di epoca sovietica come il T-34, modelli cinesi e carri armati di produzione nazionale come il Chonma-ho o il Songun-ho.
Secondo il «Libro bianco della Difesa 2022» dell’esercito sudcoreano, le unità corazzate e meccanizzate del Kpa hanno più di 6.900 carri armati e veicoli corazzati mentre l’aeronautica militare ha in dotazione oltre 400 aerei da combattimento, 80 bombardieri leggeri e più di 200 aerei da trasporto. Ma anche qui molti dei suoi velivoli risalgono all’era sovietica, e si pensa che alcuni abbiano dai 40 agli 80 anni, utili quindi per un museo piuttosto che per i moderni teatri di guerra. La forza navale dell’Esercito popolare coreano (Kpanf) dispone di circa 470 navi di superficie, tra cui navi con missili guidati, torpediniere, piccole navi da pattugliamento e imbarcazioni di supporto al fuoco. Inoltre, Pyongyang dispone di circa 70 sottomarini, tra cui navi di classe Romeo di progettazione sovietica e sottomarini nano. Negli ultimi anni, la Corea del Nord ha potenziato la sua marina con nuove armi nucleari, tra cui un drone subacqueo, navi da guerra e il suo primo sottomarino missilistico operativo. Per comprendere con i numeri come si stia armando la Corea del Nord basta leggere le cifre del World Factbook della Cia, che afferma che tra il 2010 e il 2020 le spese militari di Pyongyang hanno rappresentato circa il 20-30% del Pil all’anno e nel gennaio scorso il regime ha dichiarato di voler spendere quasi il 16% della spesa statale per la difesa. Tutto questo rappresenta una minaccia globale.
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