- Emanuela Del Re, rappresentante per il Sahel: «Mancano cibo, elettricità e medicinali, così indeboliamo la giunta militare». Intanto l’Ecowas si impantana su truppe e armi.
- L’Ucraina vuole escludere Tel Aviv dal formato Ramstein: «Rischio fuga di notizie». Aperta la rotta protetta nel Mar Nero per il grano. Altra pioggia di droni contro lo Zar.
Lo speciale contiene due articoli.
La soluzione Ue per il Niger è affamare i suoi cittadini? Un’intervista del 9 agosto è passata quasi sotto traccia. Emanuela Del Re, romana, classe 1963, già delegata dal ministro Enzo Moavero Milanesi, nel primo governo di Giuseppe Conte, alla cooperazione internazionale e viceministro degli Esteri nel Conte bis, lo ha detto fuori dai denti a Repubblica. Ora che ricopre un ruolo alla Luigi Di Maio, col quale condivide i trascorsi a 5 stelle, ovvero quello di rappresentante dell’Unione europea per il Sahel (lui per il Golfo), è alle prese con la crisi africana del Niger. L’instabilità di quell’area preoccupa non poco. A mezzanotte di domenica scorsa è scaduto l’ultimatum del blocco Ecowas (i Paesi dell’Africa occidentale) e una guerra tra i generali golpisti del Niger e l’Ecowas sembrava alle porte. Ma l’esperta della corte di Conte beneficiata con la nomina a Bruxelles ritiene che per far desistere i golpisti in Niger ed evitare la guerra «sia necessario annichilire questa giunta che è motivata soltanto da interessi personali e sta facendo precipitare un intero Paese nel caos». Come? «Le sanzioni», ha spiegato la Del Re a Repubblica, «stanno cominciando a produrre effetti. Mancano medicinali, manca cibo, manca l’elettricità, ancora più di prima». Insomma, affamando il Niger, secondo l’esperta, si scongiurerebbe lo scontro in quell’area dell’Africa. Questa è la sua visione. Arricchita e confortata da ulteriori valutazioni: «Se vogliamo che la giunta si indebolisca dobbiamo continuare le sanzioni. L’Ue è al fianco dell’Ecowas proprio con questo tipo di intervento, che ovviamente si deve accompagnare a un’attività diplomatica serrata e complessa».
Il colpo di Stato del 26 luglio scorso ha destituito il presidente democraticamente eletto Mohamed Bazoum, ora nelle mani della giunta golpista che minaccia di ucciderlo nel caso in cui i Paesi confinanti tentassero un intervento militare. «In questi giorni l’attività dell’Unione europea è febbrile», ha detto Del Re, «siamo impegnati h24, come si dice in gergo militare, con contatti di altissimo livello per esprimere una posizione condivisa da tutti i 27 Paesi membri. Ritornare all’ordine costituzionale in Niger e liberare il presidente Bazoum. Sostenere l’azione diplomatica e politica di Ecowas che per noi è l’organizzazione di riferimento». Questa, insieme alla sanzioni, sarebbe la strategia.
Sulla liberazione del presidente Bazoum la Del Re non è scesa nei dettagli. Ma dalle ultime notizie diffuse dalle agenzie di stampa è difficile immaginare che un intervento sia vicino. Il vertice dei capi di Stato e di governo dei Paesi della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, che ieri avrebbe dovuto discutere proprio della crisi in Niger, è stato rinviato a data da destinarsi. Ufficialmente l’incontro sarebbe stato rinviato «per motivi tecnici», dovuti alle difficoltà riscontrate da alcune delegazioni dei Paesi partecipanti a raggiungere in tempo la capitale ghanese, Accra, a causa di una carenza di voli. In realtà, stando alle fonti delle emittenti Al-Arabiya e Al-Hadath, il rinvio è stato strategico più che tecnico: non sarebbe pronta la Ecowas standby force, composta dalle truppe di riserva che l’organizzazione ha deciso di attivare.
Ieri la Russia ha messo in guardia contro qualsiasi intervento militare in Niger, sostenendo che destabilizzerebbe ulteriormente il Paese. Al momento le componenti principali della Standby force dell’Ecowas corrispondono alle forze militari dei principali Paesi partecipanti, ovvero Nigeria, Senegal e Costa d’Avorio, che nel 2022 avevano eserciti composti, secondo l’International institute for strategic studies, rispettivamente da 223.000, 27.000 e 19.000 soldati. L’unico Paese che ha già dichiarato quanti soldati metterà a disposizione è stata la Costa d’Avorio: dopo l’annuncio della mobilitazione giovedì, il presidente Alassane Ouattara ha promesso di inviare «tra gli 850 e i 1.100 militari», aggiungendo che le truppe dovrebbero intervenire «il prima possibile». Stando all’emittente francese Rfi, il vertice sarebbe ancora in caldo e dovrebbe essere riconvocato per l’inizio della prossima settimana, ma la data rimane da confermare.
Nel frattempo la posizione della giunta golpista sembra congelata. Compreso l’annunciato stop all’export dell’uranio (il Niger è il settimo Paese al mondo per produzione dell’elemento chimico), che tiene soprattutto la Francia col fiato sospeso. Ieri il ministro degli Esteri nigerino Hassoumi Massoudou, deposto pure lui dal golpe insieme al governo, ha lanciato un appello alla giunta militare affinché rinunci al potere, per evitare al Paese sanzioni e un possibile intervento armato degli Stati dell’Ecowas. Massoudou, in un tweet, ha sottolineato che l’azione militare minacciata dall’Ecowas «non è una guerra contro il Niger e la sua popolazione ma una operazione di polizia contro i sequestratori e i loro complici». Peccato che l’operazione di polizia sembra essere stata rinviata sine die. Resta la clamorosa mozione Del Re: «Affamarli».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >