Biden subisce l’affronto iraniano ma a rinforzare Teheran è stato lui
Joe Biden (Ansa)
  • Il presidente Usa promette una reazione alla morte di tre soldati, colpiti in Giordania. Il regime nega ogni responsabilità. E la Casa Bianca teme l’escalation. Trump critica il rivale: «Con me non sarebbe successo».
  • Dopo l’attentato alla chiesa italiana di Istanbul, la polizia arresta 47 uomini dell’Isis. I sospettati materiali del blitz sono un tagiko e un ceceno. Lo Stato islamico rivendica.

Lo speciale contiene due articoli.

Si aggrava la crisi in Medio Oriente. Domenica, tre soldati statunitensi sono rimasti uccisi in un attacco di droni, condotto contro una base Usa in Giordania, nei pressi del confine siriano. «Risponderemo», ha dichiarato Joe Biden, per poi puntare il dito contro «gruppi militanti radicali sostenuti dall’Iran, che operano in Siria e Iraq». Secondo il Wall Street Journal, le forze americane non sono riuscite a sventare l’attacco, perché esso sarebbe avvenuto mentre un loro drone era in fase di rientro, creando così confusione. In particolare, l’attacco è stato rivendicato dalla cosiddetta Resistenza islamica in Iraq: una rete di gruppi paramilitari spalleggiata da quel regime khomeinista che ha tuttavia negato di essere coinvolto in quanto accaduto l’altro ieri. «L’Iran non ha alcun legame e non ha nulla a che fare con l’attacco alla base americana», ha dichiarato Teheran.

Un funzionario della Difesa americana ha detto al Wall Street Journal che non vi sarebbero prove di un coinvolgimento iraniano, mentre la Casa Bianca ha subito cercato di allentare la tensione con gli ayatollah. «Non stiamo cercando una guerra con l’Iran. Non intendiamo intensificare il conflitto nella regione», ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americano, John Kirby. Nel pomeriggio italiano di ieri, la Cnn ha riferito che la risposta degli Stati Uniti all’attacco era «ancora in fase di definizione». Secondo la testata, la Casa Bianca punterebbe a una ritorsione più forte delle precedenti, ma temerebbe al contempo una guerra con l’Iran. Sempre ieri, l’agenzia di stampa turca Anadolu ha riportato che un razzo è caduto nei pressi della base americana di Shaddadi in Siria.

«Questo sfrontato attacco agli Stati Uniti è l’ennesima conseguenza orribile e tragica della debolezza e dell’arrendevolezza di Biden», ha tuonato Donald Trump. «Tre anni fa, l’Iran era debole, al verde e totalmente sotto controllo. Grazie alla mia politica di massima pressione, il regime è riuscito a malapena a racimolare due dollari per finanziare i suoi mandatari terroristici», ha proseguito. «Poi è arrivato Biden e ha dato all’Iran miliardi di dollari, che il regime ha utilizzato per diffondere spargimenti di sangue e carneficine in tutto il Medio Oriente. Questo attacco non sarebbe mai avvenuto se fossi stato presidente», ha aggiunto Trump. Alcuni esponenti del Gop non si sono limitati a chiedere il ripristino della massima pressione a suon di sanzioni, ma sono sembrati invocare un attacco militare contro l’Iran: è, per esempio, il caso del senatore Lindsey Graham, che ha twittato: «Colpisci l’Iran ora, colpiscilo forte». Parole, che gli hanno tuttavia attirato le critiche dell’ala repubblicana meno propensa a coinvolgimenti militari diretti.

Non è comunque un mistero che il potente network regionale dell’Iran si sia rafforzato e imbaldanzito da quando Biden è presidente: Hamas ha attaccato brutalmente Israele il 7 ottobre, gli Huthi infestano violentemente il Mar Rosso da mesi, Hezbollah continua a lanciare razzi e minacce contro lo Stato ebraico. Ricordiamo che, appena insediatosi nel 2021, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha avviato le trattative per cercare di ripristinare il controverso accordo sul nucleare con Teheran. Sempre nel 2021, Biden ha tolto gli Huthi dalla lista delle organizzazioni terroristiche, mentre a febbraio dell’anno successivo ha sospeso alcune sanzioni iraniane, per consentire progetti di cooperazione nucleare. Non solo. A settembre scorso, il presidente americano raggiunse con Teheran un accordo per lo scambio di prigionieri, che – dietro la mediazione del Qatar – prevedeva lo sblocco di 6 miliardi di dollari di asset iraniani, precedentemente congelati. Asset che, dopo le critiche piovutegli addosso dai repubblicani (e da qualche democratico) a seguito del 7 ottobre, la Casa Bianca aveva alla fine deciso di ricongelare.

Eppure Biden non ha imparato nulla. A metà novembre del 2023, la Casa Bianca ha sbloccato in favore di Teheran 10 miliardi di dollari in pagamenti iracheni per l’acquisto di energia elettrica. Inoltre, appena sabato scorso, Doha ha reso noto che «il Qatar e gli Usa si sono impegnati a raggiungere un accordo che consenta a Teheran di accedere ai suoi fondi nelle banche del Qatar». Insomma, l’appeasement iraniano di Biden non solo ha rafforzato il pericoloso network regionale gravitante attorno al regime khomeinista, ma ha anche spinto quest’ultimo sempre più tra le braccia degli avversari dell’Occidente: nel 2021, l’Iran ha siglato un patto di cooperazione venticinquennale con Pechino, mentre l’anno dopo ha firmato un accordo energetico da 40 miliardi di dollari con Mosca. Certo: Teheran ripete da mesi di essere estranea alle attività di Hamas, Huthi ed Hezbollah. È tuttavia difficile da credere, visto il sostegno che storicamente garantisce a queste organizzazioni terroristiche. E il discorso vale ovviamente anche per il recente attacco in Giordania. Al di là di un tema di credibilità internazionale, Biden adesso rischia molto anche per la sua rielezione a novembre.

Nel frattempo, secondo media siriani e iraniani, Israele avrebbe condotto ieri un attacco aereo nella parte meridionale di Damasco per cercare di uccidere alcuni esponenti delle Guardie della rivoluzione.

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