• Sull’accordo dei 28 c’è il segno dell’Italia e del premier Giuseppe Conte: «Azioni condivise per i salvataggi e nessuna accoglienza forzata. Non siamo più soli». Rimbalzate le pretese della Germania e la trappola francese sui «primi approdi».
  • Nel documento finale si sottolinea come le navi delle Ong «debbano rispettare le leggi senza ostacolare la guardia costiera libica». E ieri il ministro Danilo Toninelli ha vietato l’attracco alla Open Arms.
  • La cancelliera Angela Merkel torna a casa con il sì di Madrid e Atene a riprendersi i richiedenti asilo scappati in Germania. Così scongiura lo strappo dell’alleato Horst Seehofer. Che infatti si intesta la vittoria.

Lo speciale contiene tre articoli

«L’Italia è stata prepotente?». «Solo un po’». Il premier Giuseppe Conte risponde in inglese alla domanda della giornalista della Bbc, e sorride, mostrando un tratto del suo carattere che pian piano verrà fuori sempre di più: la sfrontatezza. Sotto quel ciuffo, gli italiani stanno scoprendo un leader a sorpresa, capace di tenere in scacco l’intero Consiglio europeo fino alle 5 del mattino, per poi presentarsi davanti ai microfoni e alle telecamere di tutto il mondo tonico e determinato, per illustrare i risultati ottenuti senza trionfalismi ma con toni improntati al più sano realismo.

Il documento conclusivo del Consiglio contiene numerosi elementi di soddisfazione per gli italiani: «Vi invito a considerare», spiega Conte, «oltre all’approccio complessivo, un fatto completamente nuovo, che era inaccettabile per molti Paesi ieri sera ed era una delle ragioni che ci hanno costretti a rubare il sonno: azioni condivise, anche nei salvataggi in mare. È un principio che non è mai stato affermato prima: lo abbiamo affermato nei fatti», aggiunge Conte, «con l’Aquarius, e con qualche atteggiamento risoluto, con la Lifeline, ma adesso è scritto: shared actions (azioni condivise, ndr). All’articolo 5 è scritto che è necessario un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli stati membri per gli sbarchi di coloro che vengono salvati nelle operazioni di ricerca e soccorso». In sostanza, l’Italia potrà finalmente «condividere» con gli altri Stati europei le operazioni di soccorso in mare dei disperati che tentano di attraversare il Mediterraneo.

Conte snocciola gli altri punti sui quali l’Europa ha accolto le richieste italiane: «È prevista la possibilità», precisa Conte, «di creare dei centri di accoglienza per consentire lo sbarco e nel caso il transito dei migranti, anche in Paesi terzi, sotto il coordinamento e la cooperazione con l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e l’Organizzazione internazionale per i migranti; in Europa d’ora in poi si possono creare anche dei centri di accoglienza nell’ambito degli Stati membri ma solo su base volontaria, con una gestione collettiva europea; si è finalmente affermato», prosegue, «il principio del rifinanziamento del Fondo fiduciario per l’Africa; saranno intensificati i rapporti e gli accordi con i Paesi da cui hanno origine i migranti e anche con i Paesi di transito. Infine, si afferma chiaramente la necessità di riformare Dublino, anche tenendo conto delle persone che vengono soccorse in mare e delle regole di search and rescue. Complessivamente», sottolinea Conte, «possiamo ritenerci soddisfatti: l’Italia da oggi non è più sola». Sui movimenti secondari, la posizione è netta: «L’Italia», scandisce il premier, «non riprenderà nessun migrante che dovesse essere stato registrato da noi e poi andato in Germania. Non ho sottoscritto nessun accordo con la Germania in merito ai movimenti secondari. Alla Merkel», sottolinea Conte, «non ho promesso alcunché». La cancelliera tedesca conferma: «L’Italia», ha dichiarato, «non ha preso nessun obbligo per realizzare i centri controllati e non vede assolutamente nessuna possibilità. Inoltre, non c’è nessun accordo concreto bilaterale tra Italia e Germania sui movimenti secondari, perché per l’Italia è un problema cruciale la migrazione primaria e per ora è una posizione che rispetto».

Non è mancata la «macronata» del giorno. «Il concetto di Paese di primo arrivo», dichiara il presidente francese Emmanuel Macron, «non si può cancellare. È il Paese più vicino e più sicuro che deve essere scelto come porto. La Francia non è un Paese di primo arrivo e non aprirà dei centri di controllo per migranti. I centri», aggiunge, «vanno fatti nei Paesi di primo ingresso, sta a loro dire se sono candidati ad aprirli». Conte replica con una battuta che dice tutto: «Macron era stanco, abbiamo lavorato fino a notte fonda, lo smentisco. Nell’articolo 6 non si parla di Paese di primo approdo», risponde Conte, «mentre nell’articolo 12 si parla della riforma di Dublino e del diritto d’asilo». «Sono soddisfatto e orgoglioso», commenta il vicepremier Matteo Salvini dopo le prime dichiarazioni più dubbiose della mattinata, che ieri ha incontrato Silvio Berlusconi, «per i risultati del nostro governo a Bruxelles. Finalmente l’Europa è stata costretta ad accettare la discussione su una proposta italiana. Rispetto al nulla dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, sono state accettate numerose nostre richieste, su altre ancora c’è ancora da lavorare».

Le novità sulle Ong producono subito un effetto: «In ragione della nota formale che mi giunge dal ministero dell’Interno», dichiara il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dispongo il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Open Arms della Ong Proactiva Open Arms, in piena ottemperanza dell’articolo 83 del Codice della Navigazione». In controtendenza il commento della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Italia sconfitta su tutta la linea al Consiglio europeo: i barconi carichi di clandestini», attacca, «continueranno ad arrivare e il costo dell’accoglienza sarà ancora interamente a nostro carico. Il presidente del Consiglio Conte si è fatto raggirare da Merkel e Macron».

Carlo Tarallo


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