- L’autore scrive a Roberto Saviano per convocare «i più valorosi», tipo Chiara Ferragni «che allatta» e Jovanotti, a salpare con lui su una nave Ong. E se non vuoi clandestini «sei Rita Pavone».
- Lo scrittore paragona il consenso di cui gode il vicepremier a quello che ebbe Benito Mussolini. Lui però in un libro magnificava l’Urss e Fidel: Castro «Dittatura sì, ma senza desaparecidos».
- Alex Zanotelli guida parroci e suore «di strada» in Vaticano per dieci giorni di proteste. Padre Santoro: «Le scelte di questo governo non sono compatibili con quel che dice il Vangelo».
Lo speciale contiene tre articoli
Non c’è pace per Sandro Veronesi: l’impegno non dà tregua. La scorsa settimana, il suo nome era comparso tra gli aderenti al fantomatico manifesto anti Salvini della rivista Rolling Stone, con una motivazione e un messaggio particolarmente apocalittici: «Se la società occidentale ha un futuro, ciò che vi sta accadendo oggi apparirà ripugnante così come oggi a noi appare ripugnante la schiavitù. E se non ce l’ha, allora la sua fine è questa, è arrivata».
Ora, siccome la fine del mondo si avvicina, Veronesi ha deciso che non c’è tempo da perdere. Dunque, ha preso carta e penna, e, dalla prima pagina del Corriere della Sera, ha scritto a Roberto Saviano una lettera straziante. Tema: «Mettiamo il nostro corpo su quelle imbarcazioni».
Voi, lettori maliziosi, direte subito: si riferisce a qualche yacht per le vacanze d’agosto. Ma è uno sguaiato pensiero populista, un sospetto becero del quale dovreste vergognarvi. Qui si vola altissimo. E soprattutto si soffre: come solo delle anime delicate e sensibili possono fare.
L’inizio della lettera, per la verità, è un po’ faticoso. Veronesi si attorciglia pensoso sul «tempo del corpo», spiegando che questo gli toglie «parecchie energie, e anche un bel po’ del mio sonno». E voi capite bene che con le energie e il sonno degli scrittori non si scherza.
Segue la parte più politicante, quindi più lagnosa, della lettera.
Supersintesi: sull’immigrazione c’è una propaganda inaccettabile, la mistificazione ha superato la corretta informazione, quindi bisogna fare qualcosa. Cosa? «Rompere gli indugi e metterci direttamente il corpo».
E Saviano che c’entra? C’entra, spiega Veronesi, perché «caro Roberto, il tuo corpo è già in ballo, da anni: è già sul campo».
Non solo Saviano (da New York) ma pure un lettore da Cinisello Balsamo dovrà faticare altre trenta-quaranta righe per capire dove Veronesi voglia effettivamente andare a parare. Finalmente ci si arriva: «Ammesso che una di queste navi Ong che incrociano al largo delle acque libiche conceda qualche posto a bordo, pensi che i corpi più importanti del nostro Paese – quelli più valorosi, più ammirati, più amati, più belli, più dotati, più preziosi, più popolari, più desiderati – siano tutti impossibilitati a unirsi a me e a te, nell’occupare quei posti?».
Cercate di non distrarvi, perché siamo arrivati al punto. C’è un’aristocrazia intellettuale, un sinedrio di anime elevate e superiori, un modello di bellezza interiore ed esteriore, fisica e spirituale insieme: «Kalos kai agathos», come nella versione di greco al liceo. Insomma: c’è una supercasta di strafighi, di gente sensibile e colta, mica selvaggi come voi, che deve salire sui barconi per spiegare chi ha ragione e chi ha torto.
A questo punto, Veronesi dirama le convocazioni e sceglie gli undici da schierare in campo, anzi in barca. Può sorgere il dubbio che si tratti di uno scherzo feroce, di un’autosatira corrosiva, di una caricatura preventiva, ma invece Veronesi è serissimo, e snocciola la formazione: il commissario Montalbano («che ha il doppio di spettatori della Lega»), Francesco Totti, Checco Zalone, Claudio Baglioni, Federica Pellegrini, Jovanotti, Sofia Goggia, Adriano Celentano, Monica Bellucci (testuale: «come interprete dal francese»). Poi Chiara Ferragni («che allatta», precisa implacabile Veronesi), e Giorgio Armani «che compie 84 anni».
Veronesi è tormentato: «Lo so, più i corpi sono preziosi, più hanno da rimetterci a fare una cosa del genere». Mica sono plebei come voi: «Un manipolo di account sui social media» pronti a «coprire d’insulti» questi semidei della bontà.
Segue l’anatema, la scomunica, la maledizione per chi eventualmente si sottragga: «Non c’è via di mezzo», spiega apocalittico Veronesi. «Questa è una di quelle situazioni dalle quali non si scappa: o sei Rita Pavone e la pensi in quel modo, oppure sei quei corpi che resistono fino allo stremo e poi alla fine cessano di vivere».
Dal che si deduce che Rita Pavone, pensandola diversamente da Veronesi e Saviano, non solo sia esclusa dal Pantheon dei belli-e-buoni, ma sia pure moralmente corresponsabile di qualche atroce eventualità. «Caro Roberto, la nostra civiltà sta andando a picco, laggiù».
Insomma, dalla stessa prima pagina del Corriere dove un tempo Pasolini pubblicava i suoi Scritti Corsari, adesso (sic transit eccetera eccetera…) ci tocca leggere le lettere di Veronesi a Saviano, con l’elenco dei buoni e dei cattivi, di chi deve presentarsi al molo e di chi deve stare alla larga. C’è da temere il peggio: che seguano altre paginate con le indicazioni logistiche per l’imbarco-Vip: che tipo di maglietta mettere (una Lacoste rossa?) e in quale cassetta depositare il Rolex prima delle foto di rito.
Daniele Capezzone
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