Salvini sfida l’Ue: «Chi prende i migranti?»
  • La nave Diciotti resta in «scalo tecnico» nel porto di Catania. Il titolare del Viminale va allo scontro con Bruxelles, ricordando che dei 450 sbarcati a luglio a Pozzallo, solo 50 sono stati ridistribuiti, malgrado le promesse. E incalza: «Indagate su Malta».
  • Il prossimo obiettivo è smantellare il Cara dei mille scandali a Mineo. Il ministero annuncia: «Meno ospiti e meno soldi al centro, presto lo chiuderemo».


Lo speciale contiene due articoli.

«O l’Europa inizia a fare sul serio difendendo i suoi confini e ricollocando gli immigrati, oppure inizieremo a riportarli nei porti da dove sono partiti. L’Italia ha già fatto la sua parte, e quando è troppo, è troppo». Matteo Salvini affida l’esposizione della propria linea sulla nave Diciotti ai suoi profili social, come da tradizione. Ma per scrivere «difendendo» usa il maiuscolo, come a segnalare una questione di priorità: bisogna redistribuire i migranti che sbarcano qui, certo. Ma prima ancora bisogna evitare che arrivino in Italia.

Cioè in Europa, anche se i rapporti tra Roma e Bruxelles sono sempre più tesi. Al centro del contenzioso, la nave della Guardia costiera giunta nelle scorse ore al porto di Catania, ma senza l’autorizzazione allo sbarco per i 177 migranti a bordo.

Si tratta di uno «scalo tecnico», per la precisione: formula burocratica escogitata per inquadrare la situazione bizzarra che si è venuta a creare, con una nave italiana in cerca di un porto italiano in cui far sbarcare immigrati raccolti in acque maltesi, che però le autorità de La Valletta non hanno voluto soccorrere, preferendo semmai «scortare» il barcone verso le nostre coste. Matteo Salvini sembra quindi impegnato in un braccio di ferro multiplo: contro Malta, contro la Ue, contro una Guardia costiera che appare mal disposta a rinunciare al potere ottenuto grazie all’emergenza migranti, e anche contro pezzi del suo stesso governo.

La differenza di approccio alla questione tra il titolare del Viminale e Danilo Toninelli non è sfuggita a molti commentatori, che hanno parlato di governo diviso. Sta di fatto che la soluzione di ripiego sullo «scalo tecnico» è anche probabilmente la risultante di un compromesso fra le diverse anime dell’esecutivo. Una linea dura, ma non troppo, insomma. Salvini, dal canto suo, rilancia con una nota, in cui fa una delle sue ormai frequenti cronache «dall’Europa che non c’è». E lo fa operando un passo indietro. «A proposito dei 450 immigrati sbarcati a luglio a Pozzallo e che dovevano essere ripartiti tra gli altri Paesi europei», scrive il vicepremier, «solo la Francia ha mantenuto l’impegno, accogliendone 47 sui 50 promessi (tre cittadini stranieri sono ricoverati in ospedali e in attesa di trasferimento). La Germania aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. Il Portogallo aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. La Spagna aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. L’Irlanda aveva accettato di accoglierne 20: ne ha presi zero. Malta aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero». Il senso dello sfogo è chiaro: come fa l’Italia a fidarsi ancora? Sostanzialmente, dice Salvini, «tutti cercano di guadagnare tempo. Imponendo all’Italia i costi per i trasferimenti (500 euro a persona). In tutto questo, siamo in attesa di capire se l’Europa – così solerte nel sanzionare e bacchettare il nostro Paese – si degnerà di aprire un’inchiesta nei confronti de La Valletta, dopo i racconti di alcuni immigrati trasportati a Lampedusa e che hanno raccontato di essere stati intercettati dai maltesi, indirizzati e accompagnati verso l’Italia e poi abbandonati in mezzo al mare e in condizioni di pericolo. Prima di chiedere lo sbarco dalla Diciotti, forse sarebbe meglio alzare il telefono e chiedere spiegazioni a Bruxelles e agli altri governi europei».

Dei rapporti con i partner europei si sta occupando la Farnesina (il cui titolare, Enzo Moavero, è peraltro ben lungi dall’essere totalmente allineato sulle posizioni salviniane). Una portavoce della Commissione Ue per la migrazione, intanto, fa sapere che sul caso della nave Diciotti, «i contatti con gli Stati membri sono ancora in corso, siamo al lavoro per trovare una soluzione al più presto».

E, nel frattempo, anche il Quirinale, secondo alcune indiscrezioni circolate sui media, sembrerebbe piuttosto preoccupato dagli sviluppi della vicenda, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto umanitario. A bordo della Diciotti, a dirla tutta, non si registrerebbe alcuna emergenza particolare, al netto, ovviamente, delle difficoltà e delle sofferenze patite da chi sta in mare da tanti giorni. Save the Children, tuttavia, denuncia la presenza a bordo di moltissimi minori, 28 dei quali sarebbero non accompagnati. «Le persone a bordo» della nave Diciotti «hanno subito abusi, torture, sono vittime di tratta e traffico di esseri umani. Hanno bisogno urgente di ricevere assistenza e diritto a chiedere asilo. Un diritto fondamentale, non un crimine», twitta dal canto suo la portavoce dell’Unhcr, Carlotta Sami.

E, sempre sui social, Medici senza frontiere scrive che i suoi dottori «sono in attesa di prestare i primi aiuti psicologici alle persone soccorse da nave Diciotti e lasciate per giorni in mare. Esortiamo le autorità italiane a concedere rapidamente lo sbarco in modo da poter prestare le cure».

Adriano Scianca


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