- Nella città che il sindaco Beppe Sala spaccia per modello di integrazione, due nordafricani mettono a segno quattro rapine e un omicidio. Erano sbarcati sulle nostre coste nel 2017, per poi girare indisturbati. Nelle stesse ore muore anche un’altra vittima di rapina.
- L’arresto a Napoli del richiedente asilo legato all’Isis evidenzia il legame tra flussi dall’Africa e jihadismo. Ma, dal ministro Marco Minniti al premier Paolo Gentiloni, in molti hanno negato l’evidenza, salvo poi dover fare imbarazzanti dietrofront.
- Le mani dei clan sull’accoglienza: dalla mafia alla ‘ndrangheta, la tratta dei nuovi schiavi arricchisce le cosche.
- A fine giugno Bruxelles cambierà le regole per la ridistribuzione dei nuovi arrivati. Ecco la soluzione europea: ce li dovremo tenere tutti noi.
- Le norme anti terrorismo impongono precauzioni onerose anche a eventi di paese basati sul volontariato. E molti mollano.
Lo speciale contiene cinque articoli.
Beppe Sala, sindaco di Milano in quota Partito democratico, aveva assolutamente ragione: la sua città è un esempio sfavillante di governo progressista. Qualche settimana fa, sulla prima pagina di Repubblica, Sala ha esposto la sua geniale idea: «Per la sinistra modello Milano». Non sbagliava: nel capoluogo lombardo si possono ammirare i frutti delle politiche democratiche di accoglienza e attenzione alle minoranze. Un atteggiamento che si riassume nella frase «prendiamo tutti gli immigrati, e anche di più». Non basta la marea di richiedenti asilo e clandestini presenti sul territorio: bisogna chiedere che ne arrivino altri. In fondo, si tratta di «risorse» indispensabili per il Paese. Non a caso, nel maggio dell’anno scorso il Pd e altre formazioni di sinistra hanno sfilato nel capoluogo lombardo a sostegno dell’immigrazione selvaggia. Fra qualche settimana, il 23 di giugno, si replicherà: l’assessore Pierfrancesco Majorino ha deciso di riunire diverse migliaia di stranieri (c’è chi parla addirittura di 40.000 persone) al parco Sempione, dove offrirà un banchetto con circa 8.000 posti a sedere. Chi non riuscirà ad accomodarsi a tavola verrà omaggiato di un cestino da picnic in modo che possa ugualmente godere della giornata di festa pro accoglienza. In attesa del lieto evento, alcune delle «risorse» di cui sopra hanno deciso di condurre i festeggiamenti a modo loro, con una libagione a base di sangue. La sera e la notte di giovedì ci hanno offerto un quadro perfetto del «modello Milano» sotto forma di bollettino di guerra.
I protagonisti della mattanza sono due marocchini. Il primo, 28 anni, è giunto in Italia nel giugno del 2017, approdando in Calabria. L’altro, 30 anni, è arrivato a bordo di un barcone e nel dicembre del 2017 è stato gentilmente accolto nel centro profughi di Augusta (Siracusa). Entrambi hanno vagato liberamente nel nostro Paese per mesi. Le forze di polizia li hanno fermati più volte, e in ogni occasione i due hanno fornito generalità diverse. Il ventottenne è stato arrestato l’ultima volta il 21 aprile, per furto aggravato. Eppure giovedì era già fuori, libero di scatenarsi.
Lui e il suo compare si sono mossi da predoni, hanno razziato, picchiato e ucciso senza pietà. Hanno iniziato a Cinisello Balsamo, verso le 23.30. Erano sull’autobus e hanno adocchiato un passeggero, un peruviano di 36 anni. Sono scesi con lui in via Lincoln e gli si sono avventati addosso. Con una bottiglia di plastica tagliata lo hanno colpito in faccia, e quando il poveretto è franato al suolo lo hanno riempito di calci e pugni. Gli hanno rubato il cellulare e lo zaino e se ne sono andati. Il primo colpo era andato a segno. I marocchini si sono aggirati un po’ per le strade vicine, fino a che non si sono imbattuti in un italiano di 31 anni. Uno che ha perso il lavoro, è stato sfrattato ed è costretto a vivere per strada.
Sembra un ritratto dell’Italia dipinto da Hieronymus Bosch. C’è un giovane uomo ridotto in miseria, aiutato da nessuno tanto da ridursi a dormire all’addiaccio. Due stranieri, accolti nel nostro Paese come povere vittime, nel bel mezzo della notte si sono accaniti su di lui per rapinarlo del pochissimo che gli è rimasto.
I marocchini lo hanno accoltellato due volte, gli hanno perforato la milza e il fegato. Lo hanno abbandonato sul ciglio della strada, in una pozza sanguinolenta. L’uomo si è salvato per miracolo, dopo essere stato trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda. Nel frattempo, i due nordafricani erano già diretti a Milano, sempre con i mezzi pubblici. Alle 2.15 di notte, i marocchini sono scesi in piazza Caiazzo. Avevano messo gli occhi su altre prede: due ragazze di appena 21 anni, studentesse dell’Università Cattolica. Una inglese, l’altra americana. Colpevoli soltanto di essersi spostate per Milano con il buio. In via Franchino Gaffurio, non molto distante dalla stazione Centrale (dunque nel cuore della città, non in una periferia degradata), le giovani sono state assalite dai maghrebini.
I criminali hanno accoltellato la ragazza inglese all’addome, le hanno rubato smartphone e borsetta, e si sono allontanati. La poverina si è salvata perché l’amica ha potuto chiamare i soccorsi. È andata peggio a un loro quasi coetaneo. Un bengalese di 23 anni, Samsul Haque, che si trovava regolarmente in Italia e lavorava come cameriere. I due marocchini l’hanno intercettato in via Settembrini, sempre nei pressi della Centrale. Gli sono saltati addosso alla loro maniera, affondandogli le lame in corpo. Lo hanno dilaniato e ucciso. Agli aggressori non bastava strappargli cellulare e portafogli: hanno dovuto anche prendergli la vita.
Samsul è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda, ma non c’è stato nulla da fare: la pugnalata al torace è stata letale. Anche lui era un immigrato, però non era arrivato su un gommone. Si dava da fare, cercava un’esistenza migliore. Sapete chi gliel’ha negata? Due animali di cui l’Italia si è fatta carico perché «bisogna accogliere». Bilancio della scorreria marocchina: quattro rapine e un omicidio. Con questo peso sulla coscienza, i due malviventi, ieri mattina, se ne stavano beati a fare colazione in un McDonald in via Vitruvio, poco lontano dal luogo dei delitti. I carabinieri, guidati dal colonnello Michele Miulli, li hanno fermati mentre sorbivano il cappuccino. Addosso avevano ancora i cellulari delle vittime.
Benvenuti nel circo granguignolesco dell’immigrazione di massa, dove le presunte vittime divengono carnefici. Attenti, però, perché lo spettacolo non è ancora finito. Oltre alla mortifera scorribanda dei marocchini, la notte milanese ha partorito un’altra storia nera. Lo scenario è quello di via Padova, il celebratissimo «quartiere multietnico». Verso le 21.30 di giovedì una volante dei carabinieri si è precipitata all’uscita di un bar dove era stata segnalata un’aggressione. Lì gli agenti hanno trovato un uomo di 43 anni, romeno con svariati precedenti penali. Giaceva a terra, ha raccontato di essere stato colpito al volto da «uno straniero» che sarebbe fuggito subito dopo. Il romeno è stato trasportato in ospedale e verso l’1.30 di notte è morto per emorragia cerebrale.
La zona della città in cui è avvenuto il fatto non è distante da via dei Valtorta dove, il 20 aprile, si è verificato un altro episodio di violenza terrificante. Un anziano di 78 anni, Umberto De Zordo, stava rientrando lentamente a casa con le borse della spesa in mano. All’ingresso del palazzo lo aspettava Chestor Caldararu, 29 anni. Il romeno, per qualche minuto, si è aggirato fremente, facendo ballonzolare la pancia gonfia, vicino alla porta del condominio. Poi, quando l’anziano gli si è avvicinato, Caldararu gli ha sferrato un paio di colpi potenti in faccia. De Zordo è crollato al suolo, battendo la testa sul pavimento di pietra. Ora giace in coma alla clinica Città studi.
Il romeno è stato arrestato qualche giorno dopo. Aveva fatto il pieno di precedenti, era già stato fermato varie volte. Lo hanno preso mentre se ne stava tranquillo in casa, felice di aver quasi ammazzato un uomo di 78 anni per rubargli il Rolex. È in carcere, accusato di tentato omicidio, ma non è una grande soddisfazione.
Queste sono solo le vicende di cronaca più recenti. Se allarghiamo lo spettro, ci rendiamo conto che il catalogo delle brutalità milanesi di questi anni è sterminato. Clandestini che prendono a sprangate la gente per strada, gruppi di immigrati che si lanciano contro i militari in stazione Centrale, musulmani esaltati dall’Isis che accoltellano agenti, furti, rapine, pestaggi.
Ecco la Milano multietnica e solidale. Un grande modello di governo, non ci sono dubbi.
Francesco Borgonovo
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