- Un uomo ha bruciato il libro con la «benedizione» dei giudici. Turchia furiosa: a rischio l’ingresso di Stoccolma nella Nato.
- Numerosi roghi e vandalismi nelle periferie di Parigi dopo che un poliziotto ha sparato a un 17enne che non si è fermato all’alt. Rivolta della sinistra e anche Mbappé ci marcia.
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo il verdetto della Corte d’appello svedese che ha accolto la richiesta di poter bruciare pubblicamente il Corano, la polizia di Stoccolma ha autorizzato la manifestazione indetta ieri pomeriggio da un trentaquattrenne cittadino iracheno. Stavolta l’estremista danese Rasmus Paludan che ha più volte bruciato il libro sacro dei musulmani non si è fatto vedere, forse anche perché l’ultima volta che lo ha fatto (gennaio 2023) fuori dall’ambasciata turca dovette scappare in fretta e furia prima di essere malmenato (o peggio) da un gruppo di musulmani inferociti.
Come annunciato alla stampa svedese, alle 13.30 di ieri, l’uomo del quale non sono state rivelate le generalità, armato di megafono e in compagnia di un amico che lo riprendeva, si è presentato nei pressi della moschea Zayed bin Sultan al-Nahyan (l’ex presidente degli Emirati Arabi Uniti morto nel 2004 che ne finanziò la costruzione), nel quartiere di Södermalm. Ad assistere al comizio tenuto in lingua araba c’era una piccola folla di curiosi, tutti i media svedesi e alcune testate estere. A parte la grande tensione e il timore di qualche atto di forza, c’è stato solo un piccolo incidente provocato da un uomo che ha lanciato dei sassi in direzione del cittadino iracheno, subito bloccato dalla polizia.
A scanso di equivoci occorre precisare che non c’è stato alcun malinteso perché, come riferito dalla stampa locale, l’organizzatore, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe un sostenitore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), nella sua richiesta ha davvero scritto così: «Voglio esprimere la mia opinione sul libro del Corano, lo strapperò e lo brucerò». Detto e fatto. Con tanto di sventolio della bandiera svedese alla fine e di fetta di pancetta gettata tra le pagine del libro. Inizialmente l’autorizzazione gli era stata negata e, a quel punto, l’iracheno ha fatto ricorso alla Corte d’appello svedese che due settimane fa ha dato il via libera.
E con quali motivazioni? Secondo i giudici svedesi, «i rischi per la sicurezza e le conseguenze che l’autorità può vedere connesse al rogo del Corano non sono di natura tale da poter essere, secondo la normativa vigente, la base per una decisione di rigetto di una domanda di raduno pubblico». Dopo lo sconcerto iniziale, la polizia ha dichiarato, attraverso la portavoce Helena Boström Thomas: «Noi siamo abituati a esprimere opinioni e abbiamo le risorse per svolgere quel lavoro. Abbiamo una forza di polizia speciale che è lì per prevenire disordini e intervenire contro la criminalità. È vero che c’è il divieto di appiccare fuochi, ma la protezione costituzionale della libertà di parola va oltre. Ma per il resto è una bella offesa». Se è davvero così, perché in passato le autorità hanno negato simili richieste con riferimento a minacce di attentati terroristici?
Mistero. Sul caso è intervenuto anche il primo ministro Ulf Kristersson, leader del partito dei moderati che governa con i due partiti conservatori alleati, i cristiano-democratici e i liberali, e che gode del fondamentale appoggio esterno di Sverigedemokraterna (Democratici svedesi), partito di estrema destra anti-immigrati. «È legale, ma sicuramente non appropriato», ha affermato il premier Kristersson che sta cercando di rimettere ordine in un Paese che, negli anni di governo socialista-verde, ha accolto decine e decine di immigrati e rifugiati di ogni tipo che stanno trasformando radicalmente la Svezia, dove non si contano più i quartieri off limits.
Kristersson è anche alle prese con il delicatissimo passaggio relativo all’entrata della Svezia nella Nato che, come noto, è osteggiato dalla Turchia e che, dopo la giornata di ieri, potrebbe essere ancora più lontano. Da Ankara non è mancata la risposta a quanto accaduto fuori dalla grande moschea di Stoccolma e su Twitter il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan , ha scritto: «Condanno l’atto spregevole commesso in Svezia contro il Corano, il nostro libro sacro, durante il primo giorno dell’Eid-al-Adha. È inaccettabile permettere queste azioni dietro il pretesto della libertà di espressione, tollerare un atto atroce di questo tipo significa esserne complici».
Abbiamo chiesto alla professoressa Laura Sabrina Martucci, esperta in processi di radicalizzazione presso l’Università di Bari, un commento su quello che appare come un vero cortocircuito giudiziario svedese: «L’esercizio di una libertà non è mai assoluto. Pur essendo un diritto umano fondamentale, è sempre possibile rimetterlo a un bilanciamento ponderato e dinamico con altri diritti e con la sicurezza pubblica. Atti di questo tipo minano la sicurezza perché offendono e vilipendono oggetti sacri. Ma, di più, intaccano equilibri delicati esprimendo sentimenti estremi che alimentano reazioni violente e incontrollate che, pur comunque ingiustificabili, spesso ne diventano un contro-canto. L’autorizzazione espressa dalla Corte d’appello sembra non considerare il bilanciamento tra libertà d’espressione e liberata religiosa, nella sua declinazione di tutela del sentimento religioso dei fedeli musulmani. È vero che questa potrebbe essere vista come una prerogativa dell’ordinamento italiano, ma il bilanciamento tra sicurezza e libertà è prerogativa di tutti».
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