- Progetto pronto: potrebbero vararlo dopo il voto in Emilia Romagna. Pd e 5 stelle sono d’accordo su sei punti che cancellano l’eredità di Matteo Salvini e danno via libera all’immigrazione. Con relativo business.
- Spagna e Grecia versano ancora meno e non forniscono schede telefoniche, ma da noi chi gestisce i centri di accoglienza preme per riavere i fondi tagliati dall’ex ministro. E Luciana Lamorgese fa allargare Lampedusa.
Lo speciale contiene due articoli.
L’obiettivo è chiaro: cancellare Salvini – come da titolo di Repubblica – e far ripartire l’invasione. L’agenda si articola in sei punti: cancellare i decreti Sicurezza, agevolare il rilascio dei permessi di soggiorno, sanare gli irregolari, portare in Aula lo ius soli, dare il via libera in Europa al global compact sui migranti e trasformare in centri accoglienza gli edifici confiscati ai mafiosi. Finora i giallorossi, alle prese con beghe e campagne elettorali, non ne hanno avuto il coraggio. Ma se Stefano Bonaccini la spuntasse in Emilia Romagna e il governo si ricompattasse, quel programma potrebbe entrare a regime in poche settimane.
Già la sola staffetta al Viminale tra Matteo Salvini e Luciana Lamorgese, sull’altra sponda del Mediterraneo, è stata interpretata come una tana libera tutti. Basti guardare il conteggio degli sbarchi nella prima metà di gennaio, cui vanno aggiunti gli attracchi a Messina della Open arms (122 immigrati, tra cui un marocchino già espulso due volte, che è stato arrestato) e della Sea Watch (119 immigrati). In totale, 583 arrivi da inizio 2020, contro i 53 dello stesso periodo dello scorso anno, quando al ministero dell’Interno c’era il leader leghista. Anzi, per essere precisi, siamo a quota 678: bisogna calcolare gli algerini dello sbarco fantasma in Sardegna.
Ecco, gli sbarchi fantasma: la grande stampa li aveva descritti come il vulnus della gestione Salvini. Adesso sono spariti dalle cronache. Eppure, anche nel fine settimana dell’Epifania, sulle coste del Salento erano arrivati 33 curdi iracheni. Due giorni prima, a Santa Maria di Leuca, ne erano approdati altri 54. Il nuovo anno s’è aperto con un piccolo record: frontiere violate al ritmo di due migranti all’ora. E il confronto Lamorgese–Salvini è impietoso anche se si concede alla prima un vantaggio di 15 giorni: in tutto gennaio 2019, gli sbarchi si erano fermati a 202. Quasi il 230% in meno.
Il voto emiliano rappresenta uno snodo fondamentale: se la spunta Lucia Borgonzoni, i giallorossi rischiano di affondare. Altrimenti, potrebbe davvero partire la fase 2 del governo Conte, lanciata da Nicola Zingaretti al conclave dem di Contigliano. E la direzione è chiara. L’ha indicata il capogruppo pd alla Camera, Graziano Delrio (sarebbe meglio chiamarlo «Delirio»): «Scrivere una nuova legge sull’immigrazione», «ripristinare il sistema degli Sprar», organizzare «viaggi regolati dalle ambasciate». Il tutto, grazie alla «grande condivisione anche nel gruppo parlamentare M5s». Il primo passo, i grillini l’hanno fatto: l’altra settimana, all’Europarlamento, hanno sostenuto due emendamenti di Giuliano Pisapia, Andrea Cozzolino e Pierfrancesco Majorino, in favore di Ong e global compact. Ovvero, il patto Onu per una «immigrazione ordinata» (si legge «frontiere spalancate»), bloccato ai tempi dell’intesa gialloblù.
Dunque, i decreti Sicurezza, già disattesi, perché il Conte bis concede asilo alle navi delle organizzazioni umanitarie, dovrebbero essere definitivamente pensionati, con la scusa di accogliere i rilievi del capo dello Stato, come quelli sulle multe alle Ong che entrano in acque italiane senza autorizzazione. Eventualità che sarà sempre più rara, per effetto della metamorfosi dell’avvocato del popolo: da dottor Conte a Mister Giuseppi. Da «metteremo fine al business dell’immigrazione» a «i porti non sono mai stati chiusi».
Si sta rivelando cruciale il contributo del ministro Lamorgese. Sono due le sue surreali iniziative. La prima l’ha annunciata su La 7: allargare le categorie dei permessi umanitari, quelli limitati dalla Lega. «Vanno ampliate per evitare quanto stava per succedere a dicembre: chi era senza permesso umanitario, in base al decreto Sicurezza, veniva buttato per strada». Eppure, lo stesso ex prefetto di Milano sa che mentre la quota dei permessi umanitari, all’estero, non superava il 4%, da noi riguardava il 28% dei migranti.
La seconda botta di genio è ispirata a una proposta di +Europa: una sanatoria per gli stranieri irregolari con un lavoro. Un provvedimento che coinvolgerebbe fino a 700.000 clandestini: un gigantesco esercito industriale di riserva, visto che questi poveretti di certo non vengono a fare gli ad delle multinazionali. Per citare proprio Emma Bonino, chi raccoglierebbe i pomodori senza gli africani? Un’altra iniziezione necessaria a stritolare ulteriormente il potere negoziale dei lavoratori italiani.
Nel frattempo, i giallorossi stanno rimettendo in corsa un cavallo di battaglia: ius soli e ius culturae. A inizio gennaio, infatti, è ripartito in commissione Affari costituzionali l’iter di esame della proposta di legge firmata da Laura Boldrini (e da Giuseppina Occhionero, la renziana con il portaborse accusato di mafia). Prima che il testo giunga in Aula bisogna ultimare le audizioni. Ma visto che il presidente grillino, Giuseppe Brescia, «faceva l’immigrazionista pure quando i suoi governavano con la Lega», commenta l’onorevole di Fdi, Giuseppe Donzelli, pure lui in commissione, «non ci sarebbe da meravigliarsi se forzasse le tappe». Il pretesto, come al solito, è salvare i bambini, che evidentemente oggi soffrono atroci discriminazioni: «Ma va’: sanno benissimo», replica Donzelli, «che per i bimbi nati in Italia non c’è nessun diritto negato. La verità è che il governo vuole proporre una maxi sanatoria che, anzi, discrimina gli immigrati regolari». Con un raggelante ribaltamento tra cause ed effetti: la legge Boldrini «prevede che lo Stato insegni la lingua e la Costituzione a chiunque chieda la cittadinanza», spiega l’onorevole di Fdi. «Ma non dovrebbe essere il contrario?». Già: la logica non vorrebbe che prima di diventare cittadino, lo straniero dimostri di conoscere l’italiano e le leggi fondamentali del Paese che lo accoglie?
La sinistra punta ad allentare le maglie pure sullo ius culturae: per ottenere la cittadinanza non servirebbe neppure un diploma. Basterebbe un qualsiasi corso di formazione.
Che poi in Emilia Romagna si giochi una partita delicatissima, lo prova il Testo unico regionale sulla legalità, varato nel 2016 dalla Giunta del piddino Stefano Bonaccini. In virtù di quella normativa, sarebbe lecito cedere i beni immobili, confiscati alla mafia, alle cooperative dell’accoglienza. Le quali, negli «anni d’oro» in cui fu licenziata la legge, sugli stranieri hanno costruito un florido business. Sabato, Repubblica lamentava invece la perdita di posti di lavoro, dopo il taglio dei 35 euro al giorno per migrante. Pazienza quei mestieri dipendevano strutturalmente dalla clandestinità e dal traffico di disperati.
Curiosa la difesa di Bonaccini: non ha negato, ha solo chiarito che finora «nessuno di questi luoghi è stato utilizzato per ospitare migranti». Ma dato che l’idea degli immobili confiscati riconvertiti in centri accoglienza piaceva all’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, il sospetto è che la sinistra pensi proprio di applicare questo modello su scala nazionale.
Nel frattempo, la Cassazione, respingendo il ricorso della Procura di Agrigento contro la liberazione di Carola Rackete, ha dato ragione al gip Alessandra Vella, che a luglio non aveva convalidato l’arresto della Capitana. Libera di speronare una motovedetta della Finanza. Un assist per chi sogna di «cancellare Salvini». C’è stato persino chi, come il radicale Riccardo Magi, ha sostenuto che «Carola va ringraziata per aver forzato quel blocco illegittimo e inumano». Ringrazi lei quegli organi dello Stato, che se una legge non la gradiscono, la lasciano trasgredire.
E i ricollocamenti? Il governo celebra l’accordo di Malta, in virtù del quale redistribuisce 49 migranti al mese, contro gli 11 di Salvini. Peccato che, come ha riferito alla Verità la Caritas, a Ventimiglia i francesi continuino a rispedirci indietro gli immigrati, al ritmo di un centinaio al giorno. In 24 ore, rientra in Italia il doppio degli stranieri che il Viminale giallorosso si vanta di spedire all’estero ogni 30 giorni.
Boutade pure sui rimpatri. Bruxelles, con il commissario Ue, Margaritis Schinas, annuncia il soccorso rosso di «polizia europea» e Guardia costiera a pattugliare i confini di terra e di mare. A ottobre, la Lamorgese aveva individuato 13 Paesi non a rischio ove rispedire gli irregolari. Ma gli accordi bilaterali restano al palo. E il sindacato di polizia di Livorno ha scoperchiato lo scandalo degli agenti costretti ad anticipare le spese di espulsione dei clandestini. Nel frattempo, otto di questi sono riusciti a fuggire dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia. Se non altro, i poliziotti non dovranno compare i biglietti aerei pure a loro…
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