Il governo impone 7 requisiti per evitare che le Ong vadano a pesca di immigrati
  • In un anno le «attività di recupero» sono aumentate del 49%. Legge di bandiera, trasbordi vietati, sanzioni e anche sequestri.
  • Per Giorgia Meloni oggi prima conferenza di fine anno da premier in contemporanea con il sì alla legge di Bilancio: «In trenta giorni abbiamo fatto quello che di solito si fa in due o tre mesi».

Lo speciale contiene due articoli.

Nel 2022 sono approdati in Italia da Sud 101.922 immigrati. Di questi 11.892 (alla data di ieri) sono sbarcati da una nave battente la bandiera di una Ong. Rispetto al 2021 le attività di recupero portate avanti dalle organizzazioni non governative sono aumentate del 49%. Nel 2019 gli immigrati giunti nei nostri porti tramite il recupero di una Ong erano soltanto 1.998. «Questo trend in crescita ha reso necessario l’intervento del governo sul fenomeno», fa sapere il Viminale, «intervento che ha prodotto una riduzione degli sbarchi (-78,6%) conseguenti ad interventi di Ong nei mesi di novembre (847) e dicembre (912) 2022, comparati con lo stesso periodo del 2021 (novembre 1.739 sbarcati; dicembre 1.404). Le misure del governo hanno cioè invertito la tendenza all’aumento degli arrivi attraverso navi di Ong, registrata nei primi 10 mesi del 2022, «senza intaccare le attività di soccorso in mare che sono state garantite efficacemente dalle Autorità statali, pur a fronte del complessivo aumento del totale degli sbarchi registrati nel 2022». (101.922 rispetto a 67.477 nel 2021). Da qui l’idea di rendere sistemico il pressing degli ultimi due mesi, andando ad evitare le distorsioni praticate dalle Ong. Tradotto limitando il più possibilità l’attività di «pesca» degli immigrati, per di più coordinata tra vari attori. Così, dopo alcuni giorni di studio e di limature, alla fine il consiglio dei ministri ha partorito il pacchetto delle norme sull’immigrazione, con il nuovo codice per le Ong impegnate nella ricerca e nel soccorso dei migranti in mare. Dovranno aspettare ancora, invece, i provvedimenti in tema di violenza di genere e contrasto alle baby gang che saranno discussi la prossima settimana.

Ad anticipare la road map è stato proprio il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che, in occasione della festa per il decennale di Fratellli d’Italia, aveva annunciato un «codice di condotta» per le Ong con «sanzioni più efficaci rispetto a quelle vigenti, che sono state depotenziate dal legislatore al punto che basta la visita di un medico a bordo per annullare l’azione del governo». L’ipotesi su cui ha lavorato il Viminale è che le organizzazioni umanitarie possano compiere un unico salvataggio, informando immediatamente le autorità e chiedendo l’approdo in un porto sicuro. Per rendere effettiva questa disposizione sarebbero anche vietati i trasbordi tra un’imbarcazione e l’altra. Ai migranti a bordo dovrà poi essere chiesto se intendano presentare domanda di protezione internazionale, affinché sia il Paese di bandiera della nave a farsene carico. A fronte di queste disposizioni stringenti sono anche previste sanzioni e sequestri amministrativi. Il provvedimento in tema di Ong prevederebbe delle sanzioni graduali: da una sospensione di 20 giorni alla confisca della nave, con multe fino a 50.000 euro. Contro il fermo amministrativo della nave è ammesso ricorso, entro sessanta giorni dalla notificazione del verbale di contestazione, al Prefetto che provvede nei successivi venti giorni». Secondo le nuove norme, dunque, le navi devono possedere i requisiti di idoneità tecnico-nautica alla sicurezza della navigazione nelle acque territoriali. Devono aver raccolto tempestivamente le intenzioni di richiedere la protezione internazionale e aver subito richiesto all’Autorità Sar competente, subito dopo aver effettuato il soccorso, l’assegnazione del porto di sbarco. Inoltre le navi devono raggiungere il porto di sbarco indicato dalle autorità senza ritardi, per completare il soccorso. Saranno obbligate a fornire alle autorità le informazioni richieste ai fini dell’acquisizione di elementi relativi alla ricostruzione dettagliata delle operazioni di soccorso. Inoltre, saranno tenute a fare in modo che le operazioni di soccorso non aggravino le situazioni di pericolo a bordo e non impediscano il raggiungimento del porto di sbarco. Nel caso di plurime operazioni di soccorso, quelle successive alla prima devono essere condotte nel rispetto degli obblighi di notifica, e non devono impedire il raggiungimento del porto di sbarco, senza ritardi. Si tratta di sette requisiti che rendono palesemente più difficile accantonare o svicolare le indicazioni del governo, senza però uscire dal seminato del codice della navigazione. Vedremo come andrà e come sarà l’applicazione pratica. Un tema solo su cui vigilare.

Sono infatti slittate gli altri capitoli che avrebbero dovuto comporre il decreto sicurezza, quelli in tema di violenza di genere, le cui misure andranno a integrare il Codice rosso, riprendendo le fila del disegno di legge strutturato, nel corso della precedente legislatura, dai ministri Marta Cartabia e Luciana Lamorgese. Come suggerito dal sottosegretario Alfredo Mantovano, sostenitore dello spacchettamento, si comincerà proprio dalla prevenzione, con l’ampliamento dei casi nei quali i questori possono emettere un provvedimento di ammonimento e con l’inasprimento delle pene per chi, già ammonito, viola le disposizioni. In parallelo, l’esecutivo studia anche un piano per contrastare il fenomeno, in preoccupante crescita, delle baby gang con il Daspo urbano che – nei casi più gravi – impedirebbe di frequentare alcune aree, locali pubblici e zone della movida. «Il ministro dell’Interno», ha detto Matteo Salvini alla vigilia del Cdm, «sta lavorando a un decreto complessivo sul tema: dalle baby gang ai femminicidi al traffico di clandestini. Conto che nel 2023 daremo le risposte che da qualche anno mancano».

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