Sul caso dei migranti della Ocean Viking i francesi alzano il dito e ci dicono, anzi ci insegnano, come è consuetudine, cosa dobbiamo o non dobbiamo fare. Prima dissero che avrebbero vigilato sulla nostra democrazia quando Giorgia Meloni vinse le elezioni, e per l’occasione mi era venuto in mente di regalare a Emmanuel Macron il famoso cappello di ghisa che indossano i vigili urbani di Milano, poi ho desistito. Ora ci dicono, sbagliando, quel che dobbiamo fare a proposito degli immigrati tenendo conto delle loro opinioni e non delle leggi adottate in ambito globale. Quando un francese va al governo deve scattare, interno al suo corpo, una sorta di reazione ortopedico-neurologica per la quale, quando parla dell’Italia, automaticamente gli scatta d’impulso di alzare il dito indice della mano destra come fanno i maestrini e le maestrine delle quali, purtroppo, abbonda anche l’italica terra.
In questo caso è toccato al portavoce del governo francese, tale signor Olivier Véran, che ha sentenziato che l’Italia deve «svolgere il suo ruolo» e «rispettare gli impegni europei» perché la barca «si trova attualmente nelle acque territoriali italiane, ci sono delle regole europee estremamente chiare[…]. L’attuale atteggiamento del governo italiano è inaccettabile». Si riferisce ovviamente al trattato di Dublino dove si dice – e purtroppo fu infaustamente firmato anche dai rappresentanti del governo italiano – che il Paese dove attracca la nave si deve fare carico di vagliare il diritto dei migranti a rimanere sul suolo italico, o europeo, o no. Peccato che il signor Véran si sia dimenticato che ci sarebbe anche un accordo, quello di Malta, per il quale tali migranti, ammesso e non concesso che debbano tutti sbarcare in Italia (e vedremo che non è così) poi dovrebbero essere ricollocati nei Paesi europei. A quanto ci risulta la Francia se ne è presi quaranta in vari anni salvo manganellare, per respingere in modi certo meno umani di quelli italiani, i migranti che si presentano alla frontiera di Ventimiglia.
In una intervista rilasciata ieri alla Verità, l’avvocato Giuseppe Loffreda, uno dei maggiori esperti italiani di diritto marittimo, ci ha ricordato che «il Codice di condotta delle Ong (non firmato da tutte le Ong, ndr) dice espressamente che a bordo delle navi delle Ong si applica la piena giurisdizione della legge di bandiera (cioè del Paese di appartenenza, ndr) in base alla Unclos, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare». Questo vuol dire che a bordo della nave tedesca, il comandante di quella nave, in quanto pubblico ufficiale dello Stato di bandiera, la Germania, avrebbe dovuto istruire le pratiche di richiesta d’asilo provenienti dai migranti. Il signor Véran ha quindi detto una cosa falsan pensando che, in quanto francese, abbia il possesso assoluto della verité. Peccato che, pur alzando il dito in nome della loi, i francesi poi si siano dimenticati di aprire le mani nel caso della fraternité che è uno dei tre principi fondanti la Repubblica francese. Facile, verrebbe da dire, fare la solidarietà con le spalle degli altri, e qui ci fermiamo.
Ma c’è un’altra questione che non è da meno. In un documento riservato di Frontex, l’Agenzia europea della vigilanza dei confini, relativo al periodo che va dal primo gennaio al 18 maggio del 2021 – ministro dell’Interno la signora Luciana Lamorgese – «I migranti che arrivano dalla Libia dichiarano costantemente» di aver verificato prima della partenza – ne hanno dato notizia ieri i quotidiani di Roma Il Messaggero e Il Tempo, oltre al Sole 24 Ore – la presenza delle organizzazioni non governative nell’area, cioè nel mare, spiegando che «in assenza delle navi delle Ong nel Mediterraneo, molti rifiutano di partire». Per loro evidentemente il «porto sicuro» sono le navi Ong stesse. In altre parole, queste navi costituiscono per i migranti che partono dalla Libia un «pull factor», cioè le navi delle Ong sono un «fattore di attrazione» e questo preoccupa coloro che hanno redatto il rapporto di Frontex, non quei cattivoni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi o del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Chissà cosa ne direbbe l’augusto Véran. Magari – ci viene il sospetto – tacerebbe in quanto, probabilmente, alzando il dito contro Frontex se lo spezzerebbe, il che gli procurerebbe di doverlo ingessare. E ciò, da un certo punto di vista, renderebbe il suo indice alzato ancora più visibile. Ora, purtroppo, in molti casi sono stati verificati dei rapporti o addirittura degli appuntamenti fissati con gli scafisti vicino alle coste della Libia. Su questo punto forse è arrivato il momento che in sede europea si faccia chiarezza, ma campa cavallo che l’erba non cresce, anzi secca.
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