- Il primo cittadino dem di Trapani: «I tunisini vanno rimpatriati». Ad Augusta a terra solo i negativi. A Lampedusa stipati in mille.
- L’Italia è ridotta a campo profughi e dall’Ue non si sente manco un fiato. Con Matteo Salvini al Viminale, le forze europeiste avevano gli sbarchi sulle nostre coste in cima alla loro agenda Giuseppi ha spalancato i porti trasformando alcune zone del Paese in terzo mondo, ma ora Bruxelles tace.
Lo speciale comprende due articoli.
Nonostante i trasferimenti disposti dalla Prefettura di Agrigento l’hotspot di Lampedusa resta una scatoletta per sardine: al suo interno ci sono ancora oltre 1.100 immigrati ammassati. Ma oltre ai rischi sanitari, con questi numeri è inevitabile qualche problema di ordine pubblico. Mettere una accanto all’altra etnie incompatibili è stata l’ennesima leggerezza di chi dovrebbe governare l’accoglienza. E ieri è scoppiata una violenta rissa, con tanto di sassaiola, tra libici e somali. I dissapori sono sorti perché, a quanto pare, entrambe le fazioni rivendicavano che i loro rispettivi spazi non fossero violati dagli immigrati di altre etnie. Inoltre sembra che i somali non gradissero che le loro donne fossero avvicinate dai libici. Per fortuna non ci sono stati feriti, perché il reparto mobile della polizia è intervenuto con tempestività riportando la calma. Ma l’episodio ha messo in luce tutti i limiti di un sistema d’accoglienza ormai collassato e abbandonato nelle sole mani delle forze dell’ordine. I mal di pancia, però, non si registrano solo all’interno dell’hotspot. L’altra notte un incendio, quasi certamente doloso, ha distrutto l’imbarcazione El Peskador, simbolo dell’accoglienza e della fraternità, installata nel belvedere del quartiere San Francesco, a Favara. Il barchino era stato eretto lì dai frati minori del convento di Sant’Antonio nel dicembre 2015, come emblema dell’accoglienza. È andato in fumo al pari del sistema d’accoglienza italiano, che non riesce a impedire gli approdi, non avvia i rimpatri (come aveva promesso il governo giallorosso) e non riesce a gestire i trasferimenti. La Prefettura di Agrigento continua ad annunciare soluzioni per alleggerire l’hotspot. Ieri, dopo l’ultimo sbarco notturno (l’undicesimo approdo negli ultimi due giorni) di 16 tunisini, 80 immigrati sono stati trasferiti con due motovedette a Porto Empedocle. Verranno poi dislocati nelle strutture d’accoglienza di Palermo e Catania. Altri due mezzi navali, uno della Guardia di finanza con 28 persone a bordo e l’altro della Guardia costiera con 38, hanno trasferito 66 immigrati a Pozzallo. Dal porto sono poi stati trasferiti in pullman a Caltanissetta per effettuare la quarantena. Altri 45 dovrebbero lasciare Lampedusa oggi per il centro d’accoglienza di Caltanissetta. I numeri, però, sono ancora molto esigui. Il sindaco dem di Trapani, Giacomo Tranchida, resta fermo sul suo no allo sbarco: «Bisogna che il governo eviti come avvenuto a Trapani la presenza di più navi. Io spero che nelle prossime ore con fermezza si vada a rimpatriare gran parte dei tunisini che non possono vantare titolo e diritto di tutela internazionale. E poi si deve dare garanzia all’opinione pubblica». Garanzie di questo tipo, però, non ne arrivano. Come dimostra il pasticcio di Augusta, dove alla fine, dopo una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica a Siracusa, il sindaco pentastellato Cettina Di Pietro ha dato il via libera all’approdo della nave Aurelia, partita da Lampedusa con 250 immigrati a bordo. Ma solo perché ha ricevuto rassicurazioni che dalla nave sarebbero scesi solo i soggetti negativi al tampone (i 19 positivi rimarranno a bordo). In più la pentastellata ha ottenuto che una volta sbarcati saranno subito portati con degli autobus fuori dalla provincia siracusana. «Vi lavate la coscienza dicendo che con i pullman li mandate in altre province, lei ha il dovere di difendere il territorio da questa invasione incontrollata e costosa. Si occupi dei suoi concittadini bisognosi e si impegni a bloccare questi arrivi di clandestini», l’ha attaccata sulla sua pagina Facebook Gaetano Giuseppe Cavallaro, che sui social si presenta come un ex dipendente del ministero della Difesa. Ma è sulla «coerenza» che la Di Pietro si è beccata una valanga di commenti negativi. Ieri, contattata ripetutamente dalla Verità, ha preferito liquidare la questione rinviando al suo post in cui cantava vittoria per non aver accolto gli immigrati. Da brava pentastellata ha cercato di ribaltare la frittata: «Per quanti in queste ore stanno strumentalizzando la vicenda, ricordo che nel nostro porto commerciale, una intera area, dal 2013 al 2018, è stata stabilmente utilizzata come punto di sbarco e primo soccorso, nonché hotspot di fatto. Nulla di paragonabile con le operazioni che si stanno svolgendo stamattina. Ho condotto una vera e propria battaglia per restituire il porto alla sua naturale funzione. Battaglia vinta. L’area del porto commerciale è stata interamente sgombrata e migranti qui non ne sono sbarcati più, dopo essere stati il primo porto in Europa per arrivi». Ma anche in questo caso si è presa i rimbrotti dei suoi elettori: «La terminologia usata per affrontare il fenomeno migratorio parla da sé», commenta Maria Grazia Patania, molto attiva sui temi dell’immigrazione: «Battaglia vinta. Sgombero. Migranti qui non ne sono sbarcati più. Complimenti vivissimi davvero. Ora sì che abbiamo risolto i problemi del territorio». Il territorio siciliano, però, sembra essere sfuggito di mano. Ieri un albergo abbandonato in contrada Boscopiano a Vittoria, nel Ragusano, è stato occupato abusivamente da un gruppo di immigrati. I residenti della zona hanno presentato un esposto alla Procura, denunciando degrado e problemi di ordine pubblico. «Decine di infetti, decine di fuggiti, vergognose minacce e pressioni ai sindaci di Trapani (Pd) e Augusta (M5s) per far sbarcare i clandestini dalla nave quarantena. Romanzo criminale o governo criminale?», denuncia il leader della Lega Matteo Salvini.
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