«Chiariamoci». Marocchino sgozza la ex
In alto l'assassino, Zakaria Atqaoui. Sotto, la vittima Sofia Castelli (Ansa)
  • Orrore a Cologno Monzese: il giovane ha ucciso a coltellate la studentessa universitaria, poi è andato in caserma a confessare. A Rovereto una infermiera in pensione è stata ammazzata a colpi di ascia dal vicino albanese: «L’ho vista e ho perso la testa».
  • Nuovi sbarchi a Lampedusa: I barchini sarebbero partiti dalla Tunisia. Hotspot al limite malgrado i trasferimenti.

Lo speciale contiene due articoli.

Due donne assassinate in modo spietato da due uomini di origine straniera che poi sono corsi in caserma a consegnarsi, sperando di liberarsi la coscienza. Uno a Cologno Monzese (Milano), l’altro a Rovereto (Trento). Una studentessa e una pensionata. Strappate via a coltellate la prima e a colpi d’ascia la seconda.

Sofia Castelli aveva solo 20 anni e il sogno di laurearsi in sociologia alla Bicocca mentre lavorava da cassiera in un market, si è accasciata in una pozza di sangue, sgozzata con un coltellaccio da Zakaria Atqaoui, 23 anni, nato a Rivoli, in provincia di Torino, ma di origini marocchine. Origini che rivendicava sui social, dove sono ben presenti le gif (foto animate) della stella verde su sfondo rosso, ovvero la bandiera del Marocco. Lei lo aveva lasciato, ma continuava a vederlo. E l’altra notte, che era da sola a casa perché i genitori erano in Sardegna per partecipare alla festa di un matrimonio, dopo una serata passata in discoteca con lui e con un’amica, ha commesso l’errore più grave: permettergli di salire nell’appartamento di Corso Roma a Cologno Monzese.

Zakaria durante una lite ha preso un coltellaccio e l’ha colpita al collo con più fendenti. Le ultime ore di vita della ragazza sono ricostruite nelle sue storie di Instagram. Alle 5.58, rientrando a casa, ha immortalato il cielo albeggiante sulla palazzina in cui viveva con i suoi. Ma probabilmente era già inquieta, visto che il sottofondo musicale che aveva scelto, una canzone del rapper Vegas Jones, nella quale l’artista manda a quel paese la gente che ha attorno e a cui sostiene di non dover rendere conto. Le ultime frasi sono: «Non ti permetto di metterci bocca, non l’ho mai lasciato fare a nessuno». Era probabilmente quello che Sofia avrebbe voluto dire a Zakaria. E forse, poi, una volta a casa l’ha fatto davvero. Ma di certo non immaginava che quel ragazzo che conosceva sin dall’adolescenza, e che i suoi genitori avevano accolto come un figlio, potesse arrivare a commettere quel gesto estremo.

Le poche foto che Sofia ha postato la descrivono come una delle tante ragazze della sua età: il selfie davanti allo specchio con l’iPhone in mano, l’abito dal corpetto scintillante da indossare in discoteca, una vacanza in Sicilia con le amiche. Fino a venerdì. Quella notte maledetta passata al Beach club, una discoteca milanese, alla quale Sofia ha dedicato due video. Aveva le ore contate. All’alba è scattato qualcosa nella testa di Zakaria. Qualcosa che non ha ancora spiegato.

Il movente, infatti, è già un rompicapo per i carabinieri di Cologno Monzese, che stanno cercando di ricostruire, passo dopo passo, la vicenda. Zakaria è corso al comando della polizia locale, ha confessato l’omicidio e per lui la Procura ha disposto un fermo di indiziato di delitto. Cosa sia accaduto tra le 5.58, ora dell’ultimo post della ragazza, e le 9 del mattino, quando Zakaria è arrivato in caserma, è ancora un mistero, che l’indagato non ha chiarito durante l’interrogatorio con il pm di Monza Emma Gambardella.

Il magistrato ha svolto anche un sopralluogo nell’appartamento, dove sono in corso i rilievi della sezione investigazioni scientifiche del Nucleo investigativo dell’Arma.

Mara Fait, infermiera caposala all’ospedale di Rovereto in pensione, invece, da anni subiva le angherie del vicino di casa albanese, Shehi Zyba Ilir, 48 anni, operaio. Pure lui dopo il delitto si è consegnato ai carabinieri e ha confessato. Ora è in carcere a Spini di Gardolo. Alle 20 di venerdì l’albanese, che occupava uno dei cinque appartamenti della palazzina di via Fontani davanti alla quale è avvenuto l’omicidio (gli altri quattro sono di proprietà della vittima), stava tornando dall’orto con un’accetta da taglialegna e, quando si è trovato Mara sulla sua strada, l’ha colpita alla testa davanti agli occhi dell’anziana madre, che si è trasformata nella testimone oculare del delitto.

I rapporti tra i due erano conflittuali da anni per questioni condominiali. E più volte erano sfociati in azioni legali. E Mara aveva chiesto perfino l’attivazione del Codice rosso, il programma di tutela delle donne che subiscono violenze e atti persecutori, ma è rimasta inascoltata. L’ultima denuncia risale allo scorso marzo, quando la donna ha denunciato l’albanese per aggressione. Temeva per la sua incolumità. E ieri è arrivata la prova che non si trattava di paranoie. Shehi ha brandito l’ascia, che poi ha buttato in un cespuglio (dove è stato ritrovato dai carabinieri), e si è diretto in caserma. Agli inquirenti ha detto di essere esasperato e di non ricordare cosa sia successo: «Quando l’ho vista non ho capito più nulla». Poi il black out. Le scene successive le ha raccontate ai carabinieri e al pm Viviana Del Tedesco la mamma della vittima. Il figlio della vittima si è affacciato alla finestra solo in un secondo momento, quando ha sentito le urla. Quando è corso in strada ha trovato il corpo di sua madre a terra e la nonna in lacrime.

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