Pedro Sánchez deve essersi reso conto che la crisi di Ceuta – anzi, l’invasione di Ceuta – è una mina sul suo già malmesso governo. Accantonata la parentesi da influencer estivo alle Canarie, ieri ha convocato in videoconferenza i propri ministri per una riunione straordinaria. Gli sta scoppiando in mano pure il partito.
Da giorni, il deputato socialista Melchor León, vicepresidente della locale assemblea parlamentare, accusa Madrid di diffondere bufale sul ritorno alla normalità dell’exclave, invocando le dimissioni del delegato del governo, Miguel Ángel Pérez Triano, peraltro segretario generale del Psoe ceutino.
Ieri, sentito dall’emittente iberica Antena 3, León ha ribadito che l’esecutivo centrale «ha fornito quattro dati contraddittori» sugli ingressi illegali dal Marocco. «Potete chiedere a qualsiasi cittadino», ha denunciato León, «e vi dirà che qui non c’è normalità. E il problema è che non sappiamo quando la recupereremo».
Il sindaco-presidente della città autonoma, Juan Jesús Viva Lara, ha dato un ultimatum di un mese a Sánchez: se tra 30 giorni la situazione non sarà risolta, si rivolgerà «al potere giudiziario». Che ha già accerchiato il premier: intorno a lui – compresi la moglie e il fratello – ci sono 126 fedelissimi indagati o condannati.
Una circostanza che pesa sul tracrollo politico della sinistra: secondo un sondaggio commissionato da El Mundo, nemmeno aggiornato all’ultimo disastro migratorio, un’alleanza popolari-Vox sbancherebbe alle Cortes e conquisterebbe 38 province su 50.
Il rapporto con il Marocco e la linea di Madrid
Vivas ha confermato che il governo aveva inizialmente «cercato di mascherare la realtà», per poi limitarsi a «una passività quasi assoluta». Quanto ai rapporti con Rabat, preferirebbe «non disturbare il vicino per mantenere quelle che vengono considerate pseudo-buone relazioni».
Non a caso, ieri, durante il summit con la sua squadra, Sánchez ha ribadito che non vuole cambi di linea con i marocchini. I quali, stando a El País, avanzano rimostranze sulle aree contese nel Sahara occidentale e, intanto, rafforzano la cooperazione militare e tecnologica con gli Usa.
I grandi avversari del primo ministro socialista, che recalcitra alla richiesta di Donald Trump di spendere di più per la Nato.
L’emergenza sanitaria e i migranti accampati sulle spiagge
Dinanzi a questa epocale débâcle, il ministro della Sanità, Mónica García, oltre a chiedere un’indagine proprio sul ruolo del Marocco, ha rinfacciato a Vivas, esponente del Pp, di non aver ancora predisposto «spazi sicuri e salubri» per ospitare i migranti e consentire alle autorità sanitarie di monitorarli.
García ha definito il governo ceutino «non sufficientemente agile nella gestione dell’emergenza umanitaria». Quella creata dall’inerzia di Madrid, che ha fallito pure sui rimpatri rapidi.
Con buona pace dei surreali elogi piovuti su Sánchez dall’Italia, dove Elly Schlein e Giuseppe Conte, che in patria tifano per chi ostacola gli allontanamenti degli stranieri, hanno celebrato l’inesistente «record di espulsioni in 48 ore» da parte della Spagna.
Purtroppo, tra gli immigrati si sono verificati focolai di dissenteria, mentre, in spiagge come quella del Trampolín, i nordafricani accampati sguazzano in un mare ricoperto da ogni genere di rifiuti galleggianti.
Se fossimo in un libro, sarebbe Il campo dei santi di Jean Raspail: visionario romanzo fantapolitico del 1973, in cui lo scrittore francese descriveva alla perfezione le conseguenze di uno sbarco massiccio di indiani nel Sud della Francia, tra buonismo dei benpensanti e destino di degrado cui veniva condannata l’agonizzante civiltà occidentale.
A Ceuta arrivano nuovi posti di accoglienza
È stato un altro ministro giunto in visita nell’exclave, quello dell’Inclusione, Elma Saiz Delgado, ad annunciare, ieri, che a Ceuta saranno dispiegati «dispositivi di assistenza umanitaria di carattere temporaneo straordinario» per i migranti, in grado di attivare immediatamente 1.500 nuovi posti di accoglienza. Peccato che le fonti del posto parlino di decine di migliaia di persone che ancora starebbero assediando la città.
Melchor León ha rimproverato ai ministri di venire a Ceuta solo per «farsi una foto». E ha svelato che il Partito socialista minaccia di espellerlo per via delle sue rimostranze.
A sinistra, la faida è totale: i responsabili Esteri di Pd e Psoe, Pepe Provenzano e Javi López, ieri hanno indirizzato una lettera al Pse, qualificando come «inaccettabile» la mossa di Mette Frederiksen, la premier danese schierata con Giorgia Meloni nella linea dura sui migranti e pronta a serrare i confini, poiché adotterebbe «la cornice della destra radicale». «La solidarietà europea non può essere selettiva», si leggeva nella lettera. Per Carlo Fidanza, di Fdi, si tratta di una «imbarazzante fatwa».
La Ue difende Madrid mentre l’Europa si divide
Nonostante il pasticcio conclamato, il commissario Ue per gli Affari interni, Magnus Brunner, a colloquio con il ministro dell’Interno iberico, Fernando Grande-Marlaska, ha lodato la Spagna per il suo «lavoro importante e necessario per proteggere i nostri confini esterni comuni». La verità è che l’Unione è implosa: Roma, giustamente, rivendica e mantiene la sospensione di Schengen; Madrid comunica di aver controllato 4.646 viaggiatori dall’Italia. È la «nuova normalità» dell’Europa.
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