Ferrovia dell’Albula, un’avventura epica tra le Alpi elvetiche e i suoi viadotti
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Non solo un mezzo di trasporto: in Svizzera il treno è un tratto somatico dell’identità nazionale, un patto d’amore tra l’ingegno umano e la maestosità delle Alpi dove i binari non servono a fuggire dal territorio, ma a penetrarlo e ammirarlo. Se la tratta del Bernina è celebre, esiste una sorella, anch’essa patrimonio Unesco, meno nota ma altrettanto emozionante: la Ferrovia dell’Albula.

Un capolavoro ingegneristico talmente integrato nel paesaggio da sembrare disegnato dalla natura stessa. Collega Coira e Thusis a St. Moritz, superando un dislivello di oltre 1.123 metri senza cremagliera, grazie a gallerie elicoidali e viadotti che paiono sospesi nel vuoto.

L’affascinante viaggio della ferrovia dell’Albula

Il viaggio inizia a Coira (raggiungibile con il postale da Bellinzona), capitale del Canton Grigioni, il più grande della Confederazione con 150 valli, tre lingue (italiano, tedesco e romancio) ma anche il meno densamente popolato.

La città più antica della Svizzera vanta eleganti palazzi storici con facciate affrescate e impreziosite da bovindi che raccontano secoli di transiti e commerci transalpini. Antico principato vescovile, Coira ha una maestosa Cattedrale romanica, Santa Maria Assunta, dove sfavilla il più ricco altare tardo-gotico della Confederazione. Per un’esperienza gastronomica, meritano una sosta la Pasticceria Bühler’s, dove si può acquistare la tradizionale torta di noci, e il ristorante Gilde, nell’antica sede della corporazione dei viticoltori.

Con il Swiss Travel Pass, strumento imprescindibile per muoversi in totale libertà tra rotaia, strada e acqua, si sale a bordo dei trenini rossi della Ferrovia retica. Il paesaggio sfila dai finestrini come in un film, tra boschi che mutano colore a ogni stagione, alpeggi punteggiati di baite e valli sospese nel tempo. Quando il convoglio imbocca la curva del Viadotto del Landwasser, la sensazione è quella di volare sui sei archi di pietra a 65 metri d’altezza, prima di entrare nella galleria.

Un percorso per immergersi nella storia e nella natura

Alla romantica stazione di Filisur si accede al Landwasserwelt, un insieme di esperienze possibili fino a fine ottobre per ammirare il viadotto da prospettive inedite. A bordo della Navetta panoramica del Landwasser si percorre lentamente il viadotto (costruito dal 1901 in soli 19 mesi) e si scende alla fermata in prossimità della piattaforma panoramica Hennings, dove si possono scattare splendide foto dall’alto.

Oppure, sempre da Filisur, si sale sul Landwasser Express, trenino su gomma che, costeggiando il torrente tra boschi e prati, conduce sotto il viadotto, dove un punto di ristoro offre aperitivi e delizie al barbecue.

Il viaggio prosegue verso Bergün, la stazione successiva. Un borgo incantato con le tipiche case engadinesi decorate a sgraffito e portali ad arco che raccontano un passato di prosperità e di fiero isolamento. Il Museo etnografico, l’Ortsmuseum, ospitato in una casa del XVI secolo, è un viaggio nella resilienza delle comunità alpine e ospita un plastico della tratta Bergün-Preda, famosa anche per la pista da slittino illuminata più lunga d’Europa, la Preda-Bergün di 6 chilometri.

I filoni letterari legati alla ferrovia dell’Albula

All’ultimo piano ci si immerge nell’atmosfera bucolica del romanzo di Johanna Spyri: Heidi. Bergün e il borgo di Latsch, abbarbicato sopra il paese, sono stati i set cinematografici per il celebre film del 1952 e il remake del 2014. Nei pressi della stazione, il Museo ferroviario dell’Albula, celebra l’epopea della Ferrovia retica: oltre seicento cimeli storici, planimetrie d’epoca e un gigantesco plastico illustrano la titanica impresa ingegneristica che, tra viadotti arditi e gallerie elicoidali, ha unito l’uomo alla montagna senza violarne la bellezza.

Per un soggiorno d’altri tempi, l’hotel Kurhaus resta un baluardo della Belle Époque, con la sua spettacolare sala da ballo color azzurro cielo e i mobili d’epoca.

Ultima tappa è Davos, raggiungibile da Filisur anche a bordo di un suggestivo trenino storico anni Venti. Se oggi è nota per il World Economic Forum, è perché Thomas Mann nel capolavoro La montagna incantata menziona l’ex sanatorio di Schatzalp (oggi un hotel dall’anima Art Nouveau raggiungibile in pochi minuti dal centro in funivia), Davos è, soprattutto, un tempio dell’outdoor con 700 chilometri di sentieri e percorsi per mountain bike, oltre a 300 di piste da sci e 190 per lo sci di fondo. La meta ideale per chi cerca l’energia rigenerante della montagna svizzera da raggiungere in treno.

Informazioni: www.rhb.ch, www.myswitzerland.com, shop.landwasserwelt.ch.

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