Il Judo arriva in Italia con la spedizione contro i «Boxer». Oggi lo praticano in 120.000
  • Il Judo in Italia: un’arte marziale venuta dal mare. Le prime lezioni ai militari italiani avvennero a bordo dell’ incrociatore della Regia Marina «Marco Polo» nel 1906.
  • Lungo la Penisola si contano circa 120.000 atleti, oltre 3.000 insegnanti tecnici e altrettante società affiliate alla federazione.

Lo speciale contiene due articoli.

I primi contatti tra gli italiani e quella che veniva allora chiamata la «lotta giapponese» avvennero all’alba del ventesimo secolo. Il luogo dell’incontro fu la Cina degli anni successivi alla rivolta dei «Boxer», alla cui repressione partecipò un contingente militare internazionale. L’Italia di Luigi Pelloux, primo ministro di estrazione militare già eroe di Porta Pia, inviò un corpo di spedizione della Regia Marina. Al termine delle ostilità all’Italia fu assegnato il controllo sulla Concessione di Tientsin dove i marinai italiani vennero a contatto con i colleghi giapponesi che praticavano una lotta particolare chiamata ju-jitsu. La curiosità per quell’arte marziale ignota agli uomini di marina italiani spinse l’allora ministro Carlo Mirabello ad approfondire la conoscenza di quella lotta dura e al contempo armoniosa attraverso i suoi uomini a Tientsin. Le prime lezioni ai militari italiani avvennero a bordo dell’ incrociatore della Regia Marina «Marco Polo» nel 1906. Non sapevano, quei giovani uomini di mare, che le mosse che stavano imparando da un maestro giapponese trovato a Shanghai di quella disciplina venuta da lontano risalivano al 230 a.C. Le cronache imperiali giapponesi riportano storie di mitici incontri tra campioni dell’«arte della cedevolezza» (traduzione delle parole ju-jitsu). Nascosta tra storia e leggenda, l’origine del ju-jitsu si farebbe risalire alle osservazioni di un medico giapponese il quale, durante un viaggio in Cina per studiare i punti vitali del corpo allo scopo di migliorare le tecniche di rianimazione, notò che a differenza degli alberi più robusti i cui rami si spezzavano per il peso della neve caduta su di essi, quelli dei salici flessuosi assecondavano il peso e, flettendosi sinuosamente, se ne liberavano rimanendo intatti. Da qui sarebbe nato il principio basilare del Ju-jitsu (e in seguito del Judo), vale a dire lo sfruttamento della forza e della massa dell’avversario a scopo di difesa. La data ufficiale della nascita del Judo è l’anno 1882. In quell’anno Jigoro Kano, uno studente universitario appassionato di arti marziali antiche e ormai in declino nel giappone aperto alla cultura occidentale, elaborò i segreti del Ju-jitsu trasformandoli in quello che diventerà l’arte marziale ancora oggi praticata in tutto il mondo, il Ju-do o la «via dell’adattabilità». La nuova disciplina insegnata nella sua palestra Kodokan, seppur osteggiata dai seguaci della antica tradizione Ju-jitsu, si fece largo nelle scuole di tutto il Giappone e tra gli uomini della Marina imperiale. A partire dagli anni Venti Jigoro Kano, ormai famoso in Patria, iniziò una lunga tournée in Europa per divulgare la conoscenza del nuovo «Kodokan (metodo) Ju-do».
Mentre il maestro Kano perfezionava le tecniche (kata e go-kyo) nella sua scuola di Tokyo, sulla nave «Vesuvio» ancorata nel porto di Shanghai il marinaio Carlo Oletti si innamorava della nuova disciplina conosciuta grazie ai marinai giapponesi e iniziava lo studio del Judo . Trasferitosi in Giappone, Oletti fu il primo italiano a raggiungere il traguardo del 1°dan, grado superiore dopo il conseguimento della cintura nera. Rientrato in Italia dopo la Grande Guerra, fu trasferito alla scuola militare di educazione fisica di Roma, dove il Judo approdò come insegnamento.
Soltanto sette anni più tardi, nel luglio 1928, Jigoro Kano fece visita a Roma. E lo fece quasi di sorpresa, proveniente da Parigi, informato di un’interessante iniziativa sportiva da Harukichi Shimoi, un intellettuale giapponese amico di Gabriele d’Annunzio da anni residente in Italia. Alla Associazione Sportiva Trastevere il giornale futurista «L’Impero» aveva organizzato per la prima volta una competizione di Judo aperta al pubblico e Jigoro Kano volle essere presente alla «prima» italiana di quella disciplina di cui era maestro universale. Il maestro di cerimonia naturalmente fu Carlo Oletti, che illustrò i princìpi del Judo agli spettatori. Sul tatami, il tappetino di gara, anche un maestro giapponese, Mata Katsumori. Prima della kermesse, i cronisti raggiunsero il maestro Kano all’Hotel Royal e lo intervistarono, riuscendo a mettere nero su bianco per bocca di chi lo aveva inventato i fondamenti sportivi, intellettuali e spirituali del Judo. Un’arte – a detta di Kano – «che non ha solamente lo scopo di educare il corpo, ma vuole plasmare moralmente ed intellettualmente l’individuo per formarne un ottimo cittadino». (L’Impero n.160-1928).

Jigoro Kano tornerà in Italia nel 1934 quando il Judo, pur non essendo diventato uno sport popolare, sarà sempre più diffuso nelle scuole militari italiane, tra le quali si distinse quella dell’Arma dei Carabinieri. Tra i militari della Legione Allievi primeggiò nella pratica del Judo il maresciallo Pierino Zerella, campione assoluto negli anni Venti. Jigoro Kano fece in quell’occasione visita alle società sportive che praticavano l’arte marziale da lui fondata nel 1882. Allo scoppio della guerra, il Judo ebbe una decisa battuta d’arresto, per riprendersi soltanto agli inizi degli anni Sessanta, quando in Italia apriranno numerose palestre dedicate all’arte marziale che nel 1964 in via sperimentale fu ammessa ai giochi olimpici, per poi essere confermata definitivamente ai tragici giochi olimpici di Monaco 1972, terminati con l’assalto dei terroristi palestinesi al villaggio olimpico. All’olimpiade successiva, quella che si svolse a Montreal nel 1976, la nazionale italiana di Judo centrò terzo posto grazie a Felice Mariani. Ezio Gamba, bresciano del gruppo sportivo dei Carabinieri troverà l’oro nelle tormentate olimpiadi di Mosca del 1980, per partecipare alle quali lo sportivo dovette congedarsi dall’Arma a causa del boicottaggio contro gli organizzatori sovietici dopo l’invasione dell’Afghanistan. Gamba vinse ai punti in una finale emozionante contro il britannico Neil Adams, un trionfo che portò il primo oro olimpico nella storia del Judo Italiano. Nel 1984 a Los Angeles Ezio Gamba si ripeterà: la medaglia d’argento arriverà dopo la sconfitta in finale contro il coreano Byeong Keun Ahn. La carriera di Gamba proseguirà fino alle Olimpiadi di Seoul 1988, terminate le quali annunciò il ritiro per iniziare una lunga e proficua carriera da allenatore. Proprio nel paese che lo vide indossare la medaglia d’oro, la Russia, il judoka italiano divenne un mito. Già allenatore della nazionale italiana fino al 2004 e per un periodo coach della delegazione africana, Gamba dal 2009 è stato allenatore della nazionale della Federazione russa. Per i successi collezionati fu insignito della nazionalità russa per mano di Vladimir Putin, presidente cintura nera di Judo, il quale più volte si allenò con il judoka bresciano. Con l’invasione dell’Ucraina Ezio Gamba ha rassegnato le proprie dimissioni.

Tra i campioni che hanno reso grande l’Italia del Judo, uomini e donne. Nel palmarès della Federazione Italiana Judo, Lotta Karate e Arti Marziali (Fijlkam) troviamo Alessandra Giungi (bronzo a Seoul 1988), Emanuela Pierantozzi (argento a Barcellona 1992), Girolamo Giovinazzo (argento ad Atlanta 1996 e bronzo a Sydney 2000), Ylenia Scapin (due bronzi a Atlanta 1996 e Sydney 2000). E poi Giuseppe Maddaloni (oro a Sydney 2000), Lucia Morico (oro ad Atene 2004).

L’arte marziale fondata da Jigoro kano ebbe seguito anche tra le celebrità dello spettacolo. Tra i vip che si sono dedicati al Judo anche ad alti livelli ricordiamo l’attore Peter Sellers (che fu presidente della Judo Society di Londra), Chuck Norris (cintura nera conseguita in Corea durante il servizio militare). Tra i musicisti Simon Le Bon e la moglie Yasmin. Tar i politici, oltre al già citato Vladimir Putin, anche il presidente Usa Theodore Roosevelt, il primo politico a cimentarsi nell’arte marziale giapponese. Alberto II di Monaco è cintura nera 1°Dan. Pierre Trudeau, già premier canadese e padre di Justin addirittura cintura nera 2°Dan.


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