- L’ex radicale è indigesto per i progressisti brianzoli, che temono le urne deserte alle suppletive per il Senato Lui fa spallucce e nel comizio finale attacca i Pro vita: «Dimostrano ignoranza». Il segretario non si fa vedere.
- Il movimento autonomista altoatesino pronto alla svolta storica e i big del Nazareno sono in fibrillazione. Stefano Bonaccini sbotta: «Devono allearsi con noi, siamo europeisti».
Lo speciale contiene due articoli.
«Il nostro Pd è stato umiliato da quello di Roma». Non usa mezzi giri di parole un notabile dem di Monza e Brianza, sotto pegno dell’anonimato, nel commentare l’avvicinamento del partito alle prossime suppletive per il Senato che si terranno domenica 22 e lunedì 23. Il seggio che fu di Silvio Berlusconi se lo contendono principalmente Adriano Galliani per il centrodestra, Marco Cappato per il centrosinistra e Cateno De Luca con la sua lista Sud chiama Nord.
Ma se Galliani ha dalla sua parte tutto lo squadrone al governo e De Luca la nazionale dei siciliani trapiantati in Brianza, sulla figura dell’ex radicale Cappato si è consumata l’ennesima tragedia democratica. Già, perché il Partito democratico della Provincia locomotiva della Lombardia, da mesi mastica amaro, anzi amarissimo. Non è stato sufficiente governare (espugnando, in alcuni casi) le città principali della Brianza. Non è bastato avere una rosa di nomi di potenziali candidati da mettere in competizione con la lepre Galliani provenienti dal territorio. Non è bastato appellarsi ai vertici nazionali del partito (una lettera firmata da tutti i maggiorenti locali e condivisa da centinaia di elettori della base: caso uno in un territorio che storicamente non ha mai preso così platealmente posizione contro le scelte nazionali, di qualsiasi schieramento) in cui si chiedeva «non una candidatura di testimonianza, ma una candidatura che rappresenti un campo politico e renda leggibile la storia di un impegno che il nostro territorio non ha mai fatto mancare».
Non è bastato niente di tutto questo: Elly Schlein ha tirato dritto, il suo Pd aperto e inclusivo ha imposto il nome di Cappato sopra tutto e sopra tutti, infischiandosene di elettori, militanti, dirigenti, amministratori pubblici e tutta la compagnia cantante della sinistra. Che si è ritrovata dalla sera alla mattina, come alfiere, l’autocandidato tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. La Schlein ha imposto la candidatura di bandiera, quella dei diritti e dell’agenda woke su cui c’è scritto, a caratteri cubitali, che il fine vita è la priorità, i diritti per tutti, mettendo da parte il suo partito e, nel cono d’ombra dell’ideologia, i veri temi della zona: lavoro, immigrazione e sicurezza, trasporti e infrastrutture. Ieri, nel comizio conclusivo, ha attaccato Jacopo Coghe e Massimo Gandolfini di Pro vita: «Hanno chiesto di non votarmi, dimostrano ignoranza». Che, presa la sberla da Roma, ha abbandonato il «papa nero». Cappato è andato in giro per la Brianza a propugnare più cannabis per tutti e libertà di morire quando si vuole, facendo inorridire i suoi potenziali elettori. Va bene il proverbiale rospo da ingoiare, ma lui si è rivelato troppo indigesto per molti. Prima che la Schlein scegliesse Cappato, il centrosinistra brianzolo credeva nel recupero e nel sorpasso a Galliani. Ora, a distanza di settimane dal diktat di Roma, in Brianza rabbia e amarezza sono ancora palpabili.
Il Pd non ha praticamente fatto campagna elettorale per Cappato. Sui social, i post elettorali riguardano solo una piccola tavola rotonda con il candidato allestita a inizio settimana e con temi selezionati: sanità pubblica, autostrada Pedemontana, salario minimo. Si parla di tutto, dal sostegno alle Ong alla Palestina, da sit-in contro Vannacci alla Finanziaria. Ma Cappato non c’è. In questa solitudine dei numeri primi, l’ex radicale ha rivendicato l’assenza di simboli di partito nella sua campagna elettorale: «L’ho fatta con i circoli, con i militanti, con i sindaci. Perché la mia non è una candidatura imposta dall’alto dai partiti», ha dichiarato ieri alla Stampa. Come no, quelli brianzoli lo vedono come fumo negli occhi. Galliani ha potuto contare sul sostegno di mezzo governo, da Antonio Tajani a Matteo Salvini. La Schlein, in Brianza, non ci verrà. «Ritengo che questo metodo sia stato coerente per dare una risposta a quelle che sembravano essere le preoccupazioni iniziali, cioè di una candidatura imposta», ha spiegato ancora Cappato alla Stampa. In realtà, quella del segretario Pd è un vera e propri scelta di autoconservazione visto che una sua epifania in Brianza le avrebbe potuto riservare solo pernacchie e contestazioni. «La base è arrabbiata», spiegano dalle stanze dei bottoni dem, «quasi nessuno ha accettato di fare campagna elettorale per Cappato e noi non possiamo chiedere ai nostri volontari di volantinare per lui».
Se è difficile mobilitare i volontari, figuriamoci i generali: è emblematica, in questo senso, la sparizione del sindaco di Monza, Paolo Pilotto, dal confronto pubblico organizzato da Cappato con lui e con Beppe Sala. Il sindaco che ha riportato nella città di Teodolinda le insegne del centrosinistra è rimasto al tavolo dei relatori una manciata di minuti, salutando in maniera fredda i convenuti prima di eclissarsi. Una dimostrazione plastica delle lacerazioni del centrosinistra locale. In effetti Cappato una cosa l’ha realizzata: ha tirato su dal nulla un mini comitato elettorale, fatto per lo più di giovani e giovanissimi che, in numero comunque esiguo, hanno presidiato il territorio. Il rifiuto democratico lo ha esposto ad alcune scene quantomeno comiche, come testimonia il filmato che lo vede volantinare nel centro storico di Monza, insieme a una manciata di ragazzi, nel deserto più assoluto.
Alla fine, è sempre il risultato dell’urna che conta. «Ma senza un nostro rappresentante», è la paura dei dem, «i nostri elettori potrebbero decidere di disertare le urne o di votare scheda bianca». Una sciagura che il neo eletto segretario brianzolo del Pd, Lorenzo Sala, in un’intervista rilasciata ad Affaritaliani.it, ha subito tramutato in strategia: «Cappato può smuovere un bel pezzo di elettorato. A destra hanno paura dell’astensionismo». Quindi, per vincere, gli elettori del Pd non devono andare a votare. Vuoi vedere che la scelta della Schlein di candidare Cappato può risultare vincente?
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