La Milano «green» trascura il verde. Sfalci ridotti e parchi come giungle
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Come mascherare la volontà di risparmiare sulla manutenzione del verde? Semplice, spacciare le erbacce incolte per una scelta green. È quanto è stato escogitato dalla verdissima giunta comunale di Milano che, alla fine di aprile 2025, aveva comunicato di aver deciso il raddoppio delle «aree a sfalcio ridotto», ovvero le zone verdi in cui l’erba «sarà mantenuta più alta» rispetto alla decenza: sono passate, infatti, da 54 a 111, «distribuite in tutti i Municipi per un totale di circa 1,8 milioni di metri quadrati sui 19 milioni gestiti direttamente dal Comune».

Una scelta che la giunta Sala spaccia, dopo la sperimentazione dei mesi scorsi, come finalizzata alla promozione della «sostenibilità ambientale» ma che cela meri interessi di bilancio. L’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha osservato, durante la «sperimentazione» dell’incolto assurto a regola di buona amministrazione, «un aumento della biodiversità di insetti nelle zone non sfalciate con picchi del 30% rispetto a quelle sfalciate frequentemente», con picchi anche del 60%. Con gli stessi obiettivi, spiegava un anno fa Palazzo Marino, «aumentano anche i prati fioriti che saranno oltre 60, circa il doppio rispetto all’anno precedente».

Un progetto che, un anno dopo, mostra le corde: le aree verdi pubbliche sono diventate giungle impraticabili, complice anche l’alternanza di sole e abbondante pioggia, le foto che si possono vedere sui social sono eloquenti. Sono sì un paradiso degli insetti, ma sono diventate un inferno per i cittadini. Il confine tra pollice green e cattiva manutenzione è talmente labile che Davide Rocca, consigliere del Municipio 4 per Fratelli d’Italia, si è presentato nella riunione di giovedì sera del Consiglio straordinario municipale con un decespugliatore in mano e una maschera protettiva calata sul volto. Una protesta inscenata per esprimere il proprio dissenso nei confronti del Comune per la gestione del verde pubblico. «È stato il simbolo concreto di ciò che oggi manca a Milano: la manutenzione ordinaria», spiega Rocca, «da anni questa amministrazione racconta una città “green”, sostenibile, attenta alla biodiversità.

Nel frattempo, però, i cittadini convivono con erba alta, parchi trascurati, aree verdi non fruibili, giochi degradati e quartieri lasciati nell’abbandono». Dal 1° ottobre dello scorso anno, la gestione del verde pubblico è stata affidata a MM, la spa comunale. Il cambio non ha portato, finora, gli effetti sperati dai cittadini: continuano le segnalazioni di giovani alberi messi a dimora e abbandonati al proprio destino, prati invasi dalla pattumiera che non viene rimossa prima del taglio (con conseguenze facilmente immaginabili), decine (se non centinaia) di alberi tagliati anche a causa della cattiva manutenzione ricevuta negli ultimi anni. «Milano merita manutenzione vera, non giustificazioni ideologiche usate per mascherare inefficienze evidenti». Beppe Sala si fregia di guidare una giunta green. A fine della sua esperienza amministrativa, però, il green che resterà sarà soltanto quello incolto.

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