Gli eurosocialisti usano il caso Salis contro l’intesa tra Orbán e meloniani
Ansa
  • Sessione plenaria del Parlamento di Strasburgo dedicata alla ragazza prigioniera a Budapest. Ma ai deputati ungheresi è impedito di parlare. Elly Schlein rivela il vero motivo dell’iniziativa: evitare che Fidesz entri in Ecr.
  • Il papà di Ilaria attacca l’esecutivo. Prima l’incontro con Antonio Tajani e Carlo Nordio, poi l’accusa: «Il governo ci ha abbandonati». I ministri spiegano di non poter interferire nelle vicende giudiziarie di un altro Stato.

Lo speciale contiene due articoli.

Un fantasma si aggira per l’Europa. È Viktor Orbán che rischia di diventare l’ago della bilancia alle prossime elezioni. Per questo sul premier ungherese si concentrano le attenzioni della sinistra, impegnata a enfatizzare la sua presunta impresentabilità internazionale. È accaduto anche ieri, quando in assemblea plenaria a Strasburgo è stato al centro degli strali comunitari sul caso Ilaria Salis, accusato di «detenzione vessatoria» e di «avere scambiato l’Europa per un bancomat».

Le plenarie di Strasburgo ormai sono comizi elettorali. Lo stesso spirito speculativo con cui due settimane fa fu calendarizzato un dibattito surreale sul ritorno del fascismo in Italia (dopo i saluti romani ad Acca Larentia) ha caratterizzato ieri i lavori. Prima dell’invasione dei trattori, prima degli aiuti all’Ucraina, prima della delicatissima questione Israele-Hamas, prima della spedizione navale contro i ribelli Huthi, ecco comparire in aula il tema più cruciale: le manette della maestra col manganello. Titolo che affligge i cuori: «Detenzione e trattamento riservato all’italiana Ilaria Salis nelle carceri ungheresi».

Il dibattito si è rivelato un boomerang, demolito da un intervento introduttivo (in italiano) della deputata ungherese Eniko Gyori (Fidesz) che rivolgendosi alla presidente Roberta Metsola ha dipinto uno scenario un po’ diverso rispetto alla narrazione mainstream. «Ilaria Salis è stata arrestata in Ungheria per aver brutalmente aggredito dei cittadini ungheresi, insieme ad altri, selezionandoli casualmente in base al loro abbigliamento. Questa parte di plenaria viola i valori europei. Uno Stato membro, l’Ungheria, è gravemente accusato, e in quanto deputato ungherese non mi è concesso il diritto di intervenire nel dibattito».

Poi fra la sorpresa generale Gyori ha aggiunto: «Questo non rispetta il principio del giusto procedimento, va contro lo Stato di diritto. Il Parlamento europeo sta assumendo il ruolo di un tribunale e non concede la parola all’accusato. Mi chiedo che tipo di procedura è questa, mentre la situazione di base è che una cittadina italiana è stata arrestata a Budapest per aver brutalmente aggredito cittadini ungheresi. Tutto è stato registrato dalle telecamere di sorveglianza; ci accusa di trovarsi in condizione non degne ma ci ha mentito durante la procedura legale. La verità è che un criminale, cioè una persona, ha commesso dei crimini molto gravi in Ungheria».

Mentre a sinistra venivano ribadite le accuse di vessazione orbaniana di una vittima democratica, è intervenuto Piero Fiocchi (Fdi): «Il dibattito non avrebbe dovuto neanche avere luogo, è solo un’occasione dell’opposizione italiana per attaccare l’Italia e l’Ungheria, e lo dimostra la presenza della leader Pd qui a Strasburgo». A mettere il dito nella piaga ecco Jean-Lin Lacapelle (gruppo di Marine Le Pen): «Per l’ennesima volta il Parlamento ha messo all’ordine del giorno una discussione ostile all’Ungheria. Il pretesto è la condizione dei detenuti in carcere, tra cui Ilaria Salis, motivata da ideologia di estrema sinistra violenta. Lei è entrata in Ungheria per imporre la sua legge attaccando dei nazionalisti con dei martelli. Se fossero stati dei nazionalisti a varcare la frontiera per attaccare la sinistra, l’Ue urlerebbe a morte. Invece ora si preoccupa dell’aggressore e non delle vittime».

Anche questa volta a spettacolarizzare un fatto di cronaca per trasformarlo in uno show politico-mediatico è stato il Pd, che ieri ha organizzato un flash-mob a supporto, con la partecipazione straordinaria di Elly Schlein. Il gruppo socialista guidato da Iratxe Garcia Perez si è subito adeguato e il Ppe si è accodato con subalternità. La protesta in piazza ha visto i rappresentanti dem esporre cartelli («Riportiamo a casa Ilaria», «Le catene non sono degne dell’Europa») che contestavano le condizioni detentive in Ungheria della donna italiana, accusata di lesioni aggravate ai danni di due militanti di estrema destra.

Prima di andare in piazza, Schlein ha sottolineato che «il governo si è occupato di questo caso con enorme ritardo e in modo insufficiente. Il ministro Carlo Nordio si è detto addolorato e sorpreso ma i diritti di Salis sono stati lesi davanti al mondo, e lei non se ne fa nulla del dolore e della sorpresa di Nordio». Poi la segretaria piddina si è lasciata scappare il vero motivo del circo Medrano da esportazione: «Ho trovato imbarazzante che Giorgia Meloni sia pronta ad accogliere Orbán nel suo gruppo europeo a braccia aperte».

La coloritura della vicenda è chiara: il fantasma ungherese va tenuto nell’angolo. L’Europa a trazione socialista mostra ormai una paura ancestrale per le elezioni di giugno e in questo contesto diventa fondamentale impedire che Orbán entri nel gruppo dei Conservatori, dove lo attende Meloni. Una mossa alla quale la premier italiana sta lavorando per modificare gli equilibri elettorali. Uno scacco che sta mandando nel panico la maggioranza Ursula al tramonto.

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