- Il ministero raccomanda tre dosi anche ai lattanti e la Toscana si attrezza: fino a 3.000 euro ai pediatri più efficienti. Mosse in linea con l’Oms, tornata alla carica con profilassi di massa e mascherine pure all’aperto.
- La Commissione contesta la sentenza di luglio della Corte europea che condannò l’assenza di trasparenza sui contratti per le fiale. A novembre udienza sul Pfizergate.
Lo speciale contiene due articoli.
Non ha insegnato nulla il brusco calo delle vaccinazioni in tutto il mondo, al minimo storico degli ultimi quindici anni dopo la travagliata gestione pandemica e la crescente diffidenza della popolazione a seguito degli obblighi diretti e indiretti all’inoculazione. L’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della Sanità, diretto da Hans Kluge, ha lanciato la nuova campagna contro i virus respiratori e tra questi, oltre all’influenza, è riapparso il Covid.
«Nessuno conosce i tuoi rischi meglio di te», è l’accativante slogan dell’operazione, che punta a rendere l’immunizzazione contro il Covid una «parte normalizzata della vita quotidiana». Colpa della «lunga transizione del Covid da emergenza acuta a rischio in corso», si legge sul sito dell’Oms che giustifica il lancio della nuova campagna parlando di «momento cruciale». In Italia corrisponde a 195 persone decedute «con Covid» negli ultimi trenta giorni e 39.245 casi in un mese, la maggioranza dei quali asintomatici (dati Epicentro/Iss).
L’Oms ha inserito la «normalizzazione» della vaccinazione anti Covid in mezzo ad altre quattro «semplici azioni» da seguire, tra cui «restare a casa se si è malati, lavarsi le mani, areare i luoghi chiusi» ma anche, per l’appunto, «vaccinarsi» e «indossare una mascherina se si è all’aperto, in particolare se si appartiene a un gruppo a più alto rischio di Covid grave, per proteggere gli altri intorno a voi» (sic). Centinaia di migliaia di pagine vergate dai più autorevoli scienziati globali, che hanno chiarito una volta per tutte che non ci sono evidenze scientifiche che la mascherina protegga dal Covid – vieppiù all’aperto, vieppiù come protezione nei confronti del prossimo – non sono, insomma, servite a niente.
Gli obiettivi della campagna dell’Oms Europa sono anziani, donne in gravidanza e persone vulnerabili, i cosiddetti «fragili»: «Se appartieni a uno di questi gruppi, fai particolare attenzione a rimanere protetto», recita il comunicato dell’organizzazione. La campagna di quest’anno – ha spiegato la funzionaria Oms Cristiana Salvi – incoraggia le persone a «fare scelte responsabili per se stessi e la loro comunità»: l’ennesimo richiamo di «protezione della collettività» nonostante l’ormai reiterata evidenza che la vaccinazione anti Covid non impedisca l’infezione e dunque – al netto degli effetti collaterali – la sua utilità come misura pubblica collettiva sia pari a zero.
«Come parte della responsabilità condivisa, il ruolo delle autorità governative rimane cruciale», ha esortato l’Oms Europa. L’Italia non se lo è fatto dire due volte: la circolare del ministero della Salute del 23 settembre, a firma del direttore generale Francesco Vaia, ha come oggetto proprio le «indicazioni e raccomandazioni per la campagna di vaccinazione autunnale/invernale 2024/2025 anti Covid» e raccoglie le raccomandazioni dell’Oms e dell’Emergency Task force dell’Ema) sull’aggiornamento dei vaccini rispetto alla variante JN.1 «tenuto conto dell’attuale quadro epidemiologico», che è appunto quello sopra citato. Come noto, gli unici in commercio sono quelli dei vaccini Comirnaty, prodotti dalla Pfizer.
«È prevista singola dose di Comirnaty JN.1», si legge nel documento ministeriale, «anche per coloro che non sono mai stati vaccinati (ciclo primario). La distanza dalla dose di vaccino anti ‑covid più recente deve essere di almeno tre mesi». Nonostante già ai tempi della pandemia la mortalità degli 0-19 anni fosse dello 0,0003 per cento, i bambini non sono risparmiati dalla campagna vaccinale anti covid, anzi: «Per i bambini dai 6 mesi ai 4 anni compresi che non hanno completato un ciclo primario di vaccinazione o senza storia di infezione Covid pregressa», si legge, la vaccinazione prevede nientemeno che «tre dosi (di cui la seconda a tre settimane dalla prima e la terza a otto settimane dalla seconda)». Nella circolare del ministero è specificato che si raccomanda «la valutazione del rapporto benefici/rischi specifico per età e genere», oltre che «l’attenzione nel segnalare tempestivamente qualsiasi sospetta reazione avversa al sistema di farmacovigilanza dell’Aifa […], sia dagli operatori sanitari che da ogni cittadino». Purtroppo, il format di segnalazione è lo stesso dei tempi pandemici, complicato e farraginoso.
Il dicastero guidato da Orazio Schillaci raccomanda alle Regioni di implementare le più opportune misure organizzative e invita alla «collaborazione operativa» i medici di base e i pediatri. La Regione Toscana ha accolto tempestivamente l’invito e ha promesso premi di produzione fino a 3.000 euro ai pediatri che vaccineranno più bambini, istituendo 28 squadre di pediatri vaccinatori. La delibera approvata dalla giunta del governatore toscano Eugenio Giani (Pd), a seguito dell’accordo con i pediatri locali, conferma il gettone a chi raggiungerà gli standard di copertura vaccinale per bambini e ragazzini: più bimbi saranno inoculati, più gli operatori guadagneranno.
L’iniziativa di normalizzazione della vaccinazione antiCovid tra quelle annuali, anche e soprattutto tra i bambini, è stata rilanciata con entusiasmo dalle virostar dei tempi pandemici: «Sembra un raffreddore ma ti annienta: il Covid è ancora un rischio vita per i soggetti fragili e a rischio», ha dichiarato il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, «è importante la protezione offerta dalla vaccinazione».
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