- Al bando della Protezione civile rispondono in 50.000, ma ormai è tardi. I medici di base si fanno pagare per effettuare i tamponi.
- Sergio Mattarella preoccupato per l’ordine pubblico convoca il Consiglio supremo di Difesa.
Lo speciale contiene due articoli.
In due giorni quasi 50.000 giovani hanno risposto al bando pubblicato sul sito della Protezione civile che cercava 2.000 addetti da coinvolgere nell’attività di tracciamento dei contatti dei positivi al Covid-19 (contact tracing). Una buona notizia, ma che arriva puntualmente in ritardo, visto che di tracciamento e isolamento dei positivi si parla da marzo e che da agosto giace, inascoltato, al ministero, almeno un piano per la gestione degli asintomatici, vero nodo nevralgico nella diffusione del virus.
Lascia alquanto perplessi inoltre il numero di persone richieste per un’azione così capillare come raggiungere e monitorare ogni contatto di un positivo. Davvero in tutta Italia, con l’impennata di positivi, ci mancano solo 2.000 operatori? Il ministero degli Affari regionali infatti cercava 1.500 unità tra personale medico e sanitario e 500 addetti all’attività amministrativa da impiegare, su base territoriale, per rafforzare l’attività di ricerca e gestione dei contatti dei casi positivi. Si sono presentati 48.736 candidati giovani e studenti: 9.282 medici, 2.717 infermieri, 1.982 assistenti, 8.210 studenti e 26.545 amministrativi. In una nota il ministero ha elogiato la «risposta importante» e «il senso di responsabilità e partecipazione collettiva nell’affrontare l’emergenza» e ha ringraziato i candidati: medici abilitati e studenti degli ultimi anni delle lauree triennali in infermieristica e assistenza sanitaria.
Ora le Regioni provvederanno a fare le liste per le assunzioni, ma le polemiche non mancano. «È sconfortante apprendere quanto sta accadendo in seno al dipartimento della Protezione civile», dice Antonio De Palma, presidente del sindacato Nursing up, secondo cui, nel ricercare studenti non ancora abilitati «si mette una toppa alla più volte denunciata e pericolosa carenza di personale nel Ssn». Tardi arriva questa ennesima pezza per contenere l’epidemia. Questi 2.000 operatori infatti non sono inseriti in un piano definito da stanziamenti economici, risorse e tempi. Senza una strategia, come dicono gli esperti, ci troviamo a rincorrere il virus, ma in questo modo non si doma l’onda dei contagi, piuttosto si rischia di esserne travolti. Tra due settimane, se la curva dei positivi si abbasserà, per non farla risalire sarà fondamentale il lavoro di tracciamento. In una situazione territoriale già disorganizzata, con solo 2.000 persone in più in tutta Italia, ci si domanda se si potrà davvero contattare i possibili contagiati e monitorare le loro condizioni di salute.
Certo, non manca la buona volontà (a pagamento) nemmeno nei medici di medicina generale e pediatri del territorio. Il progetto per i tamponi rapidi direttamente dal medico di famiglia e dal pediatra è in fase di firma. Ministero della Salute e sindacati dei medici starebbero infatti definendo l’intesa che stabilisce come, per tutta la durata dell’emergenza Covid, si occuperanno di effettuare tamponi rapidi o altro test di sovrapponibile capacità diagnostica prevedendo l’accesso dei pazienti su prenotazione e previo triage telefonico. L’accordo, che dovrebbe alleggerire l’accesso ai pronto soccorso, presi d’assalto in questi giorni, prevede una remunerazione media di 15 euro. Medici di famiglia e pediatri riceveranno 12 euro se il tampone rapido antigenico viene effettuato al di fuori dallo studio (ad esempio nelle Case della salute, in locali predisposti dalle Asl, nei tendoni della Protezione civile, eccetera), mentre avranno 18 euro se il test viene eseguito nello studio del medico o del pediatra, adeguatamente organizzato. È prevista anche la possibilità di fare i test presso il domicilio del paziente. Per remunerare i medici il ministero della Salute ha garantito che, molto probabilmente nel decreto Ristori, saranno stanziati 30 milioni di euro fino al 31 dicembre 2020. Si stimano quindi circa 2 milioni i tamponi rapidi a disposizione dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
La fornitura, ancora una volta, sarà affidata al commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. La via comunque non è rapida per l’attuazione di questo ennesimo tentativo del governo di tamponare l’emergenza che, a differenza di marzo, era attesa. Una volta raggiunto l’accordo con i sindacati, la palla passerà nuovamente al Comitato di settore, quindi alla Corte dei conti e in Stato-Regioni dovrebbe esserci il via libera definitivo. Ottimisticamente l’intenzione è di terminare l’iter direttamente questa settimana in modo che già dai primi di novembre i medici di medicina generale e i pediatri possano fare i test. Nell’accordo si amplierebbe ai medici la possibilità di fare la diagnostica di primo livello, prevista dalla scorsa legge di Bilancio in cui furono stanziati 235 milioni. A curare l’acquisto delle apparecchiature come ecografi, dispositivi per l’elettrocardiogramma, holter, spirometro, eccetera, sarà come detto Arcuri, sperando che stavolta ci sia una gestione migliore di quanto fatto con mascherine e banchi a rotelle.
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