Le Borse crollano in tutto il mondo. E il debito Usa diventa porto sicuro
  • Wall Street segue la scia ribassista dell’Europa, però la Casa Bianca invita alla calma. Ma i democratici parlano di sottovalutazione: vedono una chance per cacciare il presidente. La Fed non tocca i tassi.
  • Chi accetta di correre rischi può acquistare ora per rivendere quando il panico sarà scemato. Interessanti banche, Paesi emergenti, titoli industriali ma anche l’Italia.

Lo speciale contiene due articoli.

La febbre da Covid-19 resta alta in Borsa. A Piazza Affari, pur non chiudendo sui minimi di giornata, l’indice Ftse Mib ha perso un altro 3,58 % zavorrato dal comparto delle utility e soprattutto dall’Eni che, nel giorno del piano strategico, ha lasciato sul terreno più del 5% toccando i minimi dal 2000. In Italia il virus ieri ha contagiato soprattutto lo spread tra Btp e Bund che è schizzato in avvio oltre i 180 punti, dalla chiusura a 161 punti di ieri, per poi calare a 174. Il differenziale ha comunque raggiunto i massimi da circa sei mesi, rivedendo i livelli di fine agosto, nel pieno della crisi del governo giallo-blù e alla vigilia della formazione del Conte bis.

In profondo rosso ieri sono rimaste anche Parigi (-3,4%), Francoforte (-3,8%) e Londra (-3,4%). Il bilancio settimanale per tutti i principali listini europei è di un calo intorno al 12-13%. Ma i campanelli d’allarme più preoccupanti arrivano da Wall Street dove dopo la seduta da incubo di giovedì anche ieri la febbre ha fatto aprire in forte ribasso il Dow Jones e il Nasdaq che poi hanno ridotto le perdite a metà seduta dopo l’appello alla calma lanciato da Washington (attorno alle 19 ora italiana di ieri i due indici stavano cedendo rispettivamente il 2 e l’1,5%) . L’indice tecnologico è riuscito addirittura a girare brevemente in positivo.

«È una situazione seria, ma non credo che la caduta dei mercati finanziari avrà degli effetti di lungo termine», ha infatti detto ieri Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca accusata in questi giorni dai democratici di non prepararsi a sufficienza per una possibile epidemia di coronavirus. Sulla copertina del prossimo New Yorker campeggia un Donald Trump con la mascherina sugli occhi anziché su naso e bocca. Tanto che il capo dello staff, Mike Mulvaney, ha accusato i media di gonfiare l’emergenza coronavirus proprio per danneggiare Trump. «La ragione per cui vedete che c’è così tanta attenzione è che pensano che è così che faranno cadere il presidente, è di questo che si tratta», ha detto ieri a un forum di conservatori.

Il tema è anche politico: in piena campagna elettorale Trump cerca di gettare acqua sul fuoco. Predicando calma e gesso sui mercati. Ma il rebus finanziario è un altro: dove verrà investita la massa di liquidità che circola sul mercato a caccia di un parcheggio sicuro? E come si muoveranno le grandi banche d’affari? Jp Morgan ha chiamato proprio in questi giorni un italiano, Filippo Gori, a guidare la sua divisione Asia Pacifico con il compito di sviluppare e supervisionare la strategia e le operazioni della banca in 17 mercati della regione asiatica. Goldman Sachs ha tracciato uno scenario dell’impatto dell’epidemia sull’economia globale, da cui emerge che nell’ipotesi più ottimista (ovvero se i nuovi contagi rallentano nettamente entro la fine del primo trimestre) la crescita annuale dovrebbe tornare al suo livello di base entro la fine dell’anno.

Gran parte delle aziende americane esposte con la Cina (dalla Apple a Nike, passando per i grandi retailer Usa) ha già rivisto le stime per il 2020 e si prevede un impatto sui conti a partire dal secondo trimestre. I timori che la crisi possa colpire le multinazionali americane dopo un lungo periodo di utili e le quotazioni azionarie alle stelle impone una ricomposizione dei pesi in portafoglio. I fondi pensione e le società di assicurazioni di Giappone ed Europa si alleggeriscono di bond domestici e indirizzano gli investimenti a lunga scadenza verso porti più sicuri, come appunto quello del debito governativo americano, un mercato da 22.000 miliardi di dollari.

Alcuni investitori stanno iniziando anche a confrontare la rotta di questa settimana con i crolli del mercato azionario del passato. Per Peter Dixon, economista della Commerzbank, il calo è stato più simile al crollo del 2000 che alla crisi finanziaria globale del 2008-2009, innescata dal fallimento di Lehman Brothers. «Nella crisi finanziaria stavamo reagendo a ciò che stava realmente accadendo in tempo reale», ha dichiarato Dixon. Mentre «è pressoché impossibile per investitori e analisti fare previsioni sensate su ciò che potrebbe accadere con l’epidemia, stiamo navigando alla cieca».

In molti sperano che arrivi un «vaccino» dalle Banche centrali. Il presidente della Federal reserve bank di St. Louis, James Bullard, non esclude che l’epidemia di coronavirus possa costringere la Fed a tagliare i tassi di interesse, ma per ora il banchiere non ritiene necessario ridurre il costo del denaro. In Europa a parlare ieri è stato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, puntualizzando che non c’è bisogno di prendere immediate misure di politica monetaria. Tuttavia Weidmann ha ammesso che l’economia tedesca potrebbe mancare le previsioni di crescita fatte a dicembre.


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