L’avvertimento dei medici legali: «Lo stop alle autopsie è un errore»
Una circolare del ministero della Salute sconsiglia gli esami post mortem sulle vittime del Covid-19 ma nove professori denunciano: «È il lockdown della scienza, si potrebbero scoprire molte cose e aiutare i contagiati».

Non aver eseguito autopsie sui decessi per Covid -19 è stata «un’opportunità mancata», scrive un gruppo di medici italiani che ha pubblicato a riguardo un articolo sul Journal of clinical medicine. Nel testo si parla addirittura di «lockdown della scienza» in Italia, perché «la mancanza di indagini post mortem non ha permesso una definizione della causa esatta del decesso, utile per determinare i percorsi di questa infezione». Gli autori sono Monica Salerno, Francesco Sessa, Amalia Piscopo, Angelo Montana, Marco Torrisi, Federico Patanè, Paolo Murabito e Giovanni Li Volti che lavorano come medici legali, anestesisti rianimatori, biochimici e genetisti forensi nelle università di Foggia, Catania e Catanzaro, coordinati nella ricerca dal professor Cristoforo Pomara che dirige l’Istituto di medicina legale di Catania.

Il loro documento è un preciso atto d’accusa perché «l’autopsia dovrebbe essere considerata obbligatoria», si legge, in quanto fornisce informazioni sulle alterazioni, la biochimica, la patologia molecolare del paziente colpito dal coronavirus. Invece, «su 9.709 articoli scientifici redatti, soltanto sette hanno riportato dati basati su autopsie». Gli studi hanno preso in considerazione le analisi complete di 12.954 pazienti, di cui 2.269 morti (con un tasso di mortalità del 17,52%) tutti per Covid-19 come confermato dai relativi laboratori. Però sono state effettuate solo sette le indagini istologiche e «sono state descritte solo due autopsie complete e la causa della morte è stata elencata come Covid-19 in una sola di esse». In questo modo si sono perse informazioni preziose sui percorsi dell’infezione e sulla presenza concomitante di due o più patologie quali malattie cardiovascolari, disturbi metabolici, respiratori e tumore, segnalati solo in 46 studi.

«Sulla base dei pochi reperti istopatologici riportati negli studi analizzati», precisano i medici, «nei pazienti affetti da Covid-19 sembra esserci una chiara alterazione del sistema della coagulazione: una iperattivazione della protrombina con conseguente tromboembolia è stata descritta in una grande percentuale di questi». Se le autopsie fossero state permesse su tutti i pazienti deceduti per coronavirus, oltre a conoscere le effettive cause del decesso si potevano «aiutare i medici a definire le terapie migliori per ridurre la mortalità», scrivono senza mezzi termini Pomara e i suoi colleghi. La pratica del sezionamento di un cadavere, volto ad appurare le cause della morte, è uno strumento di indagine fondamentale, insistono, una «fotografia» di quanto accaduto nell’organismo umano. «Come comunità scientifica», ricordano, «siamo chiamati ad affrontare questa emergenza globale che rappresenta una seria minaccia e tutti gli strumenti disponibili devono essere messi in campo per combatterla». C’è ancora tempo per farlo, dichiarano, contrastando la circolare del ministero della Salute che sconsiglia gli esami post mortem. Dopo la prima, è stata ripubblicata anche a maggio, e afferma che «non si dovrebbero fare» ma di fatto costituisce un divieto perché chi dispone questo tipo di indagine si assumerebbe responsabilità enormi in caso di contagi fra i sanitari. Come ha spiegato al Corriere della Sera il professor Pomara, con una trentina di medici di Foggia, Trieste, della Sapienza di Roma, Catania, Messina e Torino «stiamo collezionando le autopsie fatte nei nostri rispettivi istituti, che sono poche e quasi tutte ordinate dall’autorità giudiziaria. Mettiamo assieme gruppi di ricerca, informazioni preziose».

Sono dunque passati ai fatti, dopo aver annunciato pochi giorni fa sul Journal of clinical medicine: «È giunto il momento di gridare contro questo terribile lockdown della scienza: autopsia, autopsia, autopsia!». Pomara ha ricordato che ad Amburgo, in Germania, le autopsie sono obbligatorie e che si possono eseguire in sicurezza in camere di biocontenimento. «Ognuna di quelle sale costerà al massimo 50.000 euro, non è una spesa impossibile. Ne basta una per ogni capoluogo di provincia», ha dichiarato l’esperto. Sulla circolare ieri è intervenuta l’eurodeputata della Lega, Luisa Regimenti, chiedendo che il governo «faccia chiarezza». Regimenti, anche lei medico legale, ha ricordato che «lo Stato ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini». Invece, «sconsigliando le autopsie nega, di fatto, l’opportunità di studiare a fondo la causa della morte, che abbiamo visto avviene spesso in concomitanza con altre patologie pregresse o complicazioni successive».

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