«Opero per far uscire i cattolici dal Pd»
Publio Fiori (Ansa)
Publio Fiori, ex ministro di An: «La linea della Schlein va contro la Costituzione, che tutela i valori della tradizione. Ho un progetto per una scissione degli ex dc del partito. Il Terzo polo si è suicidato. Destra troppo timida».

«Vedrete, rinascerà il grande centro. Come possono i cattolici del Pd continuare ad accompagnarsi con Elly Schlein?». Publio Fiori, 85 anni, un lungo passato nella Dc e poi in Alleanza nazionale, già ministro all’alba della seconda Repubblica, oggi torna a sognare un grande rassemblement cattolico. «Viviamo momenti difficili, con un sistema politico che non rappresenta più gli italiani».

Perché?

«Iniziamo da un dato. In Italia il partito di maggioranza assoluta è quello degli astenuti, che però in Parlamento non c’è. Un vulnus di legittimità gravissimo».

Di solito si parla di astensione solo il giorno dopo delle elezioni. Poi basta.

«E sbagliamo. Quando in un regime democratico viene a mancare la partecipazione della maggioranza degli italiani, il quadro politico è delegittimato. Non a caso il codice civile considera nulle le assemblee di condominio che vanno deserte».

Dunque i partiti danzano sul baratro?

«Dinanzi a questo scenario, i partiti mi ricordano i polli di Renzo di manzoniana memoria. Litigano, si agitano, decidono sulle nomine, mentre in realtà stanno andando verso l’estinzione. Un partito come il Pd che dichiara di avere il 20%, in realtà ha l’8% degli aventi diritto al voto».

Nonostante le nuove battaglie di Elly Schlein?

«La sinistra è snaturata, sta subendo una mutazione epocale. Sembra aver abbandonato la difesa degli ultimi, dei disagiati, dei disoccupati. Non ha più nulla da spartire con la storia delle battaglie popolari di Togliatti o di Berlinguer. Aveva ragione Augusto Del Noce: dopo la caduta del Muro di Berlino, l’eredità del comunismo sarebbe stato il “libertinismo”. La considero una rivoluzione antropologica, nonché un attentato alla Costituzione».

Addirittura?

«Quando si vuole distruggere la famiglia, l’amore stabile, l’identità personale, quando si spinge per la transizione di genere, quando si vorrebbe consentire ai minori di intraprendere cure ormonali per cambiare sesso, si punta in sostanza a travolgere i diritti naturali sanciti nella Costituzione, quelli che si rifanno alla tutela della tradizione, cioè i valori che la storia ci ha consegnato».

Ma i tempi e i costumi cambiano.

«La nostra Costituzione parla chiaro. È una delle poche che, all’articolo 2, riconosce alcuni diritti irrinunciabili. La Carta non va riformata, ma va semplicemente applicata. Parliamo dell’aborto, per esempio?».

Prego.

«Io sono favorevole a quella legge, purché la si rispetti per intero. C’è il diritto di abortire, ma anche il diritto alla maternità».

Si spieghi meglio.

«L’articolo 5 della legge 194 stabilisce che, quando la donna chiede di abortire, debba essere interrogata sulle motivazioni. Se la scelta dell’aborto deriva dalla mancanza di mezzi, la stessa legge dice che lo Stato deve aiutare la donna ad esercitare il suo diritto di essere madre. Ma di questo non parla mai nessuno. Riconosciamo il diritto di impedire la vita ma non di darla?».

Dunque una parte della legge è disapplicata?

«Un mese fa ho spedito una raccomandata ai presidenti delle Camere, al presidente del Consiglio, al ministro della Salute, al ministro della Famiglia, al procuratore generale della Corte di Cassazione, e al ministro della Giustizia. Ho chiesto: perché non applicate la 194 per intero? Nessuno mi ha risposto».

Dunque?

«Si parla solo di diritti civili, che in realtà non sono altro che interessi individuali ispirati al permissivismo. I partiti cercano consenso non attraverso principi condivisi, ma assecondando mode e illusioni. Soprattutto dei giovani».

I giovani?

«Il messaggio che li travolge è sostanzialmente consumistico, nel nome di una società fluida e priva di identità. Si sta creando un’alleanza tra la nuova sinistra della rivoluzione antropologica e il nuovo capitalismo finanziario degenerato, che non produce beni e servizi ma solo speculazione».

Ci sarebbe anche il richiamo all’antifascismo, che dopo decenni continua ad essere una ferita aperta.

«Quello è il secondo caposaldo della nuova sinistra. Leonardo Sciascia parlava dei «professionisti dell’antimafia», mentre oggi abbiamo a che fare con i professionisti dell’antifascismo».

Professionisti?

«L’antifascismo viene adoperato a fini politici in ottemperanza a una strategia storica, nata con Gramsci e proseguita con Togliatti. In mancanza di un progetto serio sui diritti sociali, il Partito democratico ha fatto propria questa strategia».

La destra dovrebbe dichiararsi chiaramente antifascista?

«La questione è chiusa da quando Gianfranco Fini parlò del fascismo come “male assoluto”. E forse sarebbe ora di finirla con il passato e parlare di futuro».

Anche i brigatisti che nel ’77 le spararono addosso la consideravano un fascista.

«Mi aspettarono sotto casa. Dieci colpi di mitra. Mi presero al bacino, al torace e alle gambe. Siccome ero stato avvisato tre giorni prima dalla Digos, ero armato anche io, e risposi al fuoco. Le Br scrissero: “Abbiamo giustiziato il fascista Publio Fiori, che ha osato sparare contro il popolo in rivolta”. Però avevano cominciato loro…».

Come si spiega che nel Pd di Schlein ci sia ancora una componente cattolica?

«Non me lo spiego. Penso alle parole del Papa: la teoria gender è contraria ai principi della Chiesa. Come possono i cattolici continuare a restare un solo giorno nel Pd? Però qualche speranza che escano ce l’ho».

Quali speranze?

«Ci sono dei movimenti in corso. Il mio progetto si chiama Rinascita popolare, e con una pattuglia di ex Dc tra cui Mario Tassone, Ettore Bonalberti e Pasquale Tucciariello, organizzeremo tra pochi giorni un grande incontro tra associazioni e movimenti cattolici».

Chi parteciperà?

«Ci saranno Casini, Fioroni e Rosy Bindi, parleranno del sogno del nuovo centro. È un preludio a una scissione della componente cattolica dal Pd».

Vedremo. Certo, il centro non ha dato un bello spettacolo in questi anni, tra voltagabbana e compromessi sottobanco.

«Errori ce ne sono stati, ma io ricordo con piacere due particolari della mia attività politica. Uno: le battaglie sulla rivalutazione delle pensioni. Due: il fatto di essere uscito da Tangentopoli con la fedina penale immacolata, insieme a tanti altri».

Cosa fu Tangentopoli?

«Fu anche frutto della strategia di poteri stranieri che puntavano a far fuori la Dc, anche se poi gli eredi non hanno saputo ritrovare un comune denominatore. Da ultimo il Terzo polo, che si è praticamente suicidato».

Perché l’avventura di Renzi e Calenda sembra finire male?

«Il centro non è una posizione geografica senza contenuti, da dove affacciarsi a destra e a manca a seconda delle convenienze. Piuttosto, dovrebbe essere la casa di alcuni fondamentali valori culturali e morali. Per il rifare il centro occorre innanzitutto essere creduti, e per essere creduti bisogna essere credibili».

La maggioranza silenziosa che non va a votare è intimamente democristiana?

«La Dc è ancora viva e alberga nel cuore di tanti italiani. Al di là della religione, il cattolicesimo democratico-sociale è una filosofia di vita. Buona parte dei cittadini che non vota, vorrebbe recuperare certi valori. Questo vale in Italia ma anche in Europa, dove i grandi ideali di Schumann e Adenauer sono stati ridotti a un organismo meramente burocratico, che ragiona in base ai criteri delle banche e non dei popoli».

Lei ha nostalgia di un mondo fatto di comizi e non di social, insomma.

«I social sono uno strumento fraudolento. Creano leader velocemente, e altrettanto velocemente li distruggono. I dettami costituzionali chiedono ai partiti di avere una base democratica: quelli di oggi sono perlopiù cesaristici».

E la destra governativa di Giorgia Meloni?

«Avverto una certa timidezza. Siamo di fronte a una situazione di emergenza, non solo sul piano costituzionale, ma anche dal punto di vista dell’occupazione e della politica industriale. Bisogna smettere di preoccuparsi solo del consenso: la politica deve tornare a guidare, non assecondare. Dinanzi ai problemi che abbiamo, servono provvedimenti radicali».

Per esempio?

«Abbiamo 100 miliardi di interessi passivi sul debito pubblico, e 100 di evasione fiscale. Sono soldi che potrebbero essere spesi in infrastrutture e sanità».

Dunque?

«Chi evade viola le leggi fondamentali del Paese, e per me dev’essere colpito da mandato di cattura obbligatorio. Per quanto riguarda il debito pubblico, io sono favorevole a una patrimoniale fortemente progressiva sui grandi patrimoni, purché vada a colpire le rendite parassitarie, non certo la prima casa».

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