Autostrade in cambio di Alitalia? L’idea baratto c’è ma non si può dire
I Benetton premono per entrare nel salvataggio della compagnia di bandiera e il veto del M5s è caduto del tutto. Per i grillini però il ritiro delle concessioni ad Atlantia deve restare una «questione distinta».

«I due dossier devono restare separati, chi vuole mettere insieme Alitalia e concessioni autostradali sono solo i Benetton». La linea del M5s sull’ennesimo tentativo di salvataggio della ex compagnia di bandiera e sul tema (miliardario) dei pedaggi a favore della Compagnia del Casello è questa, ribadita da Luigi Di Maio e Danilo Toninelli ai colleghi leghisti, tentati dal provare a risolvere tutto in una partita unica.

A premere per entrare in Alitalia a caccia di medagliette sono, con somma discrezione, gli ambasciatori di Ponzano Veneto. Dopo la tragedia del ponte Morandi, nella quale morirono 43 persone, Toninelli commise una piccola ingenuità: annunciò immediatamente la volontà di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia. Fu accusato di intentare processi sommari e di voler colpire un gruppo con il portafoglio a destra e il cuore a sinistra, di sicuro non tra i finanziatori del Movimento. Ma entro la fine della settimana, sulla scrivania del premier Giuseppe Conte e dei colleghi di governo, il ministro delle Infrastrutture metterà un ponderoso dossier giuridico sulla procedibilità della revoca delle concessioni. A lavorarci è stata una commissione composta da Hadrian Simonetti, Valter Campanile, Filippo Izzo, Lorenzo Saltari e Giovanni Palatiello. L’idea della commissione è che comunque vi sarà un lungo contenzioso legale sull’eventuale «caducazione» della concessione, ma che alla fine sarà un problema più di Atlantia che dello Stato, che invece avrebbe bisogno di dare un segnale chiaro sul fatto che «la festa è finita». E risparmiare soldi. Stesso discorso pare che verrà fatto su un altro antico scandalo italiano, ovvero gli aumenti della benzina giusto poco prima i grandi esodi estivi o di Natale.

In realtà, la partita che più interessa la Lega, «anzi Giancarlo Giorgetti», osservano con una punta di veleno i grillini) è quella di Alitalia. Chi ricorda le dinamiche del governo Berlusconi-Fini sa che quando i boiardi di Stato persero la copertura del centrosinistra, a impedire al Cavaliere di cambiare le logiche di governo sulle partecipazioni statali fu Alleanza nazionale, con i grandi manager diventati tutti prontamente finiani e Alitalia fu uno di questi casi. Ora la stessa manovra viene tentata sulla Lega, con la beffa che il vettore aereo non è dello Stato: è solo una compagnia privata che si è presa 900 milioni di euro di prestito del ministero dell’Economia e tenta affannosamente di farsi rinazionalizzare. Perché i privati, evidentemente, hanno fatto peggio. Toninelli vorrebbe usare la stessa mano dura che sta usando con i gestori autostradali, ma non può invadere il campo di Luigi Di Maio, che come ministro dello Sviluppo economico teme anche una bomba da 10.000 posti di lavoro. In questa zona di confine grigia, si infila Atlantia, furiosa per il nuovo sistema di tariffe annunciato dal ministero delle Infrastrutture, con un’attenzione particolare ai diritti dei viaggiatori e ai reali investimenti (e con presunti o autocertificati) dei gestori autostradali. Al ministero di Porta Pia è bastato vedere, l’altro giorno, il fuoco di fila dei titoli dei giornali vicini ai concessionari , con la reazione allarmata che aveva preso il posto di una notizia che avrebbe dovuto far piacere ai lettori. E nel Movimento sono tutti convinti che Atlantia muova su Alitalia per limitare i danni sui pedaggi, più che sul ponte Morandi.

Formalmente, comunque, M5s non chiude porte in faccia ad Atlantia e il veto su Alitalia è caduto del tutto. Lo stesso Toninelli lo ha spiegato chiaramente, tenendo però a precisare che non saranno consentiti «baratti» tra le responsabilità per la tragedia del ponte sul Polcevera e la gratitudine del governo per evitare un fallimento pesante come sarebbe Alitalia. «Alitalia è un altro capitolo, Atlantia faccia una proposta formale se è interessata. Sono due questioni distinte. Ma non c’è offerta formale, perché ne dovrei parlare?», ha detto ieri il ministro, sempre in testa alla lista di quelli da sostituire in caso di rimpasto di governo. Tra pochi giorni, il governo dovrebbe discutere la riforma dei pedaggi stradali e ai grillini interessa solo isolare le partite.

Per altro chi credeva di fare un favore ad Atlantia con la questione Alitalia è stato brutalmente smentito da piazza Affari. Ieri, in Borsa, il colosso delle autostrade e degli aeroporti ha lasciato sul campo il 4,4% a 22,72 euro, anche se nell’ultimo semestre ha recuperato il 26% del suo valore. L’accoppiata Toninelli-Alitalia, per essere brutali, ha spaventato il mercato, perché entrare nella compagnia, non esattamente un affare con la fila fuori per partecipare, conferma solo l’idea che Atlantia sia con le spalle al muro.

In più c’è una faccenda ancora poco valutata, ma che i legali dei gruppi in questione conoscono bene, e che riguarda i possibili conflitti d’interesse di Atlantia eventuale azionista della futura Alitalia. Ferrovie dello Stato e Delta, partner sicuri, hanno commissionato uno studio strategico su Alitalia a Mediobanca e gli uomini di Alberto Nagel hanno prodotto una quantità impressionante di cifre. Ma nello studio c’è anche una parte dedicata alle basi di armamento della compagnia, nella quale Mediobanca consiglia di ridurre la presenza-dipendenza dagli scali di Milano e Roma. Ora, si dà il caso che Aeroporti di Roma sia dei Benetton. Insomma, ci sarebbero problemi tra Atlantia-socio e Atlantia-fornitore.

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