Il sindacato Rai vuole la testa di Foa
Marcello Foa (Ansa)
Non basta la puntata riparatrice sui vaccini, la «casta rossa» dei giornalisti adesso pretende la rimozione del conduttore. Che spiega: «È stata informazione pluralista».

Giù la maschera ha dedicato un’altra puntata al tema Covid. Perché rimane una questione di attualità e che appassiona, al di là delle polemiche sorte in seguito alle dichiarazioni contro il vaccino fatte da uno degli ospiti, Massimo Citro Della Riva.

L’intervento su Radio1 dello psicoterapeuta, che fu sospeso dall’Ordine dei medici di Torino in quanto non si voleva vaccinare durante la pandemia, ha provocato travasi di bile nella direzione e nel sindacato Rai, oltre che nella sinistra pronta a parlare di «disinformazione del servizio pubblico» e di «un’altra perniciosa conseguenza di questa destra al governo».

Ieri, in apertura di trasmissione, c’è stato un breve editoriale del conduttore Marcello Foa. Martedì «abbiamo affrontato il problema del Covid», ha esordito l’ex presidente Rai. Citando gli ospiti intervenuti, tra i quali l’infettivologo Massimo Galli che ha fatto «un lungo intervento» e «ha argomentato energicamente a favore dei vaccini», il giornalista ha spiegato di avere in chiusura «interpellato il dottor Massimo Citro per capire le ragioni di chi, a distanza di anni, resta su posizioni critiche riguardo alla gestione del Covid e sui vaccini, come conviene a un giornalismo autenticamente plurale».

Foa ha accennato alle «diverse polemiche per una frase molto forte», pronunciata dallo psicoterapeuta alla fine della trasmissione, «riguardo a finalità recondite dei vaccini. Una frase che non ripeteremo per non rilanciare il concetto e che, lo ribadiamo, non condividiamo», ha sottolineato il conduttore, spiegando che comunque Citro aveva poi «espresso il suo rammarico per quanto accaduto, assumendosene la responsabilità. Precisando che si trattava di un’opinione personale e non di una valutazione scientifica». L’ex presidente Rai ha poi concluso: «Prendiamo atto di questa dichiarazione, dando a questa precisazione la stessa evidenza con cui la frase è stata pronunciata nella puntata di ieri, come deve fare un giornalismo che vuole essere intellettualmente onesto. E come conviene a un giornalismo intellettualmente onesto ho deciso, alla luce dell’interesse che questo tema suscita, di tornare anche oggi (ieri, ndr) sul Covid».

Ospiti di Covid e vaccini, condotta mercoledì su Radio1 da Foa assieme al giornalista della Verità, Giorgio Gandola, erano Giorgio Palù direttore dell’Alfa, Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive e tropicali e Laura Dalla Ragione, psicologa e psicoterapeuta. Sempre all’insegna dello stesso «equilibrio e rispetto», con il quale la trasmissione «si propone di dare voce a tutte le sensibilità», ha ribadito Foa. Tanto doveva bastare, per calmare le gastriti erosive che hanno attanagliato la sinistra e quanti, nel servizio pubblico, non vogliono voltare pagina e garantire un’offerta di servizio pubblico improntata ai principi di «imparzialità, dell’indipendenza e del pluralismo, riferito a tutte le diverse condizioni e opzioni sociali, culturali e politiche». Invece, gli attacchi sono continuati.

«Sapevamo già che il dottor Citro Della Riva era stato sospeso dall’Ordine dei medici e conoscevamo anche le posizioni del conduttore Marcello Foa, anche lui negazionista», ha commentato Sandro Ruotolo, responsabile informazione del Pd, fissato con le accuse di negazionismo, pure climatico, all’ex presidente che detesta all’inverosimile. «La Rai dovrebbe prendere perciò le distanze anche dal conduttore della trasmissione radiofonica».

Sulla stessa linea, il sindacato Usigrai non si ritiene soddisfatto della presa di distanza di mamma Rai. «E il codice etico stavolta non si applica?», scrive indignato. «Quello stesso codice etico già usato con grande sollecitudine per non trasmettere il programma di Saviano, peraltro già realizzato e pagato». L’Unione sindacale giornalisti Rai chiede la testa di Foa, ovvero che si «interrompa il contratto» con l’azienda di Viale Mazzini.

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