Gli studi scientifici più accreditati non dimostrano che siano davvero efficaci contro i contagi, ma restano l’ultimo baluardo di politici, virologi da salotto e di chi cerca una presunta «massima precauzione». «Ormai è una questione ideologica», conferma il professor Luca Scorrano: «Se vogliamo allinearci sul serio con i Paesi più abili nella lotta al virus, non ci resta che toglierle».
Lo speciale contiene quattro articoli.
«In quale lingua dobbiamo dirlo, che non è dimostrato che le mascherine abbiano efficacia in comunità?». Ha ragione, il professor Luca Scorrano. Sono ormai quasi tre anni che ne parliamo. Anni che la scienza, quella seria, conferma le stesse evidenze, ma anche anni che istituzioni e virologi da salotto da questo orecchio non ci sentono. C’è ancora chi continua a indossarle impropriamente e, purtroppo, a imporle, soprattutto nelle scuole. A Vicenza, la preside del liceo Lioy ha deciso, per pochi alunni positivi, di far rimettere la mascherina a tutta la scuola: sommersa dalle contestazioni, ha dovuto fare dietrofront.
Non è l’unica dirigente ad agire sulla base di un fumoso e antiscientifico «principio di massima precauzione», il cui unico effetto è una sorta di accanimento terapeutico sugli studenti. Tante persone continuano a indossare la mascherina in auto da sole, o al parco. Lo scorso 19 maggio sulla Verità il professor Scorrano aveva ristabilito la gerarchia delle fonti, ricordando tre studi fondamentali sulle mascherine: quello in Bangladesh, Danmask e uno studio in Catalogna. Pour cause: Scorrano è ordinario di biochimica all’università di Padova, che lo ha chiamato per chiara fama dall’università di Ginevra, dove era già ordinario dal 2007. È uno degli scienziati biomedici italiani più noti, h-index 85, membro eletto di prestigiose accademie come Embo e Academia Europaea. È, insomma, uno degli esperti più titolati per parlarne. Chi non avesse letto la precedente intervista farà fatica a credere che non è dimostrato che la mascherina serva. Non ci si sente sempre un po’ protetti indossandola? Eppure, non funziona così. E la scienza lo conferma.
statistiche confermate
«Sullo studio in Bangladesh», dice Scorrano, «c’è una rianalisi statistica confermativa. Poi sono usciti due lavori: quello in Catalogna, che ora è peer reviewed, e un altro molto apprezzato dai fautori delle mascherine, uscito sul New England Journal of medicine (Nejm)». Si tratta dello studio pubblicizzato da Roberto Burioni. «La metodologia di questo studio è però opinabile», confuta Scorrano, «ci sono fattori confondenti molto seri, compresa la policy di testing nelle scuole in Massachussets». Cos’è che non ha convinto la comunità scientifica? «È stato criticato il disegno dello studio, il problema dei fattori confondenti e, non ultimi, i potenziali conflitti di interesse: diversi autori sono stati fautori della chiusura delle scuole, lavorando assieme ai sindacati degli insegnanti americani per chiuderle». Nel lavoro promosso da Burioni c’è un passaggio in cui si dice che «mettere la mascherina a tutti può essere utile per mitigare il razzismo a scuola»… «Meglio sorvolare», chiosa Scorrano.
Quindi possiamo dire a un’anziana al parco o a un bambino in classe che non c’è prova che le mascherine siano efficaci? «L’evidenza è sempre la stessa. I lavori più solidi», riassume il professor Scorrano, «non dimostrano un’efficacia delle mascherine in comunità e soprattutto non la dimostrano a scuola, cosa che dovrebbe renderne futile l’imposizione». E quindi cosa ci si aspetta dalle istituzioni? «Che il ministero della Salute intervenga eliminando isolamento, quarantena e tampone per accedere in ospedale. Il virus è ormai endemico e non c’è alcuna ragione per isolare i portatori sani da quelli che non lo sono, né per imporre una limitazione alla circolazione del virus. È così che fanno gli altri Paesi d’Europa».
timori istituzionali
Cosa frena le istituzioni? Secondo il professor Scorrano, non le evidenze scientifiche: «È diventato un affaire politico. Quando questo governo prospetta di allineare l’Italia agli altri Paesi più avanzati in materia di Covid viene contestato, non sulla base di good practices, ma di una posizione ideologica. Per carità, legittima, ma fa sospettare che anche le misure precedenti non fossero scientifiche ma ideologiche». Eppure Burioni è convinto: scrive che lo studio del Nemj «dimostra l’utilità della mascherina a scuola. Dire che è inutile è una bugia». «Sono toni che non hanno pertinenza tra scienziati. Parlare di “bugie” e di “verità” in scienza», dice Scorrano, «volgarizza il processo alla base della creazione del “consenso scientifico”, che è una cosa molto diversa dalla “verità”. Lasciamo la fede ai religiosi».
Un attimo: la virostar preferita da Fabio Fazio sostiene che «un conto è la legittima scelta politica (sic) di tornare a una vita normale, un conto è affermare che le mascherine non funzionano. Le sigarette sono in vendita, ma non si può dire che fanno bene». «Non so più come dirlo», ribadisce Scorrano, «ma non c’è uno studio, solido ed efficace, dal periodo pre pandemico al periodo post pandemico, che dimostri che la mascherina in comunità abbia efficacia nella prevenzione delle malattie a trasmissione aerea, dall’influenza like illness al coronavirus. Quello delle sigarette è un paragone a effetto: serve a fare effetto, ma non a spiegare come funzionano le scienze della vita. Sono stato chiaro?».
burioni ha torto
Eccome. Burioni però dice che questi sono «dati oggettivi da accettare, o confutare con esperimenti che dimostrino il contrario». «Di nuovo, è un problema epistemologico. Purtroppo Burioni, che è un bravissimo collega, per amore della boutade trascura i cardini della logica popperiana alla base della biologia basata sulle ipotesi. Secondo questo metodo scientifico», spiega Scorrano, «gli studi sono costruiti per confutare l’ipotesi alternativa. Insomma, non si confuta che “le mascherine funzionano” ma che “le mascherine non funzionano”. Lo studio catalano è stato giustamente costruito per confutare l’ipotesi alternativa, le mascherine non hanno effetto. Siccome questa ipotesi non è stata confutata, possiamo concludere che le mascherine non hanno effetto».
Sicuro, eh? «La ratio del metodo scientifico à stata capovolta», osserva sconsolato Scorrano. «Questo è il processo di formazione della conoscenza scientifica. La volgarizzazione porta a estremizzazioni che non hanno significato dal punto di vista della conoscenza e soprattutto della raccomandazione nella pratica clinica». Capito, professor Burioni?
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