- Detto, fatto: il leader Usa ha firmato un decreto per porre fine al fenomeno dei baby trans. «Troppi i bambini mutilati» su spinta dell’agenzia pro gender Wpath e della Levine, funzionaria Lgbt di Biden che brigò per eliminare ogni vincolo d’età per le transizioni.
- Elon recupererà i due bloccati sulla Iss. E l’ad di Meta valuta di trasferirsi a Washington.
Lo speciale contiene due articoli.
Per realizzare il nuovo «sogno americano» il presidente Donald Trump, come promesso in campagna elettorale, ha firmato un decreto che vieta, si spera definitivamente, ogni «transizione sessuale» dei minorenni.
Datato 28 gennaio e intitolato «Proteggere i bambini dalle mutilazioni chimiche e chirurgiche», si tratta di un «ordine esecutivo» piuttosto sintetico, suddiviso in dieci punti ed emanato direttamente dalla White House.
Se il decreto sui «due sessi» se la prendeva con «l’ideologia del gender», richiamata e confutata, anche qui la ratio legis è chiarissima ed espressa alla luce del sole. «In tutto il Paese», si afferma, alcuni «medici professionisti» stanno «mutilando e sterilizzando un numero crescente di bambini» e ciò sulla base dell’affermazione «estremista e falsa» che gli adulti potrebbero «cambiare il sesso di un bambino» attraverso una «serie di interventi medici irreversibili».
La costatazione di partenza è un fatto acclarato. Secondo le ricerche di UnHerd per esempio, «almeno 5.747 bambini» hanno subito «delle chirurgie di transizione di genere negli Stati Uniti» e questo solo «tra il 2019 e il 2023».
Secondo i giuristi di Trump, dunque, «questa pericolosa tendenza» non rappresenta affatto un avanzamento sociale – come nell’era Biden – ma «una macchia nella storia della nostra nazione» che, grazie alle nuove regole, «deve finire». Anche perché «innumerevoli bambini», per i quali i mass media hanno creato il termine di «detransitioners», si pentono «presto di essere stati mutilati». E dopo l’euforia effimera e social della «transizione», iniziano a comprendere «l’orribile tragedia» a cui sono stati indotti da adulti e «medici» senza scrupoli: i maschietti «non saranno mai in grado di concepire figli» e le ragazze non potranno «nutrire i propri figli allattandoli al seno».
E anche qui i dati stanno con Trump. Le mastectomie, ovvero le asportazioni di seni per ragioni di «transizione sessuale», tra le ragazzine minorenni dai 13 ai 17 anni, quasi inesistenti agli inizi del XXI secolo, sono state «238 nel 2019 e 282 nel 2021».
San Paolo parlava di una «scienza di falso nome» (1 Tm 6), la legge di Trump usa la locuzione analoga di «scienza spazzatura» (junk science), in nome della quale «si ritarda l’inizio o la progressione della pubertà» (coi famigerati bloccanti) o si «rimuovono gli organi sessuali» di un giovane per «ridurre al minimo» o «distruggere le sue funzioni biologiche naturali».
Quindi nella Great America in ri-costruzione, «la politica degli Stati Uniti», sarà d’ora in avanti «quella di non finanziare, sponsorizzare, promuovere, assistere o sostenere» la cosiddetta «transizione» di un «bambino da un sesso all’altro». Applicando, «rigorosamente», e su ciò nessun dubbio è lecito, «tutte le leggi che proibiscono o limitano queste procedure distruttive» e che «alterano la vita».
Le linee guida su cui tale «falsa scienza» si è fondata negli ultimi anni si trovano negli Standards of Care editi dalla famigerata World professional association for transgender health (Wpath), una sorta di agenzia militante e pro gender, che dovrà imperativamente «modificare o revocare» i suoi Standard, che del resto «mancano di integrità scientifica».
Nessun dubbio che il dipartimento della Salute, saldamente in mano all’avvocato cattolico Robert Kennedy jr, saprà mettere in pratica le nuove direttive. E ciò assai meglio di quando al dicastero, nell’era fluida di Joe Biden, era approdata l’ammiraglia transessuale Rachel Leland Levine, silurata da Trump il 20 gennaio scorso. La Levine, per non smentire le sue propensioni, cercò di usare proprio la summenzionata Wpath per portare avanti varie istanze liberal. E lottò come un leone, pardon come una leonessa, per eliminare «i requisiti dell’età minima» per effettuare la chirurgia di «riassegnazione sessuale». A causa sua, infatti, l’età dei richiedenti si abbassò di colpo.
In tal contesto, La Verità fu tra i pochi giornali a denunciare l’esistenza di una vera e propria «chat degli orrori» che aveva come protagonisti i medici della Wpath che parlottavano tra loro come nulla fosse di «annullamento sessuale» di bambini, estrogeni che creavano «dolori strazianti» e «vaginoplastiche» che «non sempre hanno risultati perfetti». Si parlò allora di «Wpath leaks» giudicati dai veri professionisti del settore come «deliranti».
Ora gli istituti e gli enti di ricerca, «comprese le scuole di medicina e gli ospedali», dovranno «adottare immediatamente» le «misure appropriate» per «porre fine» alle operazioni di «mutilazioni chimiche e chirurgiche dei bambini». Per la gioia di tutti, ad esclusione delle multinazionali della transizione, che hanno entrate miliardarie e prosperano proprio negli Stati Usa guidati dai democratici.
In conclusione è bene ricordare ai solerti vescovi Usa, i quali (giustamente) si battono per il rispetto di poveri e rifugiati, che papa Francesco, nella recente dichiarazione Dignitas infinita (2024), a proposito della «transizione», scriveva esattamente così: «Siamo chiamati a custodire la nostra umanità», e ciò significa «anzitutto rispettarla e accettarla così come è stata creata». Quindi, «qualsiasi intervento di cambio di sesso», di norma, «rischia di minacciare la dignità unica che la persona ha ricevuto fin dal concepimento» (n. 60).
Benché le lobby Lgbt Usa inizino a protestare contro le riforme di Trump, specie sull’estromissione dei trans nell’esercito, auguriamoci che Giorgia Meloni si ispiri all’alleato americano nel sostegno alla eutanasia celere dell’ideologia gender e di tutti suoi derivati.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >