Senza Marchionne il mercato svaluta Fca
Ansa
  • La Borsa non perdona: per gli analisti la nuova dirigenza non ripeterà i risultati di quella precedente. È proprio il titolo italostatunitense ad aver recuperato meno degli altri (+3,5%) dopo aver perso il 15,5%. Molto meglio Ferrari, Exor e Cnh.
  • L’ospedale di Zurigo nega errori nell’intervento: «Era in cura da un anno». I medici parlano di «grave malattia». L’azienda: «Noi non ne sapevamo nulla, siamo stati informati soltanto il 20 luglio».

Lo speciale contiene due articoli.

Alla fine la Borsa ha dato il suo giudizio. Gli analisti di Fca hanno più di qualche dubbio che la nuova linea di comando del Lingotto possa far bene come la precedente.

Dopo che due giorni fa il titolo del Lingotto aveva perso il 15,5%, quello di Ferrari il 2,19%, quello di Exor il 3,49% e quello di Cnh lo 0,27%, ieri le piazze finanziarie hanno recuperato solo in parte le perdite. Ad aver sofferto più di tutti è stato proprio il titolo di Fiat Chrysler Automobiles che ieri è salito del 3,5% a 14,48 euro. Decisamente meglio le azioni di Exor, la capogruppo della famiglia Agnelli, che sono salite del 3,88% a 55,74 euro. Lo stesso si può dire per Ferrari che ha guadagnato il 2,5% a 114,7 euro. Molto bene ha fatto, invece, Cnh Industrial che ieri ha diffuso conti migliori delle attese.

Verrebbe quindi da dire che gli esperti delle varie piazza finanziarie mostrino le loro maggiori preoccupazioni proprio su Fca e non sul Cavallino rampante, sulla capogruppo o sul marchio di veicoli agricoli del gruppo. Del resto, ieri, Cnh industrial ha riportato conti molto incoraggianti. Il marchio di veicoli agricoli ha chiuso il primo semestre riportando un utile netto in crescita a 610 milioni di dollari, che si confronta con un risultato positivo per 282 milioni di dollari conseguito a fine giugno dello scorso esercizio. I ricavi, si legge in una nota, sono cresciuti del 15,9% rispetto allo stesso periodo del 2017 a 14,82 miliardi di dollari (+13%), trainato dalla buona performance registrata sui segmenti delle macchine per agricoltura e delle macchine per costruzioni. Per quanto riguarda il secondo trimestre, l’azienda ha visto migliorare l’ultima riga del conto economico a 408 milioni di dollari dai 236 del secondo trimestre 2017, mentre i ricavi sono saliti del 14,9% rispetto all’anno scorso a 8,045 miliardi. Come per Fca, anche l’indebitamento di Cnh è sceso. A fine giugno ammontava a 1,3 miliardi di dollari, in riduzione di 0,6 miliardi grazie a una generazione di cassa che la società definisce «solida» nella nota.

Nel caso di Fca, dunque, c’è meno da festeggiare. Il gruppo è ancora indietro nel campo delle motorizzazioni alternative come ibrido o elettrico, inoltre i marchi Fiat e Lancia ormai da tempo non decollano e l’arrivo in massa delle auto cinesi potrebbe metterli ancora di più in difficoltà. Tanto che c’è chi crede che, in futuro, la famiglia Agnelli possa arrivare a disfarsene.

Come risultato, gli esperti si sono affrettati ad aggiornare al ribasso le stime e di conseguenza i prezzi obiettivo per tener conto della novità, anche se i nuovi target price restano ampiamente al di sopra delle quotazioni di Borsa. Nel dettaglio, Kepler Cheuvreux ha abbassato il prezzo obiettivo da 25 a 22 euro, confermando la raccomandazione buy. Gli esperti hanno ridotto le stime di utile per azioni del 4,6% per il 2018 e del 4,8% per il 2019. Banca Akros, citando i conti trimestrali «deludenti», ha portato un prezzo obiettivo da 22,5 a 20,5 euro, livello che implica comunque un consistente margine di rialzo rispetto ai prezzi di Borsa; il giudizio in questo caso resta accumulate (tenere in portafoglio). Tagliato anche il prezzo obiettivo di Banca Imi, sceso da 24,5 a 18,6 euro. Questi esperti si sono mostrati però più ottimisti: «l’andamento del titolo di Fca è ancora intatto» e le quotazioni sono su valutazioni basse. Dunque il rating è confermato a buy (ovvero comprare).

Mediobanca securities, da parte sua, ha ridotto il prezzo obiettivo su Fca da 22,7 a 20,1 euro, ribadendo il rating outperform (in futuro potrebbe fare meglio del mercato). Per gli esperti di Piazzetta Cuccia, i conti trimestrali sotto le attese, il tema dei dazi e il secco no ricevuto da General motors circa un eventuale matrimonio tra le due case non cambiano la visione: «Fca resta il perfetto target di fusione o acquisizione». Infine, Equita Sim ha portato il target price da 21,8 a 19 euro, con rating hold (attendere). Dopo il taglio delle aspettative di crescita del risultato d’esercizio, definito «inaspettato», per gli analisti «la visibilità dell’ambizioso piano industriale si riduce».

Il timore degli analisti è dunque tutt’altro che astratto. D’altronde nemmeno Marchionne il grande, l’uomo che è uscito di scena riuscendo nell’impossibile impresa di azzerare il debito del gruppo, è riuscito a portare agli antichi splendori i marchi Fiat e Lancia. Come potrebbe riuscirci Michael Manley?

La speranza è che al top manager di Edenbridge riesca la stessa magia messa in piedi con Jeep e Ram. Due marchi venduti un tempo perlopiù in Nord America che, grazie alle doti del nuovo ad del Lingotto, dal 2009 sono diventati globali passando da poco più di 340.00 unità l’anno a oltre 1,4 milioni. Purtroppo, però, gli analisti di Fca, ritengono che questo sia uno scenario poco probabile. Molto più facilmente in un futuro non troppo lontano il cda e la famiglia Agnelli potrebbero decidere di venderli e utilizzare i soldi per il rilancio di Alfa Romeo e lo sviluppo di Ferrari, Maserati, Jeep e Ram. Non dovremo aspettare molto per vedere cosa succede.


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