Le prossime elezioni spagnole potrebbero portare a un riassestamento degli equilibri politici ai vertici dell’Ue. Non a caso, ieri, il presidente del Ppe, Manfred Weber, ha espresso freddezza verso l’eventualità di un’alleanza tra il Partido popular e i conservatori di Vox.
Insomma, non è affatto escludibile che a novembre dalle urne possa nascere un governo targato Partido popular e Vox. E le parole pronunciate ieri da Weber certificano il nervosismo della «maggioranza Ursula».
Le mosse di Pedro Sànchez per salvarsi in corner
Nonostante faccia capo al Ppe, Feijóo, se dovesse allearsi con Vox, sposterebbe giocoforza gli equilibri all’interno del Consiglio europeo e dell’Europarlamento a favore della «maggioranza Giorgia»: il che vorrebbe dire spingere i popolari europei lontano dai socialisti, per avvicinarli all’Ecr e ai Patrioti (di cui Vox fa parte). Una simile eventualità potrebbe avere delle conseguenze, nel breve termine, non solo per le politiche migratorie europee ma anche per la partita relativa all’accordo, attualmente in salita, sul bilancio Ue.
Ricordiamo che Giorgia Meloni si è messa alla guida di un blocco di 17 Paesi (di cui fa parte anche la Spagna), che, in contrapposizione ai «frugali», chiede di non effettuare tagli all’agricoltura e alla coesione.
Nel frattempo, la campagna elettorale in Spagna è già iniziata. Ieri, Pedro Sánchez ha reso noto che il cdm ha approvato due decreti legge sull’emergenza abitativa simili a quelli che erano stati respinti dal Parlamento la settimana scorsa. «Questo governo non getterà la spugna né abbandonerà il popolo», ha affermato. Il suo obiettivo è quello di puntare sulla questione abitativa, bollando l’opposizione come estremista e amica delle classi agiate.
Si tratta di una linea con cui Sánchez spera di far passare sotto silenzio sia il fallimento di Ceuta sia gli scandali che hanno coinvolto i suoi familiari, oltreché il suo stesso schieramento.
Il Partito popolare vuole incriminare Pedro Sànchez
Per tutta risposta, il Partido popular ha presentato un’istanza all’Audiencia nacional chiedendo «l’incriminazione del Partito socialista per corruzione, appropriazione indebita, traffico di influenze, riciclaggio di denaro e finanziamento illecito».
Abascal, dal canto suo, ha espresso seri dubbi sul ricorso al voto per corrispondenza, sostenendo che Sánchez «è capace di qualsiasi cosa». «Ci fidiamo dei postini, ma non dei dirigenti», gli ha fatto eco, ieri, la portavoce del Partido popular, Ester Muñoz.
Infine, bisogna fare attenzione al contesto internazionale. Abascal intrattiene storici legami con il mondo conservatore statunitense. Tutto questo, mentre i rapporti tra l’amministrazione Trump e il governo Sánchez sono notoriamente pessimi. Non è quindi escluso che la Casa Bianca, non certo un’ammiratrice della «maggioranza Ursula», tifi per un’alleanza, in Spagna, tra Vox e i popolari. Del resto, l’anno scorso, in occasione delle elezioni federali tedesche, JD Vance si era espresso a favore di una convergenza, poi non concretizzatasi, tra Cdu e Afd.
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