Tira una brutta aria per Hunter Biden. Secondo quanto riferito la settimana scorsa dal Washington Post, gli investigatori federali sarebbero convinti di aver raccolto abbastanza prove per una sua incriminazione con l’accusa di frode fiscale e falsa dichiarazione finalizzata all’acquisto di armi. La palla ora passa al procuratore federale del Delaware, David C. Weiss, che dovrà decidere se procedere o meno.
Ricordiamo che, al vaglio degli inquirenti, figurano anche i controversi affari internazionali che Hunter ha condotto in Cina, Ucraina e Russia: affari che, al di là di eventuali risvolti penali, pongono un enorme problema in materia di sicurezza nazionale, senza dimenticare il sospetto di conflitto di interessi che continua ad aleggiare sull’attuale presidente americano. Da questo punto di vista, non è affatto escluso che la rivelazione del Washington Post possa avere degli impatti sulle elezioni di metà mandato e, soprattutto, su quello che accadrà dopo. Non è un mistero che, secondo i sondaggi, i repubblicani riprenderanno quasi certamente il controllo della Camera dei rappresentanti. E non è un mistero neppure che sia proprio la Camera ad istruire i processi di impeachment. Ebbene, negli scorsi mesi, vari esponenti dell’elefantino hanno minacciato di mettere l’attuale presidente in stato d’accusa. E non è escluso che potrebbero farlo, tirando in ballo i controversi affari internazionali del figlio.
Inoltre, sempre guardando alle prossime elezioni di metà mandato, un altro aspetto interessante da sottolineare è che sia stato proprio il Washington Post a pubblicare la rivelazione sulla possibile incriminazione di Hunter: parliamo infatti di un quotidiano notoriamente benevolo verso i dem e che tutelò di fatto il figlio di Joe Biden nel 2020, ai tempi dello scoop del laptop fatto dal New York Post. Ebbene, che sia stato proprio il Washington Post stavolta a riferire la notizia indica che, forse, parte delle galassie del mondo progressista americano stiano iniziando a sentirsi stufe dell’attuale inquilino della Casa Bianca. D’altronde, una eventuale performance deludente dei dem alle prossime Midterm azzopperebbe le speranze di una ricandidatura presidenziale da parte di Biden.
Infine, un ultimo aspetto da considerare è un certo doppiopesismo che aleggia dalle parti del Dipartimento di Giustizia. Hunter è sotto inchiesta dal 2018 e ancora si attende l’esito dell’indagine. A Donald Trump invece i federali hanno perquisito casa appena pochi mesi dopo l’inizio del suo contenzioso con gli Archivi nazionali. Insomma, sul figlio di Biden si registra una certa lentezza, laddove per l’ex presidente repubblicano si assiste a una solerzia particolarmente notevole. Non è del resto neppure troppo chiaro come, in caso di incriminazione di Hunter, il procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland, gestirà la faccenda. Il rischio di conflitto di interessi e di cortocircuito politico è sempre più dietro l’angolo.
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