Macron disperato sparge terrorismo: «Se non vinco io sarà guerra civile»
Emmanuel Macron (Ansa)
  • Per i sondaggi sarà arduo formare una maggioranza. I giornali lanciano l’idea di un governo tecnico: una novità in Francia.
  • Nei piani del Rassemblement national lo stop allo ius soli e paletti ai ricongiungimenti.

Lo speciale contiene due articoli.

Renaissance, il partito fondato da Emmanuel Macron, va malissimo nei sondaggi per le elezioni legislative, così il presidente francese ha adottato una strategia del terrore paventando il rischio di «una guerra civile» in caso di vittoria del Rassemblement national o del Nouveau Front Populaire.

Macron ha evocato scenari catastrofici in un episodio di Génération Do It Yourself, un podcast destinato ad un pubblico tanto apprezzato dal leader francese, quello dei giovani imprenditori startupper. L’inquilino dell’Eliseo ha detto che, in tema di sicurezza «la risposta dell’estrema destra» rinvia «le persone a una religione o ad un’origine» inoltre «divide e spinge alla guerra civile». Anche le proposte formulate da La France Insoumise (uno dei principali partiti del Nouveau Front Populaire) conducono alla «guerra civile» perché consistono nell’associare le persone «esclusivamente alla loro appartenenza religiosa o comunitaria».

Ventiquattro ore prima di avviare la strategia del terrore, Macron aveva scritto una lettera ai francesi, pubblicata dai quotidiani locali e regionali. Nella missiva indirizzata ai suoi connazionali, Macron ha fatto un mea culpa ammettendo che c’è della «collera» nei suoi confronti, poi ha riconosciuto che i francesi vogliono un cambiamento «sulla sicurezza» e sulla «impunità» dei responsabili di reati e infrazioni. Poi, il capo dello Stato transalpino ha fatto una lista dei sogni come se, negli ultimi sette anni, lui non fosse stato il presidente della République. Alla fine della lettera ai suoi concittadini, Macron ha affermato che «il modo di governare deve cambiare profondamente» perché c’è un «malessere democratico» e una «frattura tra il popolo e coloro che governano». Tuttavia il numero uno di Parigi non ha spiegato come questo cambiamento possa avvenire, soprattutto nell’eventualità di una vittoria di Renaissance, che rimane alquanto improbabile. In effetti gli ultimi sondaggi pubblicati da vari media ipotizzano una débacle per il partito macroniano che arriva terzo praticamente in tutte le proiezioni. Secondo l’analisi realizzata da Touluna-Harris Interactive per Challenges, M6 et Rtl, il Rassemblement national (Rn) otterrebbe il 33% dei voti, seguito dal Nouveau Front Populaire (Nfp) con il 27% delle preferenze e da Renaissance, ferma al 20%. Gli eletti de Les Républicains (Lr anti-Ciotti) contrari ad una alleanza con il Rn si attesterebbero al 7% dei voti, mentre Les Républicains che si sono avvicinati al Rassemblement national (Lr-pro Ciotti) potrebbero arrivare al 4% dei voti. Percentuali simili si trovano nel sondaggio Elabe per Bfm Tv e La Tribune du Dimanche, secondo il quale l’Rn otterrebbe il 36% dei suffragi, l’Nfp il 27% e Renaissance il 20%. Un sondaggio Odoxa commissionato dal canale Public Sénat indica invece che solo il 27% dei francesi ha fiducia nel presidente della Repubblica. Infine, il 41% dei datori di lavoro starebbe valutando la possibilità di votare Rn, guidato da Jordan Bardella e Marine Le Pen. Certo, i sondaggi non sono perfetti. Inoltre, la trasformazione di queste percentuali in seggi non è semplice con il doppio turno. In effetti, ad oggi gli scranni occupati dal Rn sarebbero, a seconda dei sondaggi, tra i 215 e i 280, per questo servirebbe un sostegno di altri deputati (magari dei fuoriusciti Lr anti-Ciotti) per arrivare alla soglia dei 289 parlamentari, ovvero la maggioranza assoluta.

L’ipotesi che nessun partito riesca ad ottenere una maggioranza stabile all’Assemblea Nazionale ha portato alcuni media ad ipotizzare la formazione di un governo tecnico, qualcosa di assolutamente sconosciuto al di là delle Alpi. Il primo a parlarne è stato Le Parisien che è andato anche oltre le legislative. Il quotidiano ha intervistato Stéphane Rozès, politologo e docente all’Institut catholique di Parigi. Secondo l’intervistato, un eventuale esecutivo tecnico sarebbe incaricato di gestire gli affari correnti «in attesa di un nuovo scioglimento o di una nuova elezione presidenziale».

Lasciando da parte un attimo lo scenario di un governo tecnico, i sondaggi disastrosi hanno agito da stimolo ad altre personalità macroniane trasformatesi in Cassandre. Ad esempio, il ministro dell’Interno uscente e candidato alle legislative Gérald Darmanin, ha dichiarato su Cnews che «delle informative dei servizi di intelligence parlano di possibili problemi di ordine pubblico il 30 giugno e, con più certezza, il 7 luglio».

Al terrore fomentato da Macron e compagni, hanno risposto i suoi avversari. Jean-Luc Mélenchon, numero uno di La France Insoumise, ha dichiarato che Macron è «sempre pronto» ad «appiccare il fuoco» e che, per ora, l’unica guerra civile in corso «è quella che Macron ha scatenato in Nuova Caledonia». Il leader del Rn Bardella ha attaccato chi, come Darmanin, ha parlato del rischio di disordini. Per Bardella, le uniche «sommosse» di cui si può parlare, sono quelle esplose un anno fa, dopo la morte di Nahel Merzouk, un minorenne noto alle forze dell’ordine, che aveva rifiutato di fermarsi ad un controllo stradale. A questo proposito, la madre del giovane scomparso ha gettato benzina sul fuoco annunciando una «marcia silenziosa» il 29 giugno, ovvero alla vigilia del primo turno. Ieri sera intanto, quando La Verità andava in stampa, si è tenuto il primo dibattito elettorale tra il premier Gabriel Attal, Jordan Bardella e il deputato Lfi Manuel Bompard.

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