L’Europa ha già sciolto il nodo scuola. La Azzolina è rimasta sotto il banco
Mentre all’estero adottano misure pragmatiche per iniziare l’anno in sicurezza, in Italia discutiamo solo della grottesca questione degli arredi «futuristi» per le aule. Che non arriveranno mai in tempo.

Al momento, l’unica cosa certa resta la data. L’ordinanza firmata dal ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, fissa l’avvio delle lezioni il prossimo 14 settembre. Tutto il resto, dalla sicurezza degli studenti allo svolgimento delle lezioni, resta avvolto nel mistero. Ci sono spazi sufficienti perché tutti gli alunni trovino posto in classe? Ci saranno abbastanza professori per garantire il corretto svolgimento della didattica? Così, la riapertura resta un rebus. «Spazi e organici restano i nodi fondamentali», spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi. «Il problema è sui tempi: siamo alla fine di luglio e i giorni iniziano a scarseggiare». Una preoccupazione condivisa dall’assessore veneto all’Istruzione, Elena Donazzan, che, attraverso una nota, critica l’atteggiamento di chiusura del ministero nei confronti delle Regioni e «i ritardi connessi all’organizzazione della ripartenza». E pensare che dal giorno della chiusura, imposta per far fronte all’emergenza sanitaria, sono trascorsi più di quattro mesi. Mesi di annunci, retromarce, e polemiche.

Eppure, nonostante i tempi stretti, ci si continua ad avvitare su questioni che all’estero considerano marginali, come quella dei banchi. Si discute di quelli innovativi o dei tradizionali, ma l’impressione è che si tralasci un punto fondamentale: saranno disponibili? Arriveranno in tempo per la ripartenza? «Gli istituti ci hanno chiesto 2,4 milioni di banchi», ha spiegato il ministro Azzolina nel corso dell’informativa urgente alla Camera. «Oltre 750.000 sono per la primaria, dunque, necessariamente, banchi di tipo tradizionale. Mentre 1,7 milioni sono stati richiesti per le secondarie, di cui oltre uno su quattro di tipo innovativo. Lo Stato, per la prima volta, si è preso la responsabilità di sostenere le scuole aiutandole a rinnovare gli arredi». Il dubbio, avanzato soprattutto dalle associazioni di categoria, è che il restyling annunciato dal ministro non ci sarà, o comunque arriverà in ritardo. «È una corsa contro il tempo», spiega alla Verità Pierpaolo Garenna, presidente di Assodidattica, l’associazione che raggruppa i produttori e i distributori di arredamento educativo. Domani, infatti, scadono i termini della gara europea per la fornitura di 3 milioni di banchi, indetta dal commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. I contratti saranno sottoscritti entro il 7 agosto, la consegna dovrà avvenire entro il 31 agosto. «Non ci sono i tempi materiali per andare avanti in questo bando», continua Garenna. «Chiedere 3 milioni di banchi diventa molto complicato. Il problema è recepire e reperire la materia prima: nel mese di agosto non arriva neanche quella per produrre un banco. Se il bando resta così com’è, quasi certamente andrà deserto. Poi, certo, qualcuno può ancora partecipare, ma in Italia la vedo difficile se non si formano delle cordate».

Chissà cosa ne penseranno della «guerra dei banchi» nella vicina Francia. Oltralpe, le scuole hanno riaperto a maggio, anche se in maniera graduale e su base volontaria. Poi, il 22 giugno, è stato disposto il ritorno obbligatorio in classe per le ultime due settimane dell’anno scolastico. Per gli studenti di asili, scuole materne e medie è stato applicato un protocollo meno rigido, che potrebbe essere in parte ripreso anche in vista del nuovo anno, a settembre: sono state alleggerite le misure di distanziamento e abolito il limite dei 15 alunni per classe. Esclusi dalle disposizioni licei e università, per cui il ritorno in classe è comunque previsto con il nuovo anno. In Regno Unito, la riapertura delle scuole non passa per la ricerca di nuovi spazi, ma attraverso l’organizzazione degli alunni in «bolle». È questo l’aspetto più interessante delle linee guida pubblicate dal ministero per l’Educazione agli inizi di luglio e aggiornate a lunedì. In sostanza, gli alunni verrebbero divisi in gruppi, isolati durante la permanenza a scuola. Nel caso in cui si verifichi un contagio, l’intera «bolla» verrebbe messa sotto osservazione o isolata per 14 giorni, permettendo agli altri gruppi di proseguire le lezioni. A ciò si aggiungono alcune semplici raccomandazioni per ridurre al minimo il rischio di contagio da coronavirus: tra le altre cose, il servizio sanitario nazionale consiglia di disporre i banchi in modo da orientarli verso l’insegnante e mantenere il più possibile la distanza tra i professori e tra i professori e gli alunni. Infine il Belgio, dove tutte le scuole riprenderanno l’insegnamento in classe da settembre. Per le lezioni in presenza sono stati elaborati quattro scenari, in base all’andamento del contagio. Scenario verde, quello meno grave: tutti gli studenti tornerebbero in classe per cinque giorni alla settimana. I contatti sarebbero potenzialmente possibili, ma andrebbe osservata rigorosamente l’igiene delle mani. C’è lo scenario giallo, poi: solo gli studenti dell’asilo e delle elementari frequentano la scuola cinque giorni alla settimana. Per gli altri, lezioni in classe previste per soli quattro giorni. Didattica a distanza il mercoledì. Obbligo di mascherina quando non è possibile rispettare il distanziamento sociale di un metro. Infine, gli ultimi due scenari: l’arancione e il rosso. Nel primo caso, le lezioni della scuola secondaria verrebbero dimezzate e gli alunni frequenterebbero le classi a rotazione. Gli asili e le elementari continuerebbero invece le lezioni in presenza. Nell’ultimo caso, quello più grave, si applicherebbero le medesime regole dello scenario arancione, con un inasprimento delle disposizioni igieniche e una maggiore riduzione dei contatti.

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