La sinistra Usa fa la fortuna dei criminali
  • Impennata di reati a Minneapolis, teatro della morte di George Floyd e città simbolo della lotta per togliere fondi alla polizia. I cittadini ora sono indifesi e vengono invitati dalle autorità ad arrendersi ai furti. Ma l’escalation riguarda tutte le città governate dai dem.
  • Intanto l’app Tik Tok fa impazzire i più importanti atenei inglesi offrendogli pubblicità gratis.

Lo speciale contiene due articoli.

Non c’è pace a Minneapolis. Dopo la morte di George Floyd lo scorso maggio, il locale dipartimento di polizia è finito nella bufera. Il consiglio municipale punta ad arrivare a un suo smantellamento, mentre, a giugno, ha votato per tagliare 1,5 milioni di dollari al budget per le forze dell’ordine. E, nel frattempo, il corpo di polizia si è progressivamente indebolito. Secondo lo Star Tribune (il principale quotidiano del Minnesota), dalla morte di Floyd il dipartimento di Minneapolis avrebbe infatti perso – tra licenziamenti e dimissioni – complessivamente circa 100 agenti (il 10% delle forze disponibili in città).

La situazione sembra addirittura destinata a peggiorare, visto che entro la fine dell’anno si stima che il dipartimento possa lasciare a casa fino a un terzo dei propri dipendenti. Questo stato di cose starebbe già facendo sentire il proprio peso. Sempre stando a quanto riportato dallo Star Tribune, parrebbe che non pochi residenti stiano lamentando non soltanto un’impennata nei crimini, ma anche risposte tardive e inadeguate da parte dei poliziotti. In particolare, negli ultimi tre mesi si è assistito a un notevole incremento di sparatorie, rapine e furti d’auto. In tutto questo, il sito del canale televisivo locale, Kstp, ha riportato che la polizia di Minneapolis avrebbe fornito ai cittadini alcuni «consigli» per prevenire il rischio di rapine e violenze. In particolare, tra le altre cose, si invita a: non camminare da soli, prepararsi ad abbandonare cellulare e portafogli, portare con sé solo gli oggetti di cui si ha strettamente bisogno. In altre parole, le forze dell’ordine non sono più in grado di tutelare la sicurezza e le proprietà dei cittadini.

D’altronde, quello che sta accadendo a Minneapolis è soltanto un esempio di che cosa significa indebolire o smantellare i dipartimenti di polizia, come auspicato dagli attivisti di Black lives matter. Una linea che ha soltanto un esito possibile: lasciare le fasce più deboli della popolazione in balìa della criminalità. Non sarà forse un caso che, rispetto all’anno scorso, si sta assistendo a un notevole aumento di reati (a partire da omicidi e sparatorie) in varie città americane: Atlanta, Chicago, Houston, Portland, Seattle, Philadelphia, New York e Los Angeles. Città che hanno, in alcuni casi, tagliato recentemente il budget della propria polizia (si pensi a New York e Los Angeles). Città che da anni sono inoltre guidate da amministrazioni democratiche. Un «dettaglio» interessante, visto che negli Stati Uniti a nominare i vertici della polizia cittadina sono proprio i sindaci. D’altronde, tanto per avere un’idea di cosa sta succedendo, basta sottolineare che, secondo il Chicago Sun-Times, a Chicago si è registrato un aumento degli omicidi del 139% rispetto a luglio 2019, mentre per lo stesso periodo Atlanta ha visto un incremento di oltre il doppio.

Si tratta di un fattore potenzialmente problematico per il candidato democratico, Joe Biden, che pur essendosi detto contrario a tagliare i finanziamenti alle forze dell’ordine, si è ritrovato nei fatti sconfessato su questo fronte da alcuni sindaci del suo stesso partito. Senza poi considerare che l’ex vicepresidente sia molto evasivo in materia di ordine pubblico: si ostina a sostenere che la maggior parte delle proteste siano «pacifiche», ha polemizzato contro Trump quando quest’ultimo ha inviato agenti federali a Portland per proteggere il locale palazzo di giustizia e non ha preso posizione chiara su fatti come l’occupazione del centro di Seattle lo scorso giugno da parte dei manifestanti di Black lives matter. È anche probabilmente per questo che, secondo il sito Axios, sondaggi interni al comitato di Trump parrebbero confermare l’efficacia della strategia del presidente nell’additare Biden come una marionetta nelle mani dell’estrema sinistra. Ne consegue che, al di là della pandemia, l’altro grande tema dirimente per questa campagna elettorale sia costituito proprio dall’ordine pubblico. Perché, esattamente come per la questione del coronavirus, anche in questo caso viene chiamata in causa la sopravvivenza stessa del cittadino: dalla salvaguardia della sua sicurezza fisica a quella della sua proprietà. E, in tal senso, non è chiaro quanto alla fine potrà essere apprezzata l’ambiguità di Biden su questo punto. Del resto, pochi giorni fa, oltre 100 agenzie di polizia del Wisconsin si sono tirate indietro, davanti alla richiesta di garantire ordine e sicurezza a Milwaukee, nel corso della convention nazionale del Partito democratico (prevista tra due settimane): una decisione presa, dopo che una commissione cittadina ha emanato una direttiva per vietare l’uso dei lacrimogeni. Secondo l’Associated press, gli agenti temono infatti di non avere a disposizione strumenti adeguati per fronteggiare eventuali disordini.

Tutto questo, mentre alcuni procuratori distrettuali, sostenuti da George Soros, sono ormai in prima linea per imporre agende soft in materia di ordine pubblico. È per esempio il caso del procuratore distrettuale di Philadelphia, Larry Krasner, che sul Washington Post ha criticato l’invio di agenti federali a Portland, accusando Trump di autoritarismo. Certo: è pur vero che un recente sondaggio Ipsos mostra che il 54% degli americani si dica insoddisfatto di come il presidente sta gestendo l’ordine pubblico. Tuttavia, a giugno, lo stesso istituto registrava un 58% di scontenti su questo tema. Un segnale? Chissà. La strada per novembre è ancora lunga.


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