Sul valico di Rafah non si esce dallo stallo
Ansa
  • Migliaia di profughi palestinesi si ammassano al confine con l’Egitto, mentre i Tir carichi di aiuti restano fermi dall’altra parte. I terroristi intanto provano a bloccare l’esodo. L’Oms: «Ancora 24 ore e sarà una catastrofe». Ponte aereo umanitario dell’Ue.
  • Il Cairo gestisce l’unica via di fuga della Striscia a Sud, limitandola in caso di instabilità.

Lo speciale contiene due articoli.

Le immagini dei camion di Hamas che bloccano migliaia di palestinesi in fuga hanno fatto il giro del mondo. La prova inconfutabile che i terroristi stanno facendo di tutto per bloccare l’esodo dei civili in fuga. Sono ormai passati due giorni da quando Israele ha dato 24 ore di tempo ai residenti nel Nord di Gaza per spostarsi a Sud al fine di evitare di essere coinvolti nell’imminente offensiva di terra israeliana. Ieri, per il terzo giorno consecutivo, le forze di difesa israeliane hanno annunciato un corridoio sicuro per consentire alle persone di spostarsi da Nord a Sud tra le 8 e mezzogiorno, e hanno affermato che più di 600.000 civili hanno già evacuato l’area di Gaza.

In totale sono circa 1.200.000 le persone in fuga dalla striscia di Gaza, ma Hamas non ci sta. I terroristi bloccano fisicamente i civili, sequestrano mezzi di trasporto e chiudono le strade. «Hamas impedisce agli abitanti di Gaza di spostarsi nel Sud della Striscia», denuncia il portavoce dell’Idf, Daniel Hagari. «Hamas ha dimostrato la sua crudeltà nei confronti dei residenti di Israele e ora lo sta facendo anche nei confronti dei residenti di Gaza».

A mettersi tra i palestinesi e la salvezza, non solo gli uomini di Hamas, ma anche l’Egitto. Dall’inizio del conflitto il 7 ottobre, il Cairo ha chiuso il valico di Rafah, che, situato nella parte meridionale della Striscia al confine con la penisola egiziana del Sinai, rappresenta l’unico modo con il quale i palestinesi possono uscire da Gaza. Molteplici gli sforzi per riaprire il passaggio che finora, però, sono risultati vani.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha affermato che Israele non ha ancora consentito l’apertura del valico, ma il passaggio è controllato dall’Egitto che allo stesso tempo ha rifiutato le proposte di accogliere i palestinesi di Gaza nei suoi confini.

Fonti a Gaza riferiscono che Israele ha colpito una pensilina del valico di Rafah in un attacco sulla Striscia. Il raid sarebbe avvenuto dopo che la folla, ferma davanti al varco nella speranza di passare in Egitto, si era dispersa. Se la notizia fosse confermata, sarebbe il quinto attacco israeliano dall’inizio del conflitto al valico di Rafah.

Gli occhi del mondo in questo momento sono tutti lì. Gli Stati Uniti riferiscono di lavorare molto duramente per la riapertura del valico. «Speriamo che possa essere aperto per alcune ore. Ma, ancora una volta, dobbiamo solo aspettare e vedere come va», ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale americano, John Kirby. Intanto il Segretario di Stato, Anthony Blinken, è tornato in Israele per la seconda volta in meno di una settimana. Al centro del tavolo l’esito delle sue visite in sei Paesi della regione. Prossima tappa: Amman.

Il ministro degli Esteri Italiano ha espresso preoccupazione per la decina di italiani bloccati a Gaza, anche per loro l’unica speranza di salvezza è la riapertura del valico di Rafah. Alcuni funzionari degli Stati Uniti hanno provato ad avvicinarsi al valico dal lato egiziano per provare a far uscire i 600 americani, ma gli è stato impedito dalle autorità egiziane, a causa di «consistenti minacce alla sicurezza».

Ieri mattina la Reuters, citando due funzionari egiziani, aveva lanciato la notizia dell’apertura del varco per far uscire gli stranieri e far entrare gli aiuti, ma così non è stato. Sia Israele che Hamas infatti hanno negato le notizie circa un cessate il fuoco nel Sud di Gaza. «Al momento non esiste un cessate il fuoco per gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e per l’uscita degli stranieri», si legge in una concisa dichiarazione dell’ufficio del primo ministro Netanyahu.

«L’Unione europea sta lanciando un’operazione di ponte aereo umanitario composta da diversi voli verso l’Egitto per portare forniture salvavita alle organizzazioni umanitarie sul campo a Gaza», ha dichiarato la Commissione europea.

Per il momento però il risultato è che mentre fuori dal valico c’è una colonna di Tir piena di aiuti in attesa di poter entrare, più di un milione di civili restano sfollati nell’enclave in attesa di capire quale sarà il loro destino, mentre i bombardamenti di Israele proseguono in tutta la striscia di Gaza.

La situazione sanitaria è al limite. Secondo i medici infatti a Gaza non si riesce a curare tutti, è pieno di morti in strada e, come mostrano i video della Cnn, decine di corpi non identificati sono stati sepolti in fosse comuni. Per i farmaci resta un’autonomia di 24 ore. Le stesse che secondo l’Oms mancano alla fine dell’acqua, dell’elettricità e del carburante «prima che si verifichi una vera catastrofe». Israele, come riferisce Time of Israel, con la diminuzione delle forniture dell’enclave, domenica ha dichiarato che stava riavviando la fornitura di acqua alla parte meridionale della Striscia. «La decisione di ripristinare l’acqua nel Sud della Striscia di Gaza è stata concordata tra il primo ministro, Benjamin Netanyahu, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e spingerà la popolazione civile verso la parte meridionale della Striscia», ha spiegato il ministro dell’Energia, Israel Katz, che ha anche denunciato: «Hamas sta rubando gli aiuti umanitari al popolo palestinese».

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