Houthi, missili e droni sull’Arabia Saudita: Riad chiude l’aeroporto
(Ansa)

L’aeroporto di Riad resta chiuso, le vittime si contano a decine e ora nel mirino finiscono anche le infrastrutture energetiche. Gli Houthi alzano il livello dello scontro con l’Arabia Saudita e rivendicano una nuova ondata di attacchi con missili e droni contro aeroporti e impianti petroliferi. Il bilancio del raid di sabato 10 ottobre sul King Khalid International Airport è già pesantissimo: le autorità saudite parlano di almeno 12 morti e 309 feriti, mentre alcune fonti riferiscono di 13 vittime.

Domenica un nuovo proiettile ha colpito il Terminal 4, provocando un incendio e uccidendo un cittadino pakistano, con altri 11 feriti. E la crisi rischia ora di allargarsi al cuore dell’industria energetica del Regno.

Gli Houthi rivendicano gli attacchi con missili e droni

A rivendicare le nuove operazioni è stato Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, secondo cui nelle ultime 24 ore il gruppo ha condotto quattro attacchi con missili balistici, missili da crociera e droni. Tra gli obiettivi indicati figurano l’aeroporto King Khalid di Riad, quello King Fahd vicino a Dammam e due impianti di Saudi Aramco nella Provincia Orientale: il sito del gas di Shedgum e la raffineria di Tanajib. Saree ha parlato di tre ondate contro la capitale a partire da sabato sera e rivendicato un colpo diretto a Shedgum, dove sarebbe divampato un incendio di grandi dimensioni. Ma su questi ultimi danni manca, al momento, una conferma pubblica da parte di Aramco: le dichiarazioni restano quindi rivendicazioni del gruppo yemenita.

Aeroporto di Riad chiuso dopo i raid: il bilancio delle vittime

Il fronte più grave è quello dell’aviazione civile. Il King Khalid International Airport, uno dei principali scali del Paese, è stato colpito sabato in un attacco che ha causato almeno 12 morti e oltre 300 feriti, secondo il bilancio diffuso dalle autorità saudite. Alcuni feriti sono in condizioni critiche. Il giorno successivo un altro proiettile ha raggiunto il Terminal 4, destinato ai voli domestici, provocando un incendio e un ulteriore bilancio di un morto e 11 feriti. La sequenza di attacchi ha spinto le autorità a prolungare la sospensione delle operazioni per completare le verifiche di sicurezza.

Voli cancellati e missili intercettati dalle difese saudite

La chiusura ha conseguenze immediate sul traffico aereo, tra voli cancellati, rotte deviate e passeggeri bloccati. Secondo le stime circolate, circa il 60% dei voli previsti potrebbe subire cancellazioni. Intanto le difese saudite sono impegnate a intercettare nuove minacce: la coalizione a guida Riad ha annunciato di aver distrutto un missile da crociera nei pressi dell’aeroporto della capitale, un drone nella Provincia Orientale e un missile balistico diretto verso Khamis Mushait, nel sud del Paese.

La condanna di Riad e l’avvertimento degli Houthi

Il generale Turki al-Malki, portavoce della coalizione, ha definito l’attacco al terminal un «crimine di guerra», denunciando le vittime tra passeggeri e personale aeroportuale. Gli Houthi, dal canto loro, hanno invitato compagnie aeree, viaggiatori e lavoratori stranieri a evitare gli aeroporti sauditi, sostenendo che lo spazio aereo del Regno non sia sicuro. Il gruppo giustifica le operazioni come risposta a quella che definisce l’aggressione saudita contro lo Yemen e avverte che «il peggio deve ancora venire».

Aramco nel mirino: i danni agli impianti restano da verificare

Ma a rendere ancora più delicata la situazione è la rivendicazione relativa ad Aramco. Colpire gli impianti di gas e raffinazione significherebbe minacciare infrastrutture strategiche per la produzione e l’approvvigionamento energetico saudita, con possibili ripercussioni anche sui mercati. Per ora, tuttavia, non è possibile stabilire l’entità di eventuali danni a Shedgum e Tanajib. La distinzione è importante: la rivendicazione degli Houthi non equivale a una conferma indipendente dell’effettiva riuscita degli attacchi.

La reazione internazionale e il rischio di escalation

La reazione internazionale è stata immediata. Arabia Saudita, Turchia, Pakistan ed Egitto hanno condannato gli attacchi, mentre Washington ha chiesto la cessazione delle operazioni. Tra le vittime del raid di sabato figura anche un cittadino americano. Il presidente Donald Trump ha definito l’attacco inaccettabile, mentre resta da capire se alle condanne seguiranno iniziative militari concrete da parte degli Stati Uniti e di Riad.

Le prossime ore saranno decisive su due fronti: la riapertura dell’aeroporto di Riad e la verifica dei danni alle infrastrutture energetiche. Sullo sfondo resta il rischio di una nuova escalation tra gli Houthi e l’Arabia Saudita, in un conflitto che torna a investire non soltanto obiettivi militari, ma anche aeroporti civili e snodi strategici dell’economia del Regno.

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