Fra la Russia e i Paesi dell’Unione europea, complici le accuse di guerra ibrida con droni e sabotaggi e l’intensificarsi degli attacchi russi su Kiev proprio durante la visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz, la tensione ha toccato ieri un nuovo apice.
Il portavoce del governo tedesco Steffen Meyer ha parlato di «ulteriore esempio dell’escalation che la Russia continua a portare avanti». Ma è soprattutto dai servizi segreti tedeschi che viene rilanciato l’allarme di una possibile guerra con la Russia.
Il direttore del Bnd (Bundes Nachrichten Dienst) Martin Jaeger, in un’audizione parlamentare a Berlino, ha affermato che «lo scontro con la Russia non finirà con la guerra in Ucraina». Jaeger ha evocato «uno scontro violento fra Russia e Germania» e «tentativi di intimidazione» e «interferenze», nonché «nuove minacce nucleari».
Ha però ammesso che «non si vedono segni di preparazione di attacchi russi su vasta scala in Europa», facendo capire che il rischio è di sabotaggi o di attività militari a bassa intensità nei Paesi baltici.
Droni e sabotaggi, l’ombra della guerra ibrida
Gli hanno fatto eco altri due capi di intelligence germanici, il presidente dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione BfV, cioè la sicurezza interna, Sinan Selen, e la direttrice del Controspionaggio militare Mad, Martina Rosenberg.
L’allerta degli 007 tedeschi viene giustificata con episodi ancora non del tutto chiari, come i ritrovamenti di droni a Lipsia e incendi su cui ancora s’indaga. Da qui a temere una guerra europea il salto pare lungo, considerando che la Russia si troverebbe in conflitto con molti Paesi quando quattro anni e mezzo non le sono bastati a piegare la sola Ucraina.
Del resto il Bnd era anche, insieme alla Cia, dietro all’errata valutazione dei falsi rapporti del 2003 sulle inesistenti armi di distruzione di massa del dittatore iracheno Saddam Hussein. Vero è, tuttavia, che la tensione sale sui confini delle tre repubbliche baltiche, le quali fecero parte dell’Impero zarista e poi, dopo un ventennio di indipendenza, dell’Unione sovietica fino al 1991.
Tallinn sposta le truppe verso il confine russo
Come riportato dal Financial Times, l’esercito dell’Estonia sta spostando truppe vicino alla frontiera russa per preparare una «difesa avanzata» nel caso di una «aggressione limitata» dopo la fine del conflitto in Ucraina. Gli estoni si preparano in caso di guerra a non cedere territorio e a colpire obbiettivi russi, resistendo il tempo necessario all’arrivo dei rinforzi Nato.
Il colonnello Tarmo Kundla, comandante della prima Brigata estone, spiega che «dobbiamo iniziare dal confine e vincere la prima battaglia». I suoi soldati verranno spostati da Tapa a Johvi, a soli 50 chilometri dal confine, mentre a Narva si sta costruendo una nuova base da cui gli estoni potrebbero colpire San Pietroburgo, a 260 chilometri di distanza.
Narva è ritenuta obbiettivo possibile di un’incursione russa dato che la maggioranza degli abitanti sono russofoni, secondo uno schema in stile Donbass. L’esercito estone è piccolo, ma ha lanciarazzi Himars americani e Chunmoo sudcoreani. Conta molto sugli alleati, e in effetti i soldati inglesi in Estonia aumenteranno da 800 a 1.200.
La Germania rafforza il fianco orientale della Nato
La Lituania si sta invece preparando ad accogliere 5.000 soldati tedeschi, come confermato ieri dal ministro della Difesa Robertas Kaunas. Si tratta della quarantacinquesima Brigata della Bundeswehr, che troverà sede nelle basi di Rudninkai, al confine con la Bielorussia, e Rukla, nella Lituania centrale.
Intanto, nella Lettonia dove ha vinto alle urne il partito del premier uscente filooccidentale Andris Kulbergs, a dispetto delle «intimidazioni russe», il tribunale di Riga ha condannato a 7 anni di carcere un uomo con doppia cittadinanza tedesca e russa, Sergej Nikitin, «per aver fornito assistenza all’esercito russo con raccolte fondi».
Kiev sotto attacco, dai porti alle infrastrutture
L’Ucraina è sempre bersagliata e, anche se ieri la sua Difesa ha sostenuto di aver abbattuto «172 su 205 droni russi», ci sono stati molti danni. Nella zona di Odessa sono stati colpiti l’impianto portuale di Vilkovo e i depositi di carburante del porto di Chornomorsk, e al largo è stata colpita una nave cargo turca su cui c’è stato un morto.
A Kharkiv, missili da crociera Banderol sul distretto industriale hanno causato un morto e sei feriti, mentre a Poltava un drone ha colpito un impianto energetico lasciando al buio 22.000 cittadini. Le parole di Donald Trump hanno riguardato indirettamente i continui attacchi alle infrastrutture, che ieri ha detto: «Nello Stretto di Hormuz ormai transitano quantità record di barili quasi ogni giorno, il caro prezzi deriva dalle raffinerie russe fatte saltare in aria dall’Ucraina».
Zelensky cerca nuovi aiuti e apre al trilaterale
Sul terreno i russi hanno preso Samoilovka, nella regione di Zaporizhzhia. Il presidente ucraino Volodymir Zelensky, parlando col premier polacco Donald Tusk, ha ritenuto «possibile un trilaterale Ucraina-Russia-America». Ha annunciato inoltre nuovi aiuti dalla Francia, dopo aver sentito Emmanuel Macron che gli avrebbe garantito l’addestramento dei piloti ucraini sui caccia Rafale.
Il portavoce dell’Aeronautica ucraina, colonnello Yuri Ignat, ha annunciato l’installazione di «torrette robotiche con intelligenza artificiale per abbattere i droni russi». Mentre il portale Middle East Eye ha confermato che la Turchia ha fornito a Kiev sistemi antiaerei Korkut, basati su cannoni automatici a tiro rapido da 1.100 colpi al minuto e gittata utile di 4 chilometri.
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