La posizione di Joe Biden si fa sempre più traballante dopo la disastrosa performance al dibattito televisivo di giovedì. E gli scossoni arrivano principalmente da una lotta sotterranea in corso tra Barack Obama e la first lady, Jill Biden. Ufficialmente, il Partito democratico sta facendo quadrato attorno al presidente.
Lo stesso Obama ha espresso il proprio supporto all’inquilino della Casa Bianca e manifestazioni di sostegno a Biden sono arrivate anche da Bill e Hillary Clinton, oltre che dal leader dei dem alla Camera, Hakeem Jeffries. Eppure dietro le quinte la situazione è tesa. «È ora che si faccia da parte», ha detto a The Hill un deputato dem dietro anonimato. Stando alla stessa testata, tra i parlamentari dell’Asinello si starebbe inoltre discutendo dell’eventualità che Biden possa essere sostituito dal governatore della California, Gavin Newsom, o dalla collega del Michigan, Gretchen Whitmer. Non solo. Secondo Axios, subito prima del dibattito, il leader della maggioranza al Senato, Chuck Schumer, si sarebbe detto aperto alla possibilità di un cambio di candidato, nel caso Biden avesse registrato una performance televisiva inadeguata.
Ecco, proprio nel mezzo di questi fermenti a porte chiuse, c’è forse da dubitare della sincerità dell’endorsement di Obama. Negli scorsi mesi, vari esponenti della sua cerchia – come gli ex consiglieri David Axelrod e Larry Summers – hanno spesso criticato Biden. «Si discuterà se Biden debba continuare», ha detto proprio Axelrod subito dopo il dibattito di giovedì. Parliamo dello stesso Axelrod che, a giugno 2022, elogiò Newsom, sostenendo che avrebbe potuto essere un buon candidato presidenziale. Un altro ex advisor di Obama, Van Jones, ha definito la prestazione televisiva dell’attuale presidente come «dolorosa». «Ciò che abbiamo visto stasera non è solo panico, è dolore», ha affermato.
Era d’altronde giugno dell’anno scorso, quando – durante un pranzo alla Casa Bianca – Obama, pur assicurando sostegno a Biden, sottolineò a quest’ultimo le difficoltà che avrebbe incontrato nell’affrontare Trump in una nuova campagna elettorale. Ci fu chi ipotizzò che si trattasse di un modo gentile per convincere il presidente a non ricandidarsi. Come se non bastasse, tre settimane fa, James Carville – stratega dem storicamente vicino ai Clinton – ha detto che avrebbe preferito un candidato alternativo a Biden. Questo vuol dire che, pur non esponendosi direttamente, i pezzi grossi dell’Asinello stanno effettuando pressioni per convincere il presidente a ritirarsi dalla campagna elettorale. Del resto, la doppiezza di Obama è dettata dal fatto che fu proprio lui il grande sponsor della candidatura di Biden nel 2020: all’epoca serviva una figura debole per consentire un’efficace lottizzazione degli incarichi in seno a un’eventuale nuova amministrazione dem. Adesso però quella debolezza è diventata fonte di imbarazzo e rischia di tagliare le gambe alle ambizioni presidenziali dell’Asinello. Ecco perché Obama vorrebbe sostituire Biden ma non può dirlo apertamente.
Chi si sta invece opponendo con le unghie e con i denti al siluramento del presidente è Jill Biden: una figura che detiene un significativo peso politico alla Casa Bianca. «L’influenza della dottoressa Biden si fa sentire sia alla Casa Bianca che sulla campagna elettorale di Biden», ha riportato a febbraio il New York Times, secondo cui Jill «è stata direttamente coinvolta nell’assunzione di membri dello staff stampa e di altri assistenti senior di Biden ed è presente nella maggior parte dei suoi incontri politici». Insomma, complice probabilmente anche la scarsa lucidità del marito, la first lady ha visto aumentare significativamente la propria influenza nell’attuale amministrazione americana. Un’influenza a cui non ha alcuna intenzione di rinunciare. Si spiega probabilmente così l’elogio enfatico (e assurdo) che ha fatto della performance televisiva del marito, il quale – dopo aver detto di essere andato bene – ha dovuto sostanzialmente ritrattare, ammettendo di aver eseguito una prestazione scadente.
È infine interessante notare come il duello tra Obama e Jill stia affossando Kamala Harris. Secondo Politico, gli alleati di quest’ultima sarebbero frustrati dal fatto che il nome della vicepresidente non è tra i più gettonati come eventuale candidato sostitutivo di Biden. Se la first lady lotta contro il siluramento del marito, Obama non vuole certo puntare su una figura tanto impopolare come quella della Harris. Visto il buon rapporto tra Axelrod e Newsom, è quindi probabile che l’ex presidente dem guardi con favore proprio al governatore della California. Eppure, se la Harris è assai debole, Obama e la first lady rischiano entrambi di ignorare un «convitato di pietra»: la sinistra radicale del Partito democratico, già fomentata dagli estremisti filopalestinesi, potrebbe infatti approfittare di questo caos, per giocare qualche brutto scherzo all’establishment dell’Asinello. Un Asinello la cui tenuta interna appare sempre più sotto pressione.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >