Gli Stati Uniti hanno trasferito tutti i dodici bombardieri B-1 schierati nella base britannica di Fairford, nell’Inghilterra meridionale, dopo nuove segnalazioni d’intelligence su un possibile attacco con droni attribuito al corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. Il trasferimento, avvenuto nel fine settimana, sarebbe stato deciso per proteggere i velivoli e le centinaia di militari americani presenti nell’installazione.
Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che il Pentagono ha disposto lo spostamento per precauzione. Anche il presidente Donald Trump ha confermato che le minacce ricevute hanno indotto Washington a richiamare i bombardieri negli Stati Uniti. Le autorità non hanno tuttavia reso pubblici elementi conclusivi sull’eventuale piano iraniano.
Secondo fonti americane e britanniche, gli investigatori temevano un’operazione più ampia, potenzialmente diretta contro gli aerei e il personale militare. Alcuni funzionari hanno richiamato l’operazione ucraina contro gli aeroporti militari russi, condotta mediante droni introdotti clandestinamente nel Paese e lanciati da camion. Il paragone riguarda la possibile modalità d’attacco, ma non dimostra che il presunto progetto contro Fairford avesse la stessa portata.
Fairford, i bombardieri Usa trasferiti per precauzione
La partenza dei bombardieri è avvenuta circa una settimana dopo l’arresto di cinque uomini nei pressi della base. Nei furgoni bianchi sui quali viaggiavano non sarebbero stati trovati esplosivi. I sospettati sono stati rilasciati su cauzione, mentre l’indagine prosegue.
Un cittadino britannico-iraniano, fermato separatamente con l’accusa di preparare atti terroristici, è stato anch’egli rilasciato in attesa degli sviluppi investigativi. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha parlato di forti indizi di un possibile coinvolgimento iraniano, mentre Teheran ha negato ogni responsabilità. Non sono state rese pubbliche prove conclusive che colleghino gli arresti al presunto piano con droni.
Secondo funzionari americani, alcuni bombardieri ed equipaggi avrebbero lasciato Fairford prima che fossero disponibili tutti i velivoli necessari al rifornimento durante la traversata verso gli Stati Uniti. Non è stato chiarito perché il livello di urgenza sia aumentato nel fine settimana. Alcuni B-1 erano arrivati nella base soltanto la settimana precedente, nell’ambito di una rotazione ordinaria.
A luglio, le Guardie Rivoluzionarie iraniane avevano avvertito Londra che l’utilizzo di Fairford da parte degli Stati Uniti per operazioni contro l’Iran avrebbe comportato responsabilità per il Regno Unito. Teheran aveva inoltre dichiarato che qualsiasi installazione impiegata per lanciare attacchi contro il territorio iraniano sarebbe stata considerata un obiettivo legittimo. A metà settembre, secondo funzionari americani, le agenzie d’intelligence occidentali avevano segnalato ai comandanti militari il rischio che Fairford potesse essere presa di mira.
Germania e Regno Unito, cresce l’attenzione sulle basi
In Germania, Israele avrebbe indicato un livello elevato di rischio per alcune installazioni statunitensi, tra cui Ramstein e Spangdahlem. L’8 ottobre, due cittadini lettoni di 36 e 32 anni sono stati arrestati in Inghilterra con l’accusa di aver oltrepassato le recinzioni della base della Royal Air Force di Molesworth, nel Cambridgeshire. L’indagine è coordinata dagli specialisti dell’antiterrorismo.
Secondo il Times, i due uomini, entrambi residenti nel Regno Unito, sono stati fermati dopo il ritrovamento di un veicolo abbandonato nei pressi della struttura e l’individuazione di un’apertura nella recinzione perimetrale. La base ospita militari statunitensi e un centro d’intelligence della Nato.
Helen Flanagan, responsabile dell’antiterrorismo della polizia londinese, ha precisato che al momento non esistono elementi che colleghino l’episodio agli arresti avvenuti a Fairford. Nella stessa giornata, il ventiquattrenne Teddy Young, marinaio scelto della Royal Navy, è comparso davanti alla Westminster Magistrates’ Court di Londra con l’accusa di spionaggio a favore di una potenza straniera, identificata dagli investigatori nella Russia. Secondo la Metropolitan Police, avrebbe acquisito, copiato, registrato o conservato informazioni protette con l’intenzione di favorire uno Stato straniero.
I fatti contestati risalirebbero al periodo compreso tra novembre 2024 e maggio 2025. Le informazioni, secondo l’accusa, avrebbero potuto compromettere la sicurezza o gli interessi del Regno Unito in caso di divulgazione. Il Times riferisce che tra gli elementi dell’inchiesta figurerebbero la traduzione di un messaggio in russo, ricerche nel dark web e tentativi di individuare una piattaforma online attraverso la quale trasmettere informazioni a Mosca.
Le installazioni militari europee svolgono funzioni differenti, dal comando operativo alla sorveglianza, dal rifornimento logistico al dispiegamento di forze. Non tutte sono formalmente basi Nato: alcune appartengono agli Stati ospitanti o agli Stati Uniti, ma vengono utilizzate anche da altri alleati. In Germania, Ramstein ospita importanti funzioni di comando aereo e supporto logistico, mentre Spangdahlem è una base dell’aeronautica statunitense. Geilenkirchen ospita gli aerei Nato Awacs, utilizzati per la sorveglianza e il controllo dello spazio aereo. In Belgio, vicino a Mons, si trova il quartier generale Shape, centro di comando delle operazioni alleate. Le minacce considerate dalle autorità comprendono attacchi convenzionali, incursioni di droni, sabotaggi, attività di spionaggio, terrorismo e operazioni informatiche contro reti militari e infrastrutture di supporto.
Dai Balcani al Mediterraneo: le installazioni sotto osservazione
In agosto, alcuni resoconti hanno riferito che l’Iran avrebbe valutato possibili obiettivi militari statunitensi in Europa in caso di una nuova escalation. Tra i siti menzionati figurava la base di Bezmer, in Bulgaria, dove sarebbero state rafforzate le misure di sicurezza. In Grecia, secondo notizie di stampa, una batteria Patriot sarebbe stata spostata nei pressi della base di Souda, a Creta, per potenziare la difesa aerea. Si tratta di segnalazioni e misure precauzionali, non della conferma di un attacco imminente.
Sul fianco orientale della Nato, le violazioni dello spazio aereo e gli avvistamenti di droni, in particolare in Polonia e nei Paesi baltici, hanno alimentato le preoccupazioni per la sicurezza delle installazioni militari. Questi episodi si inseriscono soprattutto nel contesto della guerra in Ucraina e non dimostrano l’esistenza di un piano iraniano contro le basi europee.
Le basi italiane e il nodo dell’utilizzo contro l’Iran
Anche l’Italia ospita strutture centrali per le attività alleate nel Mediterraneo. A Napoli ha sede il Comando congiunto della Nato per il Sud, mentre a Poggio Renatico opera un centro alleato di comando e controllo aereo. Sul versante statunitense, Aviano è una base dell’aeronautica americana con reparti da combattimento. Sigonella, in Sicilia, sostiene le attività navali e aeree degli Stati Uniti e degli alleati nel Mediterraneo, mentre Camp Darby, tra Pisa e Livorno, rappresenta un importante centro logistico.
Tra le installazioni militari italiane da considerare c’è anche la base di Ghedi, in provincia di Brescia, sede del 6° Stormo dell’Aeronautica militare. La struttura riveste un ruolo strategico nell’ambito della difesa aerea e della cooperazione con gli alleati. Le diverse funzioni rendono queste installazioni rilevanti in caso di crisi, ma non dimostrano l’esistenza di una minaccia concreta contro ciascuna di esse.
Sulla base delle informazioni pubbliche disponibili, non risulta confermato un piano iraniano imminente contro una specifica base italiana. Le segnalazioni sulle possibili valutazioni di Teheran hanno riguardato soprattutto installazioni nel sud-est europeo. In Italia va inoltre distinta la sicurezza delle basi dall’eventuale utilizzo del territorio nazionale per operazioni contro l’Iran. Il governo ha dichiarato che le richieste d’impiego non contemplate dagli accordi esistenti richiederebbero una valutazione politica e parlamentare. Le attività logistiche e tecniche non equivalgono automaticamente alla partecipazione a un attacco.
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