Senna pulita, anzi no: le giravolte di «Repubblica»
(Getty Images)

Succede, anche nei migliori giornali, che il cronista sostenga una tesi e il collega della stanza accanto, magari per dimostrare di saperla più lunga, scriva il contrario. Capita anche che l’editorialista dica una cosa e passata qualche settimana o qualche mese cambi idea e scriva l’opposto, oppure si accorga della gaffe. Però un giornalista che nella stessa edizione del quotidiano si smentisca da solo, con due articoli, uno dei quali va contro il precedente a poche pagine di distanza, no, questo non mi era mai accaduto di vederlo.

A colmare la lacuna ci ha pensato la corrispondente di Repubblica da Parigi Anais Ginori la quale, in uno slancio di generosità verso i francesi, ha descritto «il tiro a segno sovranista su Olimpiadi e Macron», accreditando la tesi che la destra italiana strumentalizzi ogni cosa riguardi le Olimpiadi, compresi i liquami che galleggiano nelle acque della Senna, per «sferrare un assalto all’Eliseo». Ma poi, una quindicina di pagine più in là, è la stessa Ginori a vergare un commento dal titolo «Macron e l’utopia della Senna» in cui si giudica severamente la decisione di far svolgere alcune gare nello stagno che attraversa Parigi.

Sì, nell’analisi sulle relazioni fra Francia e Italia, Ginori descrive una sorta di complotto della destra melon-salviniana contro la République macroniana. «Attaccare Parigi 2024 è il nuovo sport della destra sovranista italiana». E a sostegno della tesi, la collega del quotidiano di casa Agnelli cita le polemiche sulla cerimonia d’inaugurazione, con la parodia dell’Ultima Cena, e il «fiume d’odio verso Imane Khelif». Che le due vicende abbiamo tenuto banco anche fuori dal «recinto» della politica sovranista nazionale, con la protesta dei vescovi francesi e l’intervento del Vaticano per quanto riguarda l’offesa ai cristiani e con l’intervento di scrittori come J.K. Rowling o di istituzioni come l’organismo Onu che combatte le discriminazioni contro le donne, non fa dubitare Ginori, la quale ritiene che sia tutta colpa delle campagne populiste di Salvini e Meloni. Compresa l’acqua inquinata della Senna, usata per attaccare l’ipocrisia green e polemizzare con l’Eliseo. È possibile che, come accaduto nei giorni scorsi con la vicenda di Khelif, ogni cosa poi venga ricondotta a una manovra di Putin per destabilizzare Europa e Francia? I ragionamenti sono sempre gli stessi, che si parli di identità sessuale degli atleti o di Escherichia coli nelle acque della Senna: l’ossessione anti russa non dà tregua.

Ma fin qui ci si può anche rassegnare. Ciò che invece si fatica a capire è il secondo articolo di Anais Ginori, quello dove la giornalista di Repubblica racconta la «costosissima ambizione» del nuovo Re Sole, al secolo Emmanuel Macron. Le complicazioni e «qualche» malore fra i nuotatori dimostrano che gli organizzatori hanno «ostentato troppe certezze esibendo una dose di arroganza». All’improvviso, il tono difensivo di pagina 11 cambia e Ginori va all’attacco a pagina 27. Criticando le scelte di Parigi, denunciando gli errori, lo spreco di soldi e le sottovalutazioni del problema. «La Senna è vietata alla balneazione dal 1923» spiega la collega, lasciando intendere che dopo cento anni di stop era impossibile pensare che in poco tempo le acque, inquinate da colonie di batteri, potessero diventare potabili. Se i sovranisti parlano di «peggiori Olimpiadi» e la corrispondente di Repubblica commenta paventando un tiro a segno della destra italiana contro Macron, lei stessa dopo poche pagine censura i Giochi elencando gli errori dell’edizione parigina. Non c’è stata prova di efficienza, come minimo c’è stato un difetto organizzativo, è stato imperdonabile lasciare i capi di Stato sotto la pioggia, con una cucina tra le migliori del mondo non ci può essere una mensa olimpica che fa schifo perfino agli inglesi. Per non parlare poi dei letti di cartone, dell’aria condizionata che non c’è. Insomma, è tutto vero che i Giochi fanno schifo, ma Salvini non può dirlo perché se ne parla lui a pagina 11 lo si accusa di manovre sovraniste, magari pure influenzate da Putin. Ma se ne scrive Ginori a pagina 27 non è solo oro colato, ma anche un atto d’amore nei confronti della Francia. Dunque, nella cronaca si può dare addosso alla destra italiana, poi nei commenti si possono sostenere le stesse tesi, ma sempre prendendo le distanze dal sovranismo. Di solito, la dissociazione era appannaggio dei politici, i quali dicevano una cosa la mattina salvo smentire di averla detta nel pomeriggio. Copiando i peggiori vizi degli onorevoli, adesso a Repubblica si stanno adeguando: a quando il titolo che contraddice in ultima pagina quello della prima?

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