In 15 Paesi europei ci si limita alla raccomandazione. Negli altri l’imposizione di legge riguarda la prevenzione di poche malattie: sono tutte nazioni governate da no vax? Chiaro che no. Ma in Italia è vietato anche parlarne.
Non sono no vax, ma difendo il diritto di quanti non vogliono vaccinarsi. Quante volte mi è toccato ripeterlo nel periodo della pandemia. Quando si parlava di sottoporsi all’iniezione anti Covid ero costretto a precisare che io avevo fatto prima, seconda e pure terza dose, ma rispettavo coloro i quali non ne avevano voluta neppure una, perché, com’era chiaro sin dal principio, il vaccino non impediva di contrarre il virus e neppure di diffonderlo. E dunque nessuna imposizione, ma soprattutto nessuna violazione dei principi costituzionali, era giustificata. Del resto, sono sempre stato contrario anche ai diktat che costringono i genitori a sottoporre i bambini a una iniezione plurima fin nei loro primi anni di vita. In altri Paesi non si fa, ma in Italia sì, e credo sia solo per comodità: con una sola puntura si iniettano più sieri e così si risparmia tempo e denaro. O, quanto meno, lo risparmiano le Asl. Con le mie figlie, d’accordo con la pediatra, decisi di dilazionare le vaccinazioni, comprando in Svizzera le fiale per le diverse immunizzazioni. Ma per fare ciò, senza incorrere nelle sanzioni, ho dovuto spostare la residenza, giocando sulla lentezza della burocrazia che, essendo stupida, non riesce ad adeguarsi ai ritmi delle persone normali. Il servizio sanitario a quei tempi prevedeva solo i pentavaccini (oggi sono dieci), non le singole iniezioni, e non era possibile procedere con una puntura alla volta.
Già so che, nonostante siano trascorsi molti anni, per aver rivelato di aver giocato a rimpiattino con gli obblighi di legge, vaccinandole mie bambine ma senza fretta, verrò accusato di aver violato le norme. E, peggio, di essermi messo contro la Scienza con la S maiuscola. Ma non c’è nessuna scienza che imponga di offrire il braccio di tuo figlio o tua figlia alla patria affinché vengano loro iniettati dieci vaccini. Ci sono molte raccomandazioni che invitano a sottoporre i bambini al siero e però non sono a conoscenza di prescrizioni che obblighino i genitori a costringere i piccoli a un cocktail di farmaci, così da levarsi per sempre il pensiero. Immagino che alcuni medici solleveranno il sopracciglio, convinti che il plurivaccino sia la scelta migliore. Con una sola iniezione infatti si immunizzano i bimbi, togliendosi il problema o, più probabilmente, togliendolo alle autorità sanitarie.
Tuttavia, siccome ho l’abitudine di guardare che cosa accade fuori dai confini nazionali, continuo a chiedermi perché, se all’estero è consentito dilazionare le iniezioni, qui debba essere proibito. Perché nel resto d’Europa, Germania compresa, le vaccinazioni sono una raccomandazione e da noi, grazie a Beatrice Lorenzin, indimenticato ministro della Salute ai tempi del governo Letta (ma poi anche con Matteo Renzi), devono essere un obbligo? La scienza non mi risulta che si fermi ai confini con la Svizzera o l’Austria. Infatti, altrove non esistono le costrizioni che da noi sono diventate la regola. Tanto per chiarire, in 12 Paesi europei la vaccinazione contro la polio è prevista dalla legge, mentre per la difterite e il tetano sono 11 gli Stati del Vecchio continente che l’hanno estesa a tutti i minori e a questa si aggiunge l’immunizzazione contro l’epatite B, prevista in dieci Paesi. Ma la Ue ha 27 membri, non dieci o undici. Dunque, qual è la regola europea in fatto di iniezioni a tutela della salute dei cittadini?
Si scopre così che in 15 Paesi non è prevista alcuna vaccinazione obbligatoria: i cittadini sono liberi di fare ciò che vogliono, vaccinarsi o non vaccinarsi. Esiste una raccomandazione, che sollecita i genitori a sottoporre i propri figli ad alcune iniezioni, ma lascia alle famiglie la decisione. Poi ci sono altri Paesi che hanno introdotto alcuni obblighi, ma non riguardano nove o dieci vaccini, come da noi, bensì uno o due. In pratica, all’estero si consente ai singoli di esercitare un diritto e di sottoporsi o sottoporre i propri figli all’iniezione.
Ciò significa che la Germania o i Paesi scandinavi siano governati da una banda di invasati che respingono gli insegnamenti della scienza? Che siano ostaggio dei no vax, ossia di gente rozza e stupida? Non mi pare. Semplicemente, altrove hanno più rispetto per i cittadini e lasciano che siano loro a decidere come e quando curarsi e, soprattutto, non pensano che debba essere lo Stato a sostituirsi ai genitori nella scelta di come vaccinare i propri figli. Incredibile? No, la faccenda veramente sorprendente è che nella cosiddetta patria del diritto, cioè da noi, i diritti non siano riconosciuti.
Un articolo della Costituzione dice che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, ma evidentemente in Italia qualcuno ha dimenticato che le cure non sono un obbligo. Ovviamente, a esserselo scordato sono sempre i soliti, quelli per i quali la Carta su cui si fonda la nostra Repubblica è «la migliore del mondo». Per lo meno fino a che la Costituzione dà ragione a loro.
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