Il partito della guerra brinda. Fatta fuori pure Marine Le Pen
Marine Le Pen (Getty Images)

La condanna per frode all’Unione usata per impedirle di diventare il futuro presidente. Dopo il vincitore delle elezioni in Romania, rimosso un altro ostacolo per la militarizzazione del continente. Chi sarà il prossimo?

La Francia non è la Romania e Marine Le Pen non è Calin Georgescu, il candidato alla presidenza escluso su decisione della Corte costituzionale romena. Il metodo per azzoppare il leader del partito d’opposizione però è lo stesso. Oltre alle accuse di essere su posizioni xenofobe e razziste, ai giudici di Bucarest è bastato il sospetto di un finanziamento russo a favore dell’Alleanza per l’unione dei romeni. Infatti, non hanno perso tempo, decretando l’immediata incandidabilità dell’esponente di destra. Nel caso della fondatrice del Rassemblement national, le cose sono un po’ più complesse, perché l’accusa non è di aver ricevuto soldi da Mosca, bensì di aver usato fondi europei a cui il suo partito non avrebbe avuto diritto. Frode era l’imputazione e per questo è stata condannata a quattro anni di prigione, due dei quali sospesi e gli altri due da trascorrersi ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Tuttavia, anche se i reati contestati sono diversi, la sostanza è uguale: un leader politico d’opposizione considerato in pole position per le future elezioni è eliminato per via giudiziaria. Georgescu, in vantaggio al primo turno, ha visto annullati i risultati del voto e, in attesa che le elezioni fossero ripetute, è stato messo fuori gioco, con l’accusa di irregolarità nella documentazione e a seguito di indagini penali a suo carico per attacco all’ordine costituzionale e creazione di una organizzazione fascista e razzista. Cioè, all’improvviso, visti i sondaggi che gli attribuivano la vittoria, è stato tolto di mezzo senza troppi complimenti, cambiando dunque il corso della consultazione popolare.

Non molto diversa rischia di essere la storia di Marine Le Pen, il cui partito è da tempo il primo di Francia, con una percentuale che oscilla fra il 34 e il 37 per cento. Nonostante l’alleanza delle forze della sinistra, che alle ultime consultazioni hanno impedito al Rassemblement national di fare il pieno, la destra continua a essere in vantaggio e alle prossime presidenziali la Le Pen avrebbe avuto forti possibilità di spuntarla contro gli avversari. Avrebbe, appunto. Perché da ieri, e con effetto immediato, ne è stata dichiarata l’ineleggibilità. Condannata a quattro anni di carcere, per cinque non avrà alcuna possibilità di ricoprire incarichi pubblici. Detta in altre parole, la sua carriera politica è finita e alle prossime elezioni per il presidente della Repubblica non potrà presentarsi. Insomma, il candidato più accreditato, quello in grado di mettere in crisi il sistema e in difficoltà gli equilibri europei, compreso il posizionamento della Francia a sostegno dell’Ucraina, è stato fatto secco.

Come detto, il caso francese è diverso da quello romeno, sia per le accuse che per la diversa notorietà dei protagonisti. La Le Pen è sulla scena da anni, Georgescu da pochi mesi o quasi, ma il risultato è lo stesso. Due leader che potevano mettere in discussione la discesa in campo dei «volenterosi», creando un forte movimento a favore di un’intesa per porre fine alla guerra in Ucraina, sono estromessi dalla competizione elettorale con una decisione giudiziaria. Non sarà Marine Le Pen a contendere lo scettro agli eredi di Macron, né sarà lei a frapporsi all’idea di inviare soldati francesi a combattere sotto le bandiere di Kiev. E insieme con lei non ci saranno neppure altri esponenti dello stato maggiore del Rassemblement national, colpiti come la loro leader dall’identico provvedimento della magistratura. L’intera prima linea di un partito d’opposizione decapitata. Nel caso della Romania, Georgescu, favorito con il 40 per cento dei consensi, non potrà opporsi all’uso delle basi militari Nato nel suo Paese. Per l’Europa, due grane in meno.

Del resto, si tratta della messa in pratica di una strategia che l’ex commissario Thierry Breton, politico francese distaccato a Bruxelles dopo anni di militanza con i gollisti, aveva rivendicato senza imbarazzi, dicendo che i poteri forti europei erano pronti ad annullare il risultato del voto in Germania qualora Afd avesse avuto la possibilità di vincere. È la democrazia ai tempi dell’autocrazia. Se gli elettori non scelgono ciò che piace a chi comanda, le elezioni si annullano e, nel caso, si annulla anche il candidato. Detto fatto: fuori Afd con un accordo fra chi fino a ieri a Berlino si faceva la guerra, fuori Georgescu e ora anche Le Pen. Chi sarà il prossimo (o la prossima) defenestrato (a)?

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