Conte ha mentito agli italiani
Il premier mercoledì sera ha detto che il governo ha trovato l’accordo. Peccato che ieri il testo sia tornato al Mef perché mancano le coperture. Si tratta dell’ennesima bugia di Giuseppi. E intanto le aziende muoiono.

Alle 21 di ieri, ora di chiusura di questo giornale, il decreto che dovrebbe rilanciare l’Italia ancora non c’era. Nonostante Giuseppe Conte lo avesse annunciato in conferenza stampa la sera prima, dichiarando ai quattro venti, e ai quattro tg che ne registrano adoranti le parole, che il consiglio dei ministri si era finalmente concluso e il testo del provvedimento era definito, in realtà le cose stavano in maniera molto diversa. Prova ne sia che appena terminato di parlare con i giornalisti, il premier si è rinchiuso a Palazzo Chigi, per riprendere la discussione con i capi delegazione della maggioranza. Risultato, ieri il testo del decreto è tornato al ministero dell’Economia per la valutazione delle coperture, in quanto ciò che è stato scritto nella bozza, dopo aver a lungo litigato, potrebbero essere parole al vento, cioè prive di soldi. Una manovra, anzi due come ha detto lo stesso Conte, ma senza portafoglio. Un po’ quello che è accaduto con il bonus di 600 euro, il cui fondo è rimasto a secco prima che si esaurissero le richieste, con il risultato che centinaia di migliaia di italiani non hanno visto un euro.

Tuttavia in questo caso, a non essere visto è addirittura il decreto, che al momento non c’è e dunque resta tutto da valutare, per capire se ciò che ha raccontato il presidente del Consiglio poi risponda al vero. Non è la prima volta che il Pinocchio con la pochette annuncia cose che poi non corrispondono al vero. È sufficiente la parola data sul Mes: dopo aver giurato e spergiurato che mai avrebbe accettato soldi – e dunque clausole – del Fondo salvastati, adesso il premier si prepara a richiederli. Certo, a sospettare si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca diceva il divino Giulio. In questo caso non resta che aspettare. Da quanto filtra dalle segrete stanze l’attesa non sarà corta, perché un testo di 500 pagine, con oltre 250 articoli che si occupano di quasi tutto lo scibile umano, non sarà controllato in fretta. Dunque tocca attrezzarci con pazienza, perché molto probabilmente fino a domenica il provvedimento non diventerà ufficiale e quindi in grado di essere pubblicato sulla Gazzetta.

Del resto, pur trattandosi di un decreto, dunque di una misura ritenuta urgente al punto da entrare in vigore senza passare prima dal Parlamento, siamo solo a metà maggio e le misure contenute in quello che doveva essere approvato ad aprile valgono fino a giugno. Nel frattempo, le aziende e i lavoratori, cioè coloro che dovrebbero beneficiare degli interventi del cosiddetto Rilancio, dovranno aspettare. Cosa questo significhi ormai lo hanno capito tutti, in quanto non passa giorno che non si levi un grido d’allarme da parte di commercianti, artigiani, professionisti e imprenditori, che costretti a chiudere dall’emergenza, ora sono alla canna del gas e senza un sostegno rischiano di non riaprire più.

Tuttavia, anche se il testo definitivo del provvedimento governativo ancora non c’è, qualche indiscrezione la si può ricavare sfogliando le bozze licenziate in questi giorni. Ieri abbiamo raccontato del buco di un paio di mesi nel finanziamento della cassa integrazione, ossia di una misura indispensabile, soprattutto nel momento in cui si fa divieto di licenziare. Senza la Cig, ma con tutti i dipendenti in organico, le imprese dovranno mettere mano al portafogli per pagare gli stipendi anche se il lavoro non ci sarà. E questo certo non si può definire un aiuto per il Rilancio, soprattutto se la società è già a corto di liquidi.

Ma a proposito di spese che il governo si appresta a scaricare sulle spalle degli italiani, segnaliamo che nel decreto ce n’è anche per i Comuni. Avete presente Dario Nardella, sindaco di Firenze nonché storico alleato di quel Matteo Renzi che minaccia ogni giorno di far cadere il governo ma basta una nomina in un consiglio di amministrazione per farlo desistere? Beh, il primo cittadino toscano l’altro giorno ha annunciato che se si procede così sarà costretto a spegnere la luce, nel senso che dovrà rinunciare a illuminare le vie cittadine. Quanto sto per raccontare però potrebbe indurlo a ulteriori tagli. Infatti Renzi e compagni hanno preteso la regolarizzazione di centinaia di migliaia di clandestini e col decreto che dovrebbe rilanciare l’Italia una Teresa Bellanova con le lacrime agli occhi è riuscita a strappare la sanatoria. Tuttavia, i permessi di soggiorno agli extracomunitari avranno un costo, perché il governo ha intenzione di introdurre l’obbligo di sanificare le case in cui sono accolti gli immigrati, così da porli al riparo dal rischio di contagio. Bella idea. Ma chi pagherà, forse loro? Ovvio che no: ad aprire il portafogli saranno i Comuni italiani. Dunque Nardella dovrà presto decidere: o spegnere la luce di Firenze o convincere i suoi amici del Pd a spegnere Conte. Diversamente, prima o poi ci penseranno gli italiani a spegnere il governo e i suoi compagni.

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