Satelliti Ue spenti da 5 giorni. Occhio a Parigi
Emmanuel Macron annuncia l’armata spaziale (senza l’Italia) mentre Galileo va in black out. Si tratta del progetto alternativo al Gps del quale il nostro Paese è partner principale. Un neo che, assieme al fallimento del lancio di Avio, fa contenti i francesi.

America e Cina sono pronte a sfidarsi anche nella corsa allo spazio. Un rally che finirà per trascinare anche l’Europa.

L’industria spaziale italiana è la sesta al mondo, con più di 250 aziende ingaggiate e almeno altre 1.500 coinvolte. Un tempo, nella classifica era addirittura posizionata meglio. Per tornare verso il podio il nostro Paese deve capire con chi schierarsi, dal momento che l’Agenzia spaziale europea è a traino francese. Parigi fa di tutto per comprimerci e trasformarci nell’ultimo ingranaggio Ue e ciò che è successo negli ultimi quattro giorni imporrà alla nostra politica e all’industria spaziale italiana una serie di interrogativi strategici. Il 12 luglio «il lanciatore spaziale Vega ha sfortunatamente sofferto la prima anomalia in volo dopo 14 successi consecutivi. Vega è il vettore europeo dedicato al lancio di piccoli satelliti, realizzato dall’italiana Avio nell’ambito di un progetto dell’Esa», recita una nota di Palazzo Chigi. «È in corso, da parte di una commissione di inchiesta indipendente, un’investigazione sulle cause dell’anomalia». Il vettore portava con sé un satellite emiratino di natura militare made in France. Dopo una lunga serie di successi può succedere anche ad Avio di sbagliare.

Molto probabilmente il vettore ha deviato ben oltre la traiettoria consentita e, come da prassi, è stato fatto esplodere. Vedremo che cosa indicherà la commissione tra le cause, ma c’è da scommettere che i francesi si siano già fatti un nodo al fazzoletto. E potrebbero usare l’incidente a loro vantaggio su un progetto di natura transnazionale.

Il 13 luglio, a Parigi, Emmanuel Macron, in un discorso alle Forze armate tenuto alla vigilia della festa nazionale francese, ha rivelato la prossima creazione di reparti specializzati nella protezione dei satelliti del Paese. Già entro settembre, dunque, l’aeronautica francese potrebbe cambiare nome e diventare l’Armée de l’air et de l’espace (l’Armata del cielo e dello spazio).

A dare impulso al progetto franco-tedesco era stata per prima la ministra della Difesa, Florence Parly, che già a settembre del 2018 aveva evidenziato l’esigenza di una più capace difesa dei sistemi di telecomunicazione in orbita. L’obiettivo, ha spiegato Macron sabato scorso, sarà quello di «assicurare lo sviluppo e il rafforzamento delle nostre capacità spaziali» e di rafforzare «la nostra conoscenza della situazione spaziale», così da «proteggere meglio i nostri satelliti». L’aspetto paradossale dell’annuncio e che nel momento in cui Macron parlava ai suoi generali, annunciando la necessità di proteggere i satelliti europei, ben 24 dei 26 corpi spaziali della galassia Galileo erano in downtime. Tradotto, erano non funzionanti. Galileo è il sistema globale di navigazione satellitare dell’Unione europea progettato per inviare segnali radio per il posizionamento, la navigazione e la misurazione del tempo. Interamente concepito per usi civili, il mega progetto Ue è in grado di offrire un’accuratezza inferiore ai 10 centimetri nel posizionamento. «Inoltre il sistema non è soggetto alle limitazioni o alle interruzioni tipiche di altri sistemi pensati per scopi militari, a cominciare dal Gps americano», recita il sito dell’Asi.

Invece l’intero blocco è andato in down e continua a esserlo nel momento in cui scriviamo. Il sito della Gsa, l’agenzia satellitare europea, spiega che a causa di un incidente a terra le funzioni principali sono sospese eccetto quelle di Sar, search and rescue. Blog indipendenti da prendere con le pinze spiegano che il problema si è verificato in Italia. Il nostro Paese attraverso Thales Alenia space e Telespazio è il principale responsabile delle attività industriale del progetto Ue. Avio, la stessa che si è occupata dal lancio fallimentare del satellite emiratino, ha un ruolo fondamentale in Galileo.

Al momento non è dato avere altre informazioni, ma per l’industria spaziale italiana questo potrebbe essere il momento più opportuno per essere colpita al fianco dai francesi che come è noto anche al grande pubblico non ci hanno invitati a partecipare al progetto dell’armata spaziale. Recentemente il governo ha esteso i poteri del golden power sulle reti e sul 5G, in questo modo ha voluto superare il concetto di civile e militare approcciando la sicurezza nazionale su un campo prettamente duale. Sui satelliti siamo indietro. Il governo non sembra pronto a valutare attacchi cyber. Eppure tutto è connesso. Per il futuro dell’Italia la corsa allo spazio è fondamentale. Per i ritorni industriali che fornisce è imprescindibile se vogliano rimanere membri del G7. Tra l’ostilità francese e le vicende di Avio e di Galileo siamo finiti -politicamente parlando – in una tempeste perfetta. Facciamo in modo che nessuno ne approfitti.

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