Lockdown inutili e devastanti ma nessuno si scusa
Imagoeconomica
All’estero sempre più studi confermano gli effetti infausti dei diktat, specie per i giovani. Eppure qui nessuno si scusa.

Che non ci fosse alcuna letteratura scientifica che suggerisse di affrontare un’epidemia rinchiudendo in casa i cittadini, allo scopo di impedire che il virus circolasse, lo abbiamo appreso qualche giorno fa, grazie alla deposizione del direttore del dipartimento di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità. Patrizio Pezzotti, davanti alla commissione parlamentare che indaga su come sia stata gestita l’emergenza Covid, ha sorpreso tutti ammettendo che nessuno fra quanti avevano incarichi di responsabilità ai vertici dell’ente che vigila sulla salute degli italiani sapeva che cosa fare. Anzi, provocando il disappunto dei commissari, a un certo punto il dirigente ha detto che quando prese la decisione di quali zone dichiarare rosse e dunque chiudere alla libera circolazione, per la tensione si imbottiva di Xanax, un potente ansiolitico.

Di fronte all’ammissione di aver improvvisato, senza alcuna certezza sui risultati, confesso che mi sarei aspettato delle scuse da parte di chi, a quell’epoca, a colpi di dpcm, decise di privare gli italiani della libertà garantita dalla Costituzione. Invece no, le ammissioni di Pezzotti sono cadute nel silenzio generale e soprattutto nell’indifferenza di Giuseppe Conte e di Roberto Speranza, all’epoca rispettivamente premier e ministro della Salute.

Immagino che questa sarà la linea di condotta anche di fronte alle notizie che arrivano dagli Stati Uniti e che gettano una luce inquietante sugli effetti del lockdown. Uno studio dell’Università della California infatti dimostra che il lockdown ha avuto effetti gravi sui bambini, condizionandone le abilità cognitive. La ricerca, pubblicata su Scientific reports, mette in luce come aver rinchiuso i piccoli in casa sia stato controproducente per la loro salute, ritardandone lo sviluppo, al punto che alcuni test facilmente superabili all’età di due anni e mezzo, dopo i lockdown non sono stati capiti da bambini di cinque. Tralasciamo le innumerevoli segnalazioni da parte di chi si occupa di disturbi della personalità, secondo cui fra gli studenti sono aumentati casi di ansia e panico, insieme alle paure di uscir di casa. Ma a conferma degli effetti devastanti delle decisioni prese nel periodo della pandemia, sempre da Oltreoceano giunge un altro studio. Secondo quanto pubblicato dal Canadian Medical Association Journal, le morti legate agli abusi di alcol dopo la diffusione del virus sono aumentate del 18 per cento.

I consumi di bevande alcoliche hanno portato a un sensibile incremento di ricoveri ospedalieri e secondo i ricercatori a essere colpiti dagli abusi sarebbero soprattutto i giovani. Nella fascia fra 25 e 44 anni si concentrerebbero le morti per eccessi di superalcolici, mentre per quanto riguarda i ricoveri non ne sarebbero esenti neppure i minori. A essere alcolizzati gravi tanto da richiedere cure mediche sarebbero ragazzini anche di 14 anni. Una situazione che allarma le autorità sanitarie, tanto da richiedere una campagna per scoraggiare gli abusi alcolici, che rischierebbero di veder aumentate le patologie epatiche nel prossimo futuro.

Naturalmente colpisce che all’estero si moltiplichino le ricerche sugli effetti non soltanto dei vaccini, ma anche di quelle che con molta sicumera vennero definite misure preventive e che, come poi abbiamo avuto modo di constatare, non prevenirono proprio nulla. Ma se in America o in Canada, in Gran Bretagna o in Germania, si studiano le reazioni avverse dei sieri e anche le conseguenze di alcune decisioni adottate senza alcuna controprova scientifica, da noi continua a dominare la consegna del silenzio.

A parte alcune verità che emergono grazie al lavoro della commissione Covid, su quel che accadde nel periodo fra il 2020 e il 2022 sembra esistere la rimozione generale, quasi che parlare degli errori commessi non serva a evitarne altri in futuro, ma sia un’offesa a luminari e politici che a quei tempi ricoprivano incarichi di prestigio. È vero che in Italia siamo esperti nel cancellare i problemi, fingendo che non esistano, ma ogni tanto guardare in faccia la realtà sarebbe di aiuto. Almeno avremmo gli strumenti per difenderci da tromboni e boriosi (attenzione: ho scritto boriosi, non Burioni, anche se quest’ultimo per assonanza e altro non sarebbe stato fuori posto).

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